Lavori scientifici ITFF

Home > Lavori scientifici ITFF > L'Immagine nel Trattamento della Coppia e della Famiglia Psicosomatica

   
La Libreria propone sul tema

How To Heal A Painful Relationship
by Bill Ferguson

In this unique book, you will learn, step-by-step, how to remove conflict and restore love in any relationship. You will learn what creates love and what destroys it. You will discover how to end the cycle of conflict, release resentment and restore your peace of mind. Bills experience as a former divorce attorney provides rare insight into the nature of relationships. You will discover something about yourself and your relationships that will change your life forever.

Ordina...

 

Family Therapy Sourcebook
by Fred P. Piercy, Douglas H. Sprenkle, Joseph L. Wetchler

A compact introductory text for practitioners, researchers, teachers, and students. Includes core concepts and clinical techniques; a glossary of essential terms and ideas; an annotated bibliography; a consumer's guide to the best teaching media; and classic and state-of- the-art information on foundational issues related to theory, research, and practice. The authors also present experiential learning exercises for educators, delineate key concepts, and clarify complex issues.

Ordina...

 

21 Divorcees!
by Al Tarvin, Neil F. Pape (Introduction), Mary Lowe-Evans (Introduction)

Twenty-one women tell their true stories of sexual and physcial abuse in their marriages. How does the sexually abused woman get out of these marriages? These 21 Divrocees found the courage and support to rid themselves of the sexual and physcial abuse they had endured for such a long time. These are true stories of women of all types, rich, poor and horrible family relationships. They learned their lessons the hard way, but lived to tell about it - not like the O. J. Simpson women.

Ordina...

 

Steps to an Ecology of Mind
by Gregory Bateson

Ordina...

 

 

 

 

 

 

 

RELAZIONE

 

Per Congresso Nazionale "IL MALATO PSICOSOMATICO: UN APPROCCIO INTEGRATO" , Trieste, Maggio 1995.

 

 

" L' Immagine nel trattamento della coppia e della famiglia psicosomatica"

 

Autore: Dr. Rodolfo de Bernart

Medico Psichiatra,

Direttore dell' Istituto di Terapia Familiare di Firenze

 

 

Introduzione

 

Per un terapista familiare vedere è importante quanto sentire, se non di più. Solo il confronto fra ciò che vede e ciò che ascolta gli permette, infatti, una lettura più complessa della comunicazione familiare. Fin dalla formazione gli allievi vengono allenati a leggere il linguaggio non verbale insieme a quello verbale e vengono stimolati ad osservare le differenze e le incongruenze. Sulla base di queste è poi possibile costruire ipotesi relazionali di lavoro da verificare in seduta.

Sarà perciò chiaro il motivo per cui fin dall'inizio della Terapia Familiare gli audiovisivi hanno avuto un posto significativo nello strumento del terapista con conseguenze importanti anche sullo sviluppo della stessa tecnica terapeutica.

Un altro fattore che ha sicuramente contribuito fin dall'inizio a stimolare l'uso del video è stato l'atteggiamento di ricerca di una gran parte dei primi terapisti sistemici che erano direttamente collegati al primo gruppo di ricercatori sulla famiglia guidato da Bateson.

All'inizio venivano filmate solo le sequenze ritenute significative, ma questo influenzava troppo la famiglia che veniva messa sull'avviso dalla lucina rossa accesa: "Ah, ah! Sta succedendo qualcosa di importante!".

Perciò questo sistema di ripresa fu presto abbandonato a sostituito con una ripresa continua di tutta la seduta, che veniva ripresa in esame dalla èquipe terapeutica nella discussione successiva, allo scopo di selezionare le sequenze significative.

Col tempo e con l'evolversi della tecnica video si passò dalla ripresa fissa effettuata dentro la stampa di terapia a riprese effettuate da un operatore attraverso un vetro o uno specchio unidirezionale dove trovava spazio anche l'èquipe terapeutica.

 

 

La struttura

 

Ho già descritto in due articoli precedenti (de Bernart, 1982) come acquistare i componenti necessari ad un impianto audiovisivo efficente e come corredarlo di ulteriori attrezzature più sofisticate (de Bernart,1986), mentre la disposizione di questa attrezzatura è stata ben descritta da Cardinali (1983).

Ricorderò qui soltanto che la struttura di base è costituita da un impianto composto da una telecamera, un video-registratore, un televisore o monitor, collegati fra loro ed accoppiati ad un impianto audio composto a sua volta da uno o più microfoni, un mixer, un amplificatore, due altoparlanti e naturalmente un registratore audio.

La telecamera può essere comandata a mano da un operatore ed essere collocata dentro o fuori dalla stanza di terapia.

Generalmente quelle interne alla stanza sono comandate attraverso una piccola "regia" posta dietro lo specchio.

Recentemente abbiamo introdotto all'Istituto di Terapia di Firenze una seconda telecamera che inquadra il terapista. Ci sembrava importante essere coerenti con i postulati della seconda cibernetica che pone il terapista (osservatore) all