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LA RELAZIONE SEDUTTIVA NELLE FAMIGLIE CON FIGLI PROBLEMATICI

 

D.SSA CRISTINA DOBROWOLSKI - D.SSA FRANCESCA VANON

ISTITUTO DI TERAPIA FAMILIARE DI FIRENZE

 

 

Nelle famiglie di cui ci occupiamo in questo seminario, quelle cioè con pazienti anoressiche o pazienti borderline, abbiamo quasi sempre rilevato la presenza di una importante relazione seduttiva tra paziente e genitore. A volte il paziente è addirittura ingaggiato in una doppia relazione seduttiva, cioè con ciascuno dei due genitori.

Per chiarire cosa intendiamo per relazione seduttiva, utilizzeremo soprattutto quello che su questo tema hanno detto Saraval, Roccato e Racamier. Terreno presente ma non utilizzeremo in modo particolare quanto detto dalla Selvini in "Giochi Psicotici" a proposito dell'imbroglio e dell'istigazione, modalità che l'autrice definisce sempre seduttive. La Selvini fa riferimento ad aspetti più strategici, mentre il nostro vuole essere un tentativo di aprire degli interrogativi sul rapporto tra mondo interno e comportamenti esterni.

La seduzione è una delle possibili strategie che la famiglia mette in atto per affrontare la sofferenza legata alla evoluzione ed alla crescita. E' una modalità volta in particolare a contrastare l'angoscia di separazione.

Racamier parla esplicitamente di come la relazione di seduzione narcisistica, cerchi di prevenire il lutto fondamentale; "si tratta di opporre una barriera alle angosce derivate dalle tre differenze essenziali della vita umana: tra le generazioni, tra i sessi, tra gli individui". Egli sostiene che "si tratta di un processo attivo, possente e reciproco che instaura tra madre e bambino di reciproca fascinazione accompagnata da sentimenti di unisono, completezza, onnipotenza creatrice" (Racamier,8).

Come descrizione del messaggio seduttivo ci sembra particolarmente efficace questa sequenza che citiamo da Saraval: "Vieni con me in disparte, che parliamo di cose segrete, affascinanti, proverai l'incanto come di essere cullato...".

Sviare è il significato originario della parola latina "seducere"; c'è poi la proposta di complicità e segretezza. "La seduzione si esplica attraverso la fascinazione che è incanto, magia" (Saraval,10).

La seduzione è dunque una particolare modalità di relazione in cui la dialettica domanda-offerta presente in ogni relazione, corrisponde a questa dinamica: "seduttore è colui che cerca di stimolare un desiderio, una domanda nell'altro e allorché è riuscito a farlo desiderare, allorché l'altro è sedotto si offre di rispondere".

Come sostengono oggi molti autori tra i quali appunto Saraval, Racamier, Kohut, Bion ed altri, la relazione seduttiva non è necessariamente patologica. Se fondata sull'empatia e la capacità di identificarsi con l'altro, promuove il rapporto con l'altro ed il soddisfacimento dei suoi bisogni, come avviene ad esempio tra madre e neonato (Winnicott). In questo caso vi è una gratificazione oggettuale reciproca e complementare, ed una gratificazione narcisistica (Saraval).

Il tipo di relazione seduttiva che abbiamo riscontrato più di frequente nelle famiglie patologiche è invece basata sulla stimolazione nell'altro di desideri propri tramite la identificazione proiettiva affinché questi li soddisfi.

Come afferma Saraval "si tratta di una seduzione narcisistica per il seduttore ed alienante per il sedotto" che sviluppa una dipendenza consenziente nei confronti dei desideri del primo. "Il sedotto sentirà di essere stato misconosciuto nella propria identità, nella propria soggettualità e nel proprio valore. La sua esperienza sarà prima o poi quella mista di perdita dell'oggetto d'amore e contemporaneamente di perdita del proprio valore" (Roccato in Saraval, op.cit.).

Ci sembra utile ricordare proprio con Roccato che, perché ci sia seduzione narcisistica deve essere già stato strutturato sia il Sé che l'oggetto, e quindi acquisito un minimo di separatezza che l'operazione di seduzione cerca di annullare. Obiettivo del seduttore è l'ottenimento di una gratificazione narcisistica attraverso una restaurazione o una conferma del proprio valore. L'oggetto deve quindi essere idealizzato ed inarrivabile, cioè avvicinato al massimo ma mai troppo. Una volta posseduto infatti, è deludente e disprezzato perché non più onnipotente e non più idealizzabile. Roccato sottolinea che se "la seduzione è una specifica modalità relazionale, essa è anche una specifica modalità di assetto mentale e di funzionamento della mente.......e che la relazione narcisistica che si instaura è biunivoca". Infatti, anche nel sedotto vi è una prevalenza di bisogni narcisistici ed anch'egli attua una identificazione proiettiva verso il futuro seduttore.

