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RELAZIONE
Per Congresso Nazionale "IL MALATO PSICOSOMATICO:
UN APPROCCIO INTEGRATO" , Trieste, Maggio 1995.
" L' Immagine nel trattamento della
coppia e della famiglia psicosomatica"
Autore: Dr. Rodolfo de Bernart
Medico Psichiatra,
Direttore dell' Istituto di Terapia Familiare
di Firenze
Introduzione
Per un terapista familiare vedere è importante quanto sentire,
se non di più. Solo il confronto fra ciò che vede
e ciò che ascolta gli permette, infatti, una lettura più
complessa della comunicazione familiare. Fin dalla formazione gli
allievi vengono allenati a leggere il linguaggio non verbale insieme
a quello verbale e vengono stimolati ad osservare le differenze
e le incongruenze. Sulla base di queste è poi possibile costruire
ipotesi relazionali di lavoro da verificare in seduta.
Sarà perciò chiaro il motivo per cui fin dall'inizio
della Terapia Familiare gli audiovisivi hanno avuto un posto significativo
nello strumento del terapista con conseguenze importanti anche sullo
sviluppo della stessa tecnica terapeutica.
Un altro fattore che ha sicuramente contribuito fin dall'inizio
a stimolare l'uso del video è stato l'atteggiamento di ricerca
di una gran parte dei primi terapisti sistemici che erano direttamente
collegati al primo gruppo di ricercatori sulla famiglia guidato
da Bateson.
All'inizio venivano filmate solo le sequenze ritenute significative,
ma questo influenzava troppo la famiglia che veniva messa sull'avviso
dalla lucina rossa accesa: "Ah, ah! Sta succedendo qualcosa di importante!".
Perciò questo sistema di ripresa fu presto abbandonato
a sostituito con una ripresa continua di tutta la seduta, che veniva
ripresa in esame dalla èquipe terapeutica nella discussione
successiva, allo scopo di selezionare le sequenze significative.
Col tempo e con l'evolversi della tecnica video si passò
dalla ripresa fissa effettuata dentro la stampa di terapia a riprese
effettuate da un operatore attraverso un vetro o uno specchio unidirezionale
dove trovava spazio anche l'èquipe terapeutica.
La struttura
Ho già descritto in due articoli precedenti (de Bernart,
1982) come acquistare i componenti necessari ad un impianto audiovisivo
efficente e come corredarlo di ulteriori attrezzature più
sofisticate (de Bernart,1986), mentre la disposizione di questa
attrezzatura è stata ben descritta da Cardinali (1983).
Ricorderò qui soltanto che la struttura di base è
costituita da un impianto composto da una telecamera, un video-registratore,
un televisore o monitor, collegati fra loro ed accoppiati ad un
impianto audio composto a sua volta da uno o più microfoni,
un mixer, un amplificatore, due altoparlanti e naturalmente un registratore
audio.
La telecamera può essere comandata a mano da un operatore
ed essere collocata dentro o fuori dalla stanza di terapia.
Generalmente quelle interne alla stanza sono comandate attraverso
una piccola "regia" posta dietro lo specchio.
Recentemente abbiamo introdotto all'Istituto di Terapia di Firenze
una seconda telecamera che inquadra il terapista. Ci sembrava importante
essere coerenti con i postulati della seconda cibernetica che pone
il terapista (osservatore) all'interno del campo di osservazione.
In seguito abbiamo aggiunto una terza telecamera che può
inquadrare fotografie familiari e collages o altre immagini . In
questo modo tutte le immagini prodotte dalla famiglia sono registrabili
su nastro attraverso un mixer che le combina e le sovrappone. Anche
il trigenerazionale e la famiglia interna (almeno ciò che
può essere espresso di essa con le immagini) viene così
a far parte del materiale dai noi studiato e conservato.
Il video nella formazione del terapista
"Se vogliamo che un terapista sia capace di utilizzare correttamente
l'analisi del linguaggio non verbale dobbiamo abituarlo a confrontarsi
con esso fin dall'inizio della formazione" (Bodin, 1978).
Se un terapista deve essere capace di trovare un'altra immagine
da proporre alla famiglia al posto di quella "ufficiale" con la
quale essa si presenta in seduta, egli deve abituarsi a cercare
quello che non viene mostrato.
Deve anche conoscere molto bene almeno alcune immagini della propria
famiglia per essere sicuro di non cercare-trovare sempre quelle
nella famiglia in trattamento (de Bernart, 1978).
Questo mi ha portato ad utilizzare due tecniche audiovisive nel
primo livello (non clinico) di formazione allo scopo di fornire
all'allievo molte immagini della famiglia "normale" perchè
fosse poi capace di accettare con la dovuta flessibilità
tutto ciò che poteva incontrare in futuro.
Troppo spesso infatti il concetto di famiglia normale è
confinato nell'allievo nell'immagine della propria famiglia o nel
contrario di essa.
Inoltre è importante che il terapeuta impari a porsi il
problema della storia-modello attraverso cui è mediato l'incontro
con la famiglia in terapia.
Il primo strumento è l'uso di fotografie, diapositive,
film ad 8mm., e videoregistrazioni di eventi familiari della famiglia
dell'allievo. Lo scopo non è però terapeutico ma conoscitivo:
poco spazio viene dato ai giudizi e molto, al contrario, alle descrizioni.
La molteplicità e la variabilità della norma si
ottiene appunto attraverso il confronto fra le diverse famiglie.
Il metodo ha qualche parentela con la "Photo-video-scopie genealogique"
proposta da Bleandonu (1986) e con la "Family Picture" di Ruben
(1976), ma si differenzia da esse soprattutto per l'uso non clinico.
L'aspetto significativo del metodo consiste per me nel "viaggio"
dentro e fuori dalla propria famiglia, analogo a quello proposto
da Bowen ai suoi allievi.
Lo studente deve infatti "tornare" in famiglia per procurarsi
le fotografie (con tutto quello che ciò comporta"; deve poi
sceglierle ed ordinarle secondo un suo criterio (prima lettura),
ed infine presentarle al gruppo (seconda lettura) che ne darà
una nuova interpretazione secondo molteplici criteri di normalità
(terza lettura).
Un lavoro di conoscenza efficace in questa fase può essere
completato attraverso un'intervista conoscitiva "geografico=storica"
con la famiglia dell'allievo che chiarisca le modalità di
trasmissione trigenerazionale delle culture familiari ed i legami
e le posizioni funzionali dell'allievo in famiglia.
L'uso dei films in commercio (Gladfelter, 1972) o di opere teatrali
videoregistrate, è il secondo strumento utilizzato allo scopo
di allargare ancora il concetto di normalità e di abituare
l'allievo ad entrare nelle altre realtà attraverso immagini
(de Bernart, 1987). I films , inoltre non sono mai mostrati per
intero, ma solamente per brani piuttosto brevi. Gli allievi devono
poi allenarsi a costruire da queste piccole sequenze le storie dei
personaggi. Così facendo si abituano fin dall'inizio a immaginarsi
trame familiari dalle poche notizie che le famiglie portano in seduta.
Ma guardare non significa ancora "saper guardare", occorre, come
sottolinea Angelo (1987), acquisire un metodo di osservazione, scegliere
ciò che si vuole osservare, perchè non tutto ciò
che può essere percepito è ugualmente significativo.
Bisogna infine includere se stessi nel campo di osservazione,
cioè sviluppare la capacità di utilizzare su di sé
come soggetto interagente lo stesso schema di analisi impiegato
per cogliere aspetti significativi nelle relazioni degli altri.
Ognuno di noi, sottolinea ancora Angelo, usa un metodo percettivo
ed una struttura organizzativa personale.
L'uso del videoregistratore è il mezzo ideale per "manipolare
il tempo" e per cambiare il modo in cui vengono collegati gli elementi.
Questo avviene nella seconda fase di formazione in cui simulazioni
videoregistrate, assieme a nastri di terapia del trainer vengono
utilizzati come stimolo ed esercizio alla lettura complessiva verbale
e non verbale da parte degli allievi.
La terza fase clinica utilizza gli strumenti che abbiamo già
descritto per la supervisione. In questa parte maggiore attenzione
viene data a stimolare la capacità dell'allievo a passare
continuamente da aspetti generali ad altri particolari o individuali
della famiglia in trattamento.
Mentre imparare a riconoscere singoli elementi comportamentali
facilita un discorso parallelo sui contenuti e sulle emozioni, permettendo
di esplorare vissuti individuali, apprendere come questi elementi
si collegano fra loro in sequenze comportamentali e si strutturano
in una relazione, permette di individuare le trame di connessione
della comunicazione (Angelo, 1987).
La Clinica
In particolare, nel trattamento di disturbi psicosomatici, è
stato da tempo compreso quanto una terapia che usi come strumento
il corpo e l'immagine del corpo o della relazione (familiare o di
coppia) possa essere più efficace di una terapia che usi
il linguaggio verbale. Nel trattamento di famiglie che presentino
uno o più pazienti psicosomatici e di coppie che presentino
disturbi psicosomatici specialmente se di tipo sessuale, noi proponiamo
l'utilizzo di strumenti clinici basati sull'immagine sia per la
diagnosi che per il trattamento.
Ci sembrava però impossibile far riferimento all' "immagine
esterna" della famiglia senza considerare la "famiglia interna".
Da un dialogo con Katia Giacometti é così nata l'idea
di collegare i due temi e precisamente di cercare di descrivere
il processo attraverso il quale si può accedere alla conoscenza
ed alla elaborazione della famiglia interna attraverso lo studio
di quella esterna.
Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione.
L'immagine tende a proporre un primo livello di rappresentabilità
, stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza
che favorisce l'ascolto reciproco , la pensabilità ed il
dialogo. L'immagine infatti é già un modo di dare
rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia si manifesta
a livello di vissuti ed agiti , ed insieme un modo di articolare
parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo
dell'elaborazione soggettiva nella costruzione dell'area condivisa.
Attraverso l'immagine si può aver e dare accesso a mondi
interni non facilmente accessibili e spesso difesi dall'uso del
canale verbale , che in questi casi appare svuotato da qualsiasi
colorazione emotiva.
Dunque l'uso dell'immagine riporta in primo piano il nesso tra
i tre registri pre-verbale, verbale e non -verbale.
" Anche se l'uso delle immagini in terapia, e con obiettivi diversi
nella formazione, attraverso il collage, il genogramma, le fotografie
di famiglia ecc... sembra rimandare più ai comportamenti
e alle azioni , tuttavia il significato di queste tecniche risiede
proprio nel loro collocarsi in questa interfaccia tra famiglia rappresentata
e famiglia reale. L'obiettivo è quello di riaprire uno spazio
alla elaborazione soggettiva , confrontando e chiarificando modelli
di relazione interiorizzati e schemi di interazione presenti.
Non bisogna pero' pensare che si tratti di un'operazione puramente
cognitiva. Centrale è infatti il ruolo degli affetti da considerarsi
organizzatori dell'esperienza e fonti del senso di continuità
del Sé attraverso i cambiamenti che intervengono nel ciclo
evolutivo individuale e familiare. "In questa prospettiva l'emergere
della personalità e del senso di coerenza e costanza del
Sé deve essere inserita in un ecosistema costituito da fitte
e ricche interazioni ...... tra persona e altro in cui non si puo'
parlare solo dell'emergere del senso dell'Io e del Tu, ma anche
del senso del Noi o del Sé intersoggettivo" come scrive Stern.
Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione. Le interazioni del qui ed ora riproducono il processo
collussivo, l'incastro tra i mondi interni dei partecipanti, le
difese interpersonali e l'uso difensivo dell'altro, ma in uno spazio,
quello della terapia, in cui l'incastro saturo viene allentato a
favore della formazione di un senso nuovo attraverso nuovi nessi.