Nelle famiglie in cui è presente una relazione di seduzione narcisistica intergenerazionale del tipo sin qui descritto, abbiamo ipotizzato che questo sia dovuto al fatto che potenti bisogni di gratificazione narcisistica non siano stati soddisfatti, né nella famiglia di origine, né all'interno della coppia coniugale e che quindi, vengano trasferiti su un figlio. Ci siamo chieste il perché di questo "passaggio" e quindi il perché di una simile scelta di coppia.

Abbiamo individuato tre possibili risposte:

1) Uno dei due partner è spesso un depresso, che, se all'inizio può candidarsi come colui che fa sentire l'altro forte e potente (restaurandone quindi il valore), in realtà lo sconfiggerà con il "non mi basti mai". Lo farà sentire cioè impotente e colpevole, lasciando in questo modo insoddisfatti i bisogni di gratificazione narcisistica che verranno quindi trasferiti sul figlio.

In fondo il partner depresso, se da una parte completa il coniuge ricevendone le proiezioni di parti svalorizzate, in realtà non lo valorizza dato che lo illude soltanto di poter essere il suo salvatore.

2) Il partner viene scelto sulla base di una idealizzazione. Il divario, però tra ideale e realtà fa cadere la possibilità di rispecchiamento narcisistico che si sposta sul figlio. Si tratta di famiglie in cui c'è spesso un vero e proprio scisma di coppia contrassegnato da forti sentimenti di delusione e rabbia nei due partner, derivante appunto dall'impossibilità di ripristinare o raggiungere lo stato di fusione idealizzante che ciascun partner aveva per così dire "promesso" all'altro.

3) Il partner ha prevalentemente una funzione "riproduttiva"; viene scelto ed usato per un progetto che riguarda la soluzione, attraverso un figlio, di problematiche irrisolte con l'oggetto primario. Sono coppie che nascono già come "famiglia" e nelle quali manca la dimensione mentale di coppia.

I bisogni di gratificazione nercisistica non soddisfatti all'interno di una coppia e che vengono spostati su un figlio riportano in primo piano i legami con la famiglia d'origine. A questo proposito possiamo dire che il genitore che ingaggia il figlio in una relazione seduttiva può essere stato soggetto, a sua volta, di una relazione simile con la propria madre o con il proprio padre, o comunque, di una relazione basata sull'identificazione protettiva.

Di fatto non si è potuto costruire un Sé coeso ed integrato; è stato infatti spossessato di parti di sè.

Questo può avvenire, ovviamente, anche in altri tipi di relazione in cui ci sia alienazione di parti di sè (ad esempio una relazione sado-masochista od una relazione simbiotica).

Quando un genitore ha una relazione seduttiva con un figlio assistiamo all'esclusione o all'autoesclusione dell'altro genitore, sia dalla coppia coniugale che dalla relazione con il figlio.

Vorremo distinguere questa situazione da ciò che comunemente si intende, in terapia familiare, per coalizione.

Nella coalizione, che peraltro descrive più un comportamento che un tipo di relazione, il terzo esiste ed è il nemico da combattere.

Qui, invece, è come se non esistesse.

In una vera relazione di seduzione narcisistica non c'è neppure il numero 2 (cfr Racamier). Nel caso di relazione "riproduttiva" l'esclusione-autoesclusione del partner coniugale è meno conflittuale (si tratta ad esempio di quelle famiglie in cui lui o lei sono sposati con il lavoro o con un genitore), mentre negli altri due casi è accompagnata da forti sentimenti di rabbia, rancore e vendicatività.

Nelle famiglie, da noi prese in esame inoltre, abbiamo sempre riscontrato una grossa difficoltà alla costruzione di relazioni paritarie tra fratelli. Il fratello "escluso" dalla relazione seduttiva è di solito più autonomo, svincolato precocemente e/o alleato con l'altro genitore in direzione dell'esterno. Il prezzo di tutto questo può essere rappresentato però da forti sentimenti di orfanilità e di vuoto, spesso rigidamente negati.

Cercheremo di illustrare quanto detto con un caso clinico.

La famiglia Urbani viene in terapia per il tentato suicidio della figlia minore Carla di 24 anni; oltre ai due genitori sono presenti anche gli altri due fratelli: Marco di 30 anni ex-tossicodipendente e Giovanna di 28 anni. La paziente designata, che vive fuori casa, oltre ai due tentativi di suicidio, ha fatto in passato uso di droga ed ha avuto anche esperienze omosessuali da lei vissute in modo molto conflittuale. Giovanna vive con i genitori mentre Marco tesse una sorta di filo che unisce la comunità, la casa dei genitori e quella della sorella Carla, dato che dorme a casa di questa, pranza al centro diurno e cena dai genitori.

La famiglia appare prepotentemente dominata dalla figura del padre, che unisce ad una storia di ex-alcolista ed ex paziente psichiatrico, il fascino un pò mitico dell'artista (fa il pittore dilettante) e "dell'uomo di cultura".