E l'uso dell'immagine tende a proporre già un primo livello
di rappresentabilità, stabilendo tra i soggetti e la loro
storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco,
la pensabilità e il dialogo. L'immagine, infatti, è
già un modo di dare una veste di rappresentabilità
a qualcosa che nella famiglia e nella coppia si manifesta ancora
a livello di vissuti e di agiti ed, insieme, è un modo di
articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano
il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione di un'area
condivisa.
Potremo dire che attraverso l'uso delle immagini il terapeuta
incoraggia il lavoro di rappresentazione che poggia sulla libertà
immaginativa e creativa dell'individuo. E in presenza di una situazione
patologica sappiamo che prevalgono la ripetizione, un arresto dell'attività
creativa, il registro interattivo e una qualità delle interazioni
che rimanda al modello stimolo-risposta. Il problema , chiaramente,
non è quello del prevalere del registro interattivo, ma quello
della qualità delle interazioni, del prevalere di meccanismi
di scissione (contrari all'obiettivo dell'integrazione), di espulsione
(contrari all'obiettivo della differenziazione), di negazione (contrari
all'obiettivo del riconoscimento delle differenze), di proiezione
(contrari all'apprendere dall'esperienza). E dal punto di vista
del tempo l'"altrove" (il transfert) sembra prevalere nettamente
sul qui ed ora (la relazione) . Lo spazio affettivo, mentale e relazionale
è occupato da immagini che hanno perso flessibilità,
mobilità e plasticità, acquistando, al contrario,
un'eccessiva precisione, stabilità e concretezza. In questo
modo l'immagine di sè, dell'altro e della relazione perde
il suo valore positivo di orientamento e di guida nel processo di
conoscenza e di adattamento alla realtà , per diventare attività
di semplice riproduzione , imitazione e condensazione.
In questi casi il problema è di restituire alle parole la
loro colorazione affettiva e di costruire uno spazio di rappresentabilità
dell'esperienza, in cui possano essere contenute e comprese le immagini
temute di sé e dell'altro, con la fiducia che nel tempo possano
prendere forma nella relazione personaggi diversi. Per questo non
basta che il terapeuta agisca sui rinforzi né è utile
che sostituisca la sua attività immaginativa a quella del
paziente o che anticipi o colga precocemente in base alle sue conoscenze
teoriche cio' che ancora non è emerso nel qui ed ora della
seduta. Deve piuttosto lavorare alla costruzione di uno spazio relazionale
in cui trovino modo e tempo di prendere forma stati d'animo , elementi
conflittuali dell'esperienza e aspetti di sé avvertiti come
dissonanti, e qualche volta inconciliabili, favorendo la riattivazione
di un'attività fantasmatica. in altre parole dato che la
funzione terapeutica è diversa da un processo conoscitivo
o dall'attacco aggressivo contro il male che imprigiona la famiglia
nella sofferenza, il primo compito del terapeuta è di accettare
e accogliere la storia del paziente e della famiglia, non per riconoscere
che qualcosa non va, ma per far spazio nella propria mente a una
rappresentazione dotata di senso, evolutiva, della situazione familiare."(Giacometti)
Come Lavoriamo
Quando una coppia telefona per una terapia porta con sé
un bagaglio di vita vissuta , nel quale sono raccolti episodi della
prima infanzia, momenti trascorsi con i genitori ed i fratelli ,
le prime cotte , le prime illusioni e disillusioni d'amore, l'inizio
della loro storia di coppia e la nascita della crisi che li ha condotti
da noi .
Per questo è importante dedicare le prime sedute all'anamnesi
, cioè alla raccolta d'in formazioni sulla coppia e sulla
vita dei singoli membri che la compongono.
Per questa indagine usiamo un modello di ricerca messo a punto
dal professor Willy Pasini (1975), costituito dai cosiddetti " cinque
cerchi " : biologico , intrapsichico ,relazionale di coppia ,relazionale
di clan e sociale .
Cosa significa tutto questo?
Per poter iniziare una terapia sessuale con tranquillità
è necessario che sia stata escluso che vi sia un'origine
organica del problema.
Per saperlo con certezza chiediamo al paziente che ha il sintomo
se è stata fatta una visita medica specialistica: laddove
questo non sia avvenuto ,provvediamo ad inviarlo ad un collega per
una visita specialistica ( ginecologo , andrologo ,endocrinologo
etc ,etc, a secondo del problema ) .
Una volta esclusa la patologia organica , chiediamo ad ogni membro
della coppia singolarmente , di raccontarci la propria storia affettiva
, cioè le esperienze emotive che hanno lasciato un segno
positivo o negativo fino a quel momento .
Nel caso che durante il racconto emerga un problema psichiatrico
significativo ,tale ,cioè , da far pensare che il sintomo
sessuale sia soltanto una copertura di questo problema più
profondo , diviene opportuno e prioritario che il terapista medico
approfondisca la diagnosi, prima di continuare la terapia sessuale
.
Escluse così queste due patologie , quella organica e quella
psichica grave possiamo passare al terzo e quarto cerchio , che
sono le aree di indagine che ci interessano di più e cioé
: la terza che riguarda la coppia , e la quarta che approfondisce
le relazioni e le dinamiche affettive all'interno della famiglia
d'origine..
Chiediamo, dunque, ai pazienti cosa li ha spinti a mettersi insieme,
che cosa ciascuno cercava nell'altro, se si sono scelti per somiglianza
o per differenza , se le loro aspettative si sono realizzate o se
, invece , sono andate deluse. Dopo aver esaminato le motivazioni
inconsce e non che hanno fatto di due singoli individui una coppia,
passiamo a domandare com'era composta la loro famiglia, se ci sono
aree d'incontro o di scontro con le famiglie d'origine, che modello
familiare hanno scelto , o sceglieranno , se non sono ancora sposati
, per impostare la loro coppia , se quello della famiglia di lei
, o di lui o parte di entrambi .
Conclusa questa prima parte generale passiamo al problema sessuale
: chiediamo di parlare nei dettagli del sintomo sessuale, come è
nato , come si è manifestato e se nel passato ci sono stati
disturbi simili.
Una volta fatta la diagnosi in base ai dati raccolti, passiamo
a prescrivere degli esercizi da fare a casa , che seguono ,anche
se non alla lettera , il modello fornito dalla Dott.ssa Kaplan per
le varie disfunzioni sessuali .
Lavorare secondo il modello della Kaplan significa assegnare alla
coppia dei compiti a casa, diversi a seconda del sintomo portato
in terapia.
Queste prescrizioni hanno una funzione educativa o rieducativa
alla sessualità: la terapista insegna delle modalità
di approccio alla sessualità precise e corrette , in modo
che vengano eliminate la paura e l'ansia connesse ad un determinato
comportamento sessuale .
Talvolta ,però ,incontriamo delle difficoltà a far
eseguire i compiti a casa, difficoltà che non riusciamo a
far superare alla coppia discutendone in terapia .
Dato che le prescrizioni sono strutturate secondo un preciso criterio
gerarchico ,: non si può passare ad una fase successiva se
non si è svolta con successo la precedente .
Allora ,per superare questo momento critico apriamo una fase diagnostica
sulla relazione. Proponiamo alla coppia di lavorare sulle immagini:
gli chiediamo ,cioè , di costruire a casa, ognuno per conto
proprio ,un collage fatto di immagini ritagliate da riviste o altro
.
Il tema di solito è "raccontate la vostra coppia ", oppure
più generico , " La sessualità nella coppia ".
Suggeriamo di scegliere le immagini che più li colpiscono,
di fare una scelta più istintiva che ragionata .
Se ,invece , avvertiamo che la resistenza non sta tanto nella relazione
di coppia ,quanto nei problemi di rapporto con le famiglie d'origine
, allora chiediamo di far entrare questi genitori , o fratelli ,
nella sfera sessuale della coppia attraverso un collage familiare
, quando non è possibile convocarli in seduta .
Questa volta pazienti devono rappresentare attraverso figure geometriche
reali o inventate da loro, i membri della propria famiglia d'origine
.
Le emozioni e/o i desideri che i collages esprimono possono quindi
portare nuove domande in terapia e a nuove risposte ,e aiutarci
a capire perchè si sono bloccati proprio in quella fase del
processo terapeutico .
Noi lavoriamo in due, perché riteniamo importante la presenza
di un medico e di una psicologa per evitare la tentazione di "vedere"
solo ciò che l'ottica di ciascuno di noi ci fa preferire
, trascurando quello che si conosce meno. Inoltre il lavoro in coterapia
permette di evitare il problema di passare attraverso due terapisti
che si inviano il paziente l'un con l'altro rischiando di perderlo.
Ad esempio un paziente con eiaculazione precoce che si presenti
al sessuologo sarà trattato solo per il suo problema sessuale,
mentre dal terapista familiare sarà affrontata solo la tematica
relazionale. Certo la combinazione fra i due terapisti può
ricostruire un'integrità del paziente, sempre che questo
non si perda nel passaggio fra l'uno e l'altro , come spesso avviene
. La coterapia consente inoltre evidenti vantaggi legati al sesso
differente dei due terapeuti , che possono meglio legarsi alle esperienze
ed alle ensazioni riferite dai due membri della coppia in trattamento
e possono giocarsi di volta in volta alleanze, solidarietà
, linguaggi sessuali specifici etc.
Uno dei due terapisti può inoltre riservarsi la funzione
"pedagogica" , spesso indispensabile nelle terapie sessuologiche.
Mentre l'altro può riservarsi interventi d'altro genere (
provocatori, interpretativi, etc.).
Nella fase prescrittiva uno dei due puo essere quello ligio alle
regole e l'altro proporre contrattazioni sui compiti etc.La coterapia
consente pero soprattutto di procedere alternando il lavoro specifico
sul sintomo sessuale e quello altrettanto specifico sui problemi
relazionali della coppia che spesso sostengono e cronicizzano, rinforzandolo,
il sintomo stesso.Gia nella fase anamnestica la presenza di terapeuti
formati alle due
ottiche (e, nel caso specifico, anche medico l'uno e psicologo
l'altra) consente di ricorrere ad altri specialisti solo nei casi
di dubbio diagnostico fondato. Consente inoltre di procedere nell'anamnesi
passandoagevolmente dalla sfera relazionale a quellasessuale e viceversa,
seguendo le naturali preferenze della coppia in trattamento ed effettuando
più facilmente collegamenti fra il sintomo e le relazioni
fra i due partners e fra essi e le loro famiglie di origine.
Successivamente la scelta di privilegiare inizialmente un'area
rispetto all'altra e sempre elasticamente reversibile perche legata
solo alle risposte ottenute in terapia. Se ad esempio in un caso
viene privilegiato inizialmente l'aspetto sessuologico prescrittivo
, ogni resistenza o difficolta nell'attuazione delle prescrizioni
potra essere riletta non solo in chiave sessuologica, ma anche in
un'ottica relazionale e potrà talvolta condurre ad una fase
relazionale della terapia.
Viceversa in una fase relazionale notizie familiari significative
potrano essere legate al sintomo sessuale attraverso ridefinizioni.
I modelli di riferimento per l'intervento sessuologico sono quelli
della dottoressa Kaplan come abbiamo già detto.Vogliamo qui
sottolineare l'importanza e insieme la difficoltà dell'approccio
trigenerazionale del trattamento di coppie con disturbi sessuali.
Mentre è evidente come sia impossibile per noi rinunciare
ad esplorare i rapporti con le famiglie estese durante il trattamento
, sarà chiaro il motivo per cui rinunciamo spesso a convocarle
in seduta . Risulta sempre molto difficile convincere una coppia
a discutere i propri problemi sessuali di fronte ai genitori . Tuttavia
siamo stati talvolta costretti a fare tornare la coppia accompagnata
dai genitori quando i legami con la famiglia estesa impedivano un
rapporto di coppia senza che ci fosse nei due partners alcuna consapevolezza
di ciò . In questi casi ,però , ci siamo astenuti
a dall'entrare nella sfera sessuale in presenza dei genitori ,a
meno che non fossero gli stessi membri della coppia ad affrontare
il problema .