Suo contraltare è una madre affetta da una grave cardiopatia che si presenta come una persona depressa ed inadeguata, che tiene legati a sé i figli attraverso l'induzione in loro di sensi di colpa e di bisogni riparativi.

La scelta di coppia sembra caratterizzata dal prevalere di meccanismi di scissione e di identificazione proiettiva: nel padre sono collocati gli aspetti grandiosi ed onnipotenti, mentre la madre è il ricettacolo degli aspetti svalorizzati e bisognosi. A proposito dell'incontro con la futura moglie, il padre in prima seduta dirà: "Io la moglie ideale non l'avrei mai trovata. Mi volevo sposare ed allora ne ho scelto una, una a caso....". Ci troviamo, quindi, di fronte ad una situazione di coppia che, se da un lato sembra confermare il Sè grandioso del padre, dall'altro rimandandogli una immagine di "tiranno" e non di "salvatore", di probabile causa dei "guasti" dei figli, lo attacca e lo priva del necessario rifornimento narcisistico. L'insoddisfazione di questa coppia, basata sull'unione di aspetti potenzialmente complementari, ma qui non integrabili, perché troppo massicciamente scissi, chiama in causa i figli che vengono ingaggiati dai genitori in relazioni patologiche di diversa natura.

La relazione che qui ci preme descrivere ed evidenziare, è quella tra il padre e la figlia Carla, oggetto idealizzato catturato in una relazione di seduzione narcisistica. In Carla sono collocati tutti gli aspetti di forza, capacità e valore; Carla è la sola che vive fuori casa, è quella che ha studiato, è la persona colta con cui il padre può parlare e che gli può tenere testa.

Sempre nella prima seduta, il padre con forza e sollecitando un assenso che puntualmente arriverà, esclama: "Di che posso parlare con lei? (indicando la moglie).....con te, con te (Carla) si parla di pittura, di filosofia......siamo anche andati a Roma insieme e ci sei stata bene, vero che ci sei stata bene?".

Si è formata, così nel tempo, una coppia ideale padre-figlia, nella quale sono contenuti gli aspetti ideali di tutti i membri del gruppo, in cui Carla trova conferma del proprio valore ricoprendo in famiglia un ruolo prestigioso , ma paga tutto questo con la rinuncia alla possibilità di accudimento delle proprie parti piccole e bisognose, e con un'estrema difficoltà ad identificarsi con la figura femminile. Da questa relazione totalizzante sono esclusi sia Marco che Giovanna. Il primo non può identificarsi con gli aspetti grandiosi ma tirannici della figura maschile, anche perché impegnato in una relazione protettiva e riparativa con la madre, per la quale egli rappresenta il partner accogliente, il maschio non minaccioso.

Giovanna, che funziona nella famiglia come una sorte di sostituto materno, ne condivide anche le caratteristiche di oggetto svalorizzato, e quasi "non esiste" come persona agli occhi dei familiari.

E' importante sottolineare che la gravidanza di Carla ha coinciso con l'inizio della cardiopatia della madre. Possiamo, forse, ipotizzare che in Carla si sia formata la fantasia inconscia (probabilmente condivisa da altri membri della famiglia) che la vede come colei la cui nascita "porta via la vita alla madre", e che ciò abbia potuto produrre in lei sentimenti di colpa assai più forti di quelli dei fratelli, ed un senso del Sé non semplicemente svilito, ma anche profondamente denigrato.

Nel rispondere alla proposta seduttiva del padre trova, forse, l'unica possibilità di tentare una restaurazione del proprio Sé del Sé familiare.

 

BIBLIOGRAFIA

 

(1) BION W.R., "Esperienze nei gruppi", Armando Edit., 1971

(2) BION W.R., "Apprendere dall'esperienza", Armando Edit., 1972

(3) KOHUT H., "Narcisismo ed analisi del Sé", Boringhieri, 1976

(4) KOHUT H., "La ricerca del Sé", Boringhieri, 1982

(5) KOHUT H., "La guarigione del Sé", Boringhieri, 1980

(6) MELTZER D., HARRIS M., "Il ruolo educativo della famiglia", Centro Scientifico Torinese, 1986

(7) PALAZZOLI SELVINI M., CIRILLO S., SORRENTINO A.M.," I giochi psicotici nella famiglia", Cortina Edit., 1988

(8) RACAMIER P.C., "Antedipo ed i suoi destini", Edizioni del CeRP, 1989

(9) RACAMIER P.C., "Il genio delle origini", Cortina Edit.

(10) ROCCATO P., "La seduzione come relazione collusiva in Saraval (a cura di), "La seduzione", Saggi psicoanalitici, Cortina Edit., 1989

(11) SARAVAL A., "La seduzione come modalità di relazione", in Saraval (a cura di) op.cit.

(12) WINNICOTT D.W., "Sviluppo affettivo ed ambiente", Armando Edit., 1993

(13) WINNICOTT D.W., "Gioco e realtà", Armando Edit., 1991

 



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