Ci sembra inoltre opportuno ricordare qui un altro fenomeno caratteristico
della coterapia : l'influenza esercitata sulla comunicazione dei
terapeuti dalla comunicazione fra i due partners in trattamento
.
E' noto ,infatti, che le difficoltà di comunicazione della
coppia in trattamento vengono trascese ai due terapeuti , che prendono
a comunicare tra di loro con la stessa difficolta. Questo fenomeno
costituisce evidentemente un rischio, ma anche un interessante accessorio
di lavoro.
E' evidente infatti che se i due terapeuti faranno in modo di metacomunicare
fra di loro su queste difficoltà ( facilmente riconoscibili
perche spesso nuove) potranno allo stesso tempo effettuare una diagnosi
più rapida ed un intervento più pronto. Sara sufficiente
infatti modificare la propria comunicazione per fornire un modello
alla coppia in trattamento.
La Famiglia Trigenerazionale
Quando , non molti anni fa, i nostri nonni andavano all'altare,
il prete spesso ricordava loro che nella camera matrimoniale non
sarebbero stati soli : Dio era con loro ! Non a caso , fino a pochi
anni fa , proprio sopra il letto matrimoniale aveva il posto d'onore
una rappresentazione pittorica della Sacra Famiglia, della Madonna
o del Salvatore. Crediamo anzi che questo uso che ormai è
andato perduto persino nelle famiglie cattoliche di un certo livello
culturale, sia ancora molto forte nelle famiglie meridionali o venete.
Questo avviso del celebrante significava molte cose. Prima di tutto
che la vita sessuale dei due sposi doveva essere coerente con la
loro fede religiosa . Il letto era già allora a tre piazze.
Sappiamo bene ,infatti, come queste regole religiose abbiano influenzato
moltissime coppie ed ancora oggi le influenzino.
Ma quello che non é così chiaro e che già
allora il letto non era a tre ma a sei piazze. Se volessimo rappresentare
anche questa realtà dovremmo immaginarci sulle pareti di
tutte le famiglie non più e non solo una Sacra Immagine ma
le foto delle due coppie genitoriali.
Dopo aver visto tante coppie in questi anni ci siamo , infatti,
definitivamente resi conto che la stessa idea di coppia é
un'illusione , un'immagine arbitraria che noi cerchiamo di utilizzare
per inquadrare la realtà. Per anni abbiamo accettato l'idea
sostenuta dal le coppie in trattamento che il problema era fra loro
due, fra i membri della coppia. Poi ci siamo resi conto che loro
due erano in realtà solo i soldati che combattevano la battaglia.
I quartieri generali erano altrove : nelle famiglie d'origine. Abbiamo
così cominciato a vedere le altre quattro piazze del letto
ed a capire che dietro una coppia che non funziona ci sono sempre
difficoltà a separarsi dalle rispettive famiglie d'origine.
In altre parole se il letto a due piazze non funziona é perché
in realtà é a sei piazze.
Certo non è solo in materia di sesso che i problemi della
coppia possono originare dalle famiglie di origine. Molte coppie
hanno problemi di altro tipo : di comunicazione fra loro, di educazione
dei figli , di gestione economica, etc. Anche in questi casi aver
fatto una crescita ed una separazione dalla propria cultura familiare
può essere importante. Noi ci limiteremo in questo libro
, però , ad esaminare i problemi sessuali delle coppie da
questo punto di vista trigenerazionale. Naturalmente sappiamo bene
che è difficile separare il problema sessuale dagli altri
che una coppia può presentare. Anche questo è , certamente,
un punto di vista arbitrario. Tuttavia ci limiteremo a questo aspetto
perché noi trattiamo coppie che presentano problemi sessuali
, almeno come motivo più significativo fra i tanti che portano
a richiedere una terapia.
Se consideriamo la famiglia come un organismo vivente dobbiamo
immaginarci un momento in cui essa viene concepita , un periodo
in cui si sviluppa in un ambito protetto , un momento in cui nasce,
ed ancora periodi diversi di crescita, fino alla naturale ed inevitabile
morte.
Convenzionalmente possiamo fissare l'istante del concepimento della
futura famiglia nel momento dell'incontro dei due membri della coppia
che poi la formeranno ; la gestazione è, naturalmente , il
periodo di conoscenza ed eventualmente di fidanzamento , mentre
risulterà chiaro a tutti che la nascita avviene nel momento
in cui i due partners decidono di convivere o , meglio ancora ,
di sposarsi.
Dalla nascita alla morte la famiglia attraverserà altre
fasi del suo "ciclo vitale" .
Ogni fase è caratterizzata da eventi diversi , ma , soprattutto,
dall'aggiungersi di nuovi membri (per nascita , per matrimonio etc
) o dalla perdita di altri ( per allontanamento , per divorzio ,
per morte , etc ).
Naturalmente la scelta dell'incontro dei due membri come momento
del concepimento della famiglia è del tutto arbitraria. Noi
sappiamo ,infatti , che alle spalle di queste due persone esistono
due famiglie d'origine, ciascuna delle quali con una storia ed una
cultura che avranno ,inevitabilmente , un'influenza sulla nuova
famiglia .
Al momento dell'incontro ciascuno dei due partners porta , infatti,
con sè tutto il bagaglio culturale della propria famiglia
d'origine. Ama e condivide solo una parte di questa eredità
familiare , ma è influenzato da tutto l'insieme di essa.
Il suo personale processo di crescita , infatti , non è
certamente stato completato. Le coppie , normalmente, si formano
nella fase adolescenziale o, nella migliore delle ipotesi , nella
cosidetta fase del "giovane adulto" , cioè nella seconda
o nella terza decade ( fra i quindici ed i venti , o fra i venti
ed i trent' anni ).
Ma ,come ormai molti autori sono d'accordo nell'affermare, il
vero distacco dalla famiglia e ,quindi , la vera crescita dell'individuo
rispetto alla sua famiglia d'origine,avviene solamente fra i trenta
ed i quarant' anni , cioè nella quarta decade.
Questo perchè soltanto in questa fase l'individuo ha gli
strumenti per poter guardare criticamente alla sua famiglia d'origine,
e fare così una scelta più precisa e definita di ciò
che vuole conservare e di ciò che vuole , al contrario ,
rifiutare ed abbandonare della propria cultura familiare d'origine
.
Fra i trenta ed i quarant'anni , infatti, si sono definite maggiormente
alcune situazioni fondamentali per la vita di una persona : si è
raggiunto generalmente un ruolo professionale più definito
e talvolta più significativo, si è ottenuta un'indipendenza
economica dalla famiglia d'origine , si è stabilizzata la
propria posizione affettiva in un matrimonio, si è divenuti
genitori .
Da queste posizioni acquisite un individuo può guardare
alle scelte dei suoi genitori in maniera diversa, e differenziarsi
attraverso l'affermazione e la difesa delle sue scelte.
Tuttavia, come sembrerà evidente al lettore a questo punto
, se il matrimonio e la nascita dei figli sono elementi necessari
per la crescita , è anche vero che la nascita della coppia
ed il matrimonio stesso intervengono ,allora, in una fase di vita
dell'individuo nella quale questa crescita non è stata ancora
completata.
Noi pensiamo allora , che la coppia debba avere una funzione che
va oltre quella biologica o riproduttiva , quella sessuale e persino
quella affettiva .
E' evidente, infatti , che il rapporto di coppia è anch'esso
uno strumento di crescita e cioé che può aiutare l'individuo
a crescere , ma che , naturalmente , può anche rallentarne
o, addirittura, impedirne la crescita.
E la famiglia d'origine , a sua volta , può permettere ,
incoraggiare , o anche rallentare o addirittura rendere impossibile
la nascita o la crescita della coppia.
Diciamo pure che la coppia ideale è quella all'interno della
quale la crescita del singolo membro viene aiutata o addirittura
potenziata, comunque non ostacolata dall'altro . Perchè questo
avvenga è necessario prima di tutto che ciascuno dei due
membri desideri questa crescita, che comporta una separazione ed
una differenziazione dalla famiglia d'origine e dalla sua cultura
.
E' importante che ciascuno dei membri possa aiutare l'altro in
questa crescita svolgendo per suo conto una funzione di critica
costruttiva, ed è indispensabile che ciascuno dei due membri
permetta all'altro di aiutarlo, e si fidi di lui .
Con una metafora che ci è cara, cercheremo di illustrare
meglio questo lavoro di coppia .
Quando un individuo lascia la sua casa , apre i propri armadi
e riempie la valigia con i vestiti e gli oggetti che ritiene gli
saranno utili nel viaggio ; mentre abbandona , perchè inutili
o controproducenti , altri oggetti o vestiti.
Ambedue i membri della coppia dovrebbero fare questa operazione
nel lasciare la propria famiglia , per ritrovarsi , in un momento
successivo , a riaprire le proprie valigie ed a sistemare i vestiti
e gli oggetti scelti negli armadi comuni .Nella prima fase ,naturalmente
, ciascuno dovrebbe scegliere per sè, mentre nella seconda
ci troviamo di fronte ad un lavoro di coppia , perchè mentre
alcune cose andranno a posto da sole , certamente per molte altre
sarà invece necessario trovare il giusto posto nell'armadio
o nella casa .
Talvolta addirittura alcuni degli oggetti o degli abiti che piacciono
ad uno dei due coniugi potrebbero incontrare il veto assoluto da
parte dell'altro , e questo dovrà comportare una rinuncia
da parte del primo .
E' chiaro che potranno avere accesso alla casa ed agli armadi coniugali
solo gli oggetti o gli abiti su cui ambedue i coniugi sono d'accordo
.
Le cose decisamente rifiutate da uno dei due dovranno necessariamente
essere espulse dalla casa comune, ma molto spesso, uscite dalla
porta, rientreranno , contrabbandate , dalla finestra.
Ci saranno poi , tutta una serie di oggetti non accettati volentieri
, ma "tollerati",che troveranno uno spazio provvisorio e condizionato
, fino a che non si siano modificate le situazioni .
Anzi questa è forse la cosa che avviene più di frequente.
Molto spesso, parlando con le coppie in difficoltà, quando
domandiamo :"Ma lei conosceva questo lato del carattere di suo marito
o di sua moglie ?" , la risposta è :" Si , certo" .E quando
insistiamo " Ma allora se non le piaceva , perchè lo ha accettato
? ", la risposta è ,invariabilmente ," Speravo che col tempo
sarei riuscito a cambiarlo ".
Mai al mondo è esistita illusione più dannosa di
questa.
I matrimoni che nascono e si consolidano su questo pericoloso compromesso
( tanto poi lo/la cambio ) ,sono sicuramente destinati ad avere
problemi prima o poi , e spesso a fallire .
Non esiste ,infatti , nessuna possibilità di cambiare radicalmente
l'altro , mentre naturalmente ciascuno può cambiare se stesso
.
L'altro pericolo altrettanto comune è quello di costringere
l'altro a portare nella nouva organizzazione familiare cose che
non ama e che aveva scelto di abbandonare . Questo avviene soprattutto
perchè l'altro si convince di avere in questo modo delle
carte in più per " conquistare " o per consolidare il rapporto
con il partner.
Continuando la nostra metafora degli armadi , sarebbe come se la
moglie domandasse al marito " Ma perchè hai lasciato a casa
lo smoking ? Ti stava così bene !" , ed il marito rispondesse
" Non amo più le occasioni sociali ", ma di fronte all'insistenza
della moglie si convincesse a portarlo comunque .
Anni fa , intervistando una coppia di mezza età , cercavamo
di capire come una signora a cui piaceva molto la vita di società
( cene , feste , concerti etc ) , si fosse convinta a sposare un
uomo assolutamente schivo e riservato e che per di più viveva
in una piccola città di provincia dove ben poche occasioni
sociali erano a disposizione .
Scoprimmo, così,che non era stata affascinata dal marito
, bensì dalla sua famiglia d'origine , ed in particolare
dalla madre di lui , donna vitale ed amante della vita di società
.
Il futuro marito si era guardato bene dall'avvisare la fidanzata
che per la vita di società non c'era spazio "nelle sue valigie
". Anzi , nei confronti di questo tipo di vita, egli aveva notevoli
riserve , forse anche perchè proprio questo aveva tenuto
lontana la madre da lui . Al contrario , avendo valutato che questo
elemento gli avrebbe permesso la conquista della fidanzata , e l'
avrebbe convinta a trasferirsi con lui in provincia , egli , più
o meno consapevolmente, l'aveva utilizzato .
Naturalmente , tutto era andato per il meglio durante i primi anni
di matrimonio , finchè la suocera era in vita , ma alla sua
morte il marito non era stato in grado di continuare la vita di
società che la madre organizzava così bene , nè
aveva permesso alla moglie di organizzarla in altro modo .
La famiglia d'origine può interferire con la vita di coppia
in modi diversi , ed in diversi momenti del ciclo vitale .
Se l'interferenza risulta pesante fin dall'inizio , nella fase
della conoscenza o del fidanzamento , può essere difficile
od impossibile il consolidamento della coppia o la continuazione
della sua vita : uno dei membri o ambedue potrebbero avere, nella
famiglia d'origine , funzioni così importanti da non permettergli
neppure l'inizio di una vita di coppia .
Naturalmente questo tipo di boicottaggio familiare non è
quasi mai motivato esplicitamente con necessità familiari
reali . Cioé è difficile che i genitori o i familiari
dicono ad un loro figlio o fratello " Non ti puoi sposare" o "Abbiamo
bisogno di te " . E' più probabile che la critica passi attraverso
attacchi in campi più neutri ,come le abitudini diverse ,
o la cultura differente del partner, o i livelli sociali sbilanciati
.
Talvolta la giovane coppia riesce a superare le difficoltà
della prima fase , ma non riesce ad opporsi all'invadenza delle
famiglie d'origine successivamente al matrimonio .
Costruita la loro casetta , più o meno come i tre porcellini
della favola, i due giovani coniugi possono trovarsi improvvisamente
senza difesa e con il loro spazio fisico o mentale invaso fino all'intimità.
Talora passa ancora più tempo, e le difficoltà insorgono
solo in una fase successiva del ciclo vitale , per esempio alla
nascita del primo figlio.
In questa fase, infatti , le famiglie d'origine divengono particolarmente
attente a ciò che avviene nella nuova famiglia nucleare.
Non a caso! Perché è in questa fase che si decide
l'appartenenza ad una cultura o all'altra .
Ed è perciò , proprio in questo momento, che i nonni
possono cercare di mettere bocca in tutte le decisioni relative
al nipote : dal modo in cui si chiamerà alla maniera in cui
viene nutrito , allevato ,educato etc.
Alcuni tentativi di influenzamento e di intrusione sono espliciti
, e sono i meno pericolosi.
Altri ,invece, sono più subdoli e di solito vengono svolti
da uno o tutti e due i genitori sul
rispettivo figlio. E' in questa situazione che si verifica se la
coppia è riuscita a creare un proprio grado d'intimità
e di complicità. Se questo è avvenuto i tentativi
di intrusione saranno facilmente "rintuzzati " e magari commentati
ironicamente all'interno della coppia ; altrimenti si possono creare
situazioni molto imbarazzanti.
Se , ad esempio, una madre telefona al proprio figlio dandogli
consigli sulla gestione del neonato e ,velatamente , criticando
in questo modo le scelte della coppia ( che naturalmente attribuirà
alla nuora ) , il figlio potrà rispondere in diversi modi
.
Un primo modo è quello di fare proprie le critiche della
madre ,senza denunciarne l'origine , e discuterle con la moglie
( evidente caso di fedeltà alla famiglia d'origine ).
Una seconda possibilità è quella di condividere con
la moglie e discutere con lei le critiche , chiarendone l'origine
fin dall'inizio , e riservandosi di decidere insieme .
Ma sopratutto, una volta presa la decisione con la moglie, sarà
importante vedere cosa il figlio comunicherà alla propria
madre successivamente.
Anche ,infatti, avendo condiviso con la moglie una posizione diversa
da quella materna , e quindi , avendo dimostrato un' evidente complicità
di coppia , il figlio potrebbe far credere alla propria madre di
essere vittima di queste decisioni , mantenendo così un livello
diverso di fedeltà alla famiglia d'origine .
O viceversa , potrebbe definirsi d'accordo con la moglie, e quindi
decisamente differenziato dalla famiglia d'origine .Talvolta ,comunque
, anche queste crisi legate alla nascita del primo figlio vengono
superate.
Vogliamo ,però, sottolineare quì che il fatto che
una coppia riesca ad andare oltre la crisi non vuol dire necessariamente
che questa crisi abbia prodotto una crescita della coppia o dei
suoi membri . Talvolta ,infatti, la soluzione può essere
affidata al tempo ed all'attesa che tutto trovi un suo andamento
senza alcun intervento .
Gli impegni della vita ,il lavoro , i figli , il cosidetto " quotidiano",
possono riempire anche per molti anni la vita di due persone .Ma
si tratta solo di un rinvio temporaneo : nella prossima fase del
ciclo vitale scoppierà una nuova crisi . Quando i figli comincieranno
a crescere e diventeranno indipendenti , quando non daranno più
problemi importanti , quando usciranno di casa definitivamente ,
e la coppia sperimenterà la cosidetta sindrome "del nido
vuoto".
Molto spesso questa fase é fonte di gravi problemi per le
coppie che hanno avuto scarsa o nessuna esperienza di coppia sola
nel passato. Si tratta di coppie che si sono sposate già
in attesa del primo figlio , oppure che sono andate a convivere
con una delle due famiglie d'origine , o che , per altri motivii,
non hanno potuto sperimentare all'inizio del loro rapporto una convivenza
in coppia da soli. In tutti questi casi , ma anche in altre situazioni,
l 'uscita dei figli può rappresentare un problema per l'incapacità
a progettare spazi di coppia , mai sperimentati o dimenticati per
il troppo tempo trascorso.
O , addirittura, nell'età della pensione ,quando tutti e
due i coniugi dovranno riscoprire modi per passare, di nuovo insieme
, intere giornate .
Come nel caso di quel collega che trattammo alcuni anni fa , che
aveva vissuto per la sua professione di medico fuori dalla famiglia
tutta la sua vita di lavoro , costringendo così la moglie
ad organizzarsi una propria vita , centrata prima sui figli , poi
su un gruppo di amiche coetanee .
Al momento della pensione scoppiò il dramma : egli , tornato
a casa ,voleva organizzare un'intensa vita di coppia ,che la moglie
non era abituata , nè interessata, a pensare ed a vivere
insieme a lui .
Dopo un pò di tempo il marito cominciò a sospettare
una relazione extraconiugale della moglie , ed iniziò gradualmente
a mostrare i sintomi di un delirio di gelosia .
Più frequenti , invece , sono le mogli che manifestano depressioni
conseguenti alla perdita di significato della loro vita di madri
e di mogli.
Se infatti tutta la loro vita precedente era organizzata in funzione
dei figli e di un marito ormai vissuto come altro figlio da accudire
, oppure estraneo da tempo alla famiglia, esse talvolta avranno
difficoltà serie ad adattarsi a spazi vuoti e disponibili
, difficili da riempire. Il tempo apparirà eterno e privo
di significato , le risorse utilizzabili per affrontare il problema
inesistenti, la depressione farà capolino lentamente , dando
poi , molto rapidamlente, una coloritura negativa anche ad altri
aspetti della vita quotidiana che ancora non avevano perso valore
e significato.
In tutte e due queste ultime situazioni risulta importantissima
la possibilità di appoggiarsi reciprocamente all'altro coniuge,
per ricostruire , ma più spesso per costruire per la prima
volta, uno spazio di coppia nel quale consolarsi e dare significato
agli anni futuri. Dopo tutto questo a volte è un periodo
non troppo lungo di attesa, dopo il quale i vecchi genitori riavranno
significato nella vita dei figli come nonni. Si tratta solo di superarlo.
Per questo noi riteniamo importante che la coppia difenda fin dall'inizio
i propri spazi, anche se dovranno essere faticosamente ritagliati
o perché i bambini sono piccoli o perché si torna
stanchi da una giornata di lavoro. E' fondamentale mantenere viva
la curiosità di sperimentare il nuovo ristorante di cui tanto
si parla , o di vedere l'ultimo film del regista preferito , o di
ritornare a mangiare una pizza nel localino frequentato da fidanzati.
Ma può bastare anche la capacità di creare in casa
la sera uno spazio anche minimo di relax di coppia, purche' lo si
difenda ad oltranza da tutte le possibili invasioni , non ultima
il sonno ! Mantenere vivi questi spazi permetterà di conservare
, anche se in alcune fasi ad un livello minimo di sopravviveznza,
l'intimità di coppia, per averla a disposizione più
avanti, quando risulterà indispensabile.
Se non temessimo di apparire un pò troppo radicali, ci
sentiremmo di affermare che la coppia deve essere messa avanti a
tutto: non solo alle famiglie d'origine ma anche ai figli ; perché
solo se essa funziona bene e resta stabile , anche tutto il resto
continuerà a funzionare nel modo migliore.
La Famiglia Trigenerazionale ed il Genogramma Fotografico.
Data l'importanza per noi della famiglia trigenerazionale quando
non possiamo o non vogliamo convocare le famiglie d'origine chiediamo
alla coppia di portarte le loro foto familiari. La modalità
é molto simile a quella descritta nella formazione degli
allievi. La differenza consiste nel fatto che chiediamo ai membri
della coppia di scegliere separatamente le foto familiari fino al
momento del loro incontro . Da quel momento in poi le foto devono
essere scelte assieme.
Le foto vengono portate in più fasi: Famiglia d'origine
ed infanzia, adolescenza fino all'incontro dei due , dopo l'incontro
fino al matrimonio, dai figli in poi. Ognuno può portare
fino a dieci foto per fase . Dall'incontro in poi le foto sono scelte
insieme (dieci) ma ognuno può portarte altre cinque foto
"non concordate.
Non c'é spazio qui per entrare in merito alle modalità
tecniche con le quali interpretiamo ed utilizziamo il genogramma
fotografico in sostituzione della famiglia estesa. Rimandiamo per
questo ad un libro curato da chi scrive con Katia Giacometti , in
corso di pubblicazione per la F.Angeli.
Un'altra tecnica che qui soltanto enunceremo é la prescrizione
di un film da vedere in coppia, e che, naturalmente è scelto
ad hoc per focalizzare le problematiche della coppia stessa.
CONCLUSIONI
Gli audiovisivi nelle loro varie forme sono sicuramente divenuti
strumenti insostituibili in terapia familiare e nella formazione
del terapista. Assieme ad aspetti sicuramente positivi compaiono
talvolta distorsioni.
La più importante mi sembra l'aver accentuato certi aspetti
spettacolari ed eclatanti già presenti nelle terapie sistemico-strategiche.
Troppo spesso nei convegni e nella formazione sono mostrati brani
spettacolari o prime sedute significative, mentre raramente viene
dato spazio alla noia ed alla difficoltà di un intero processo
terapeutico.
Questo può generare negli allievi, ed in particolare nei
neofiti, la convinzione che si tratti di interventi facili e brevi,
e, soprattutto può stimolare pericolose tendenze imitative.
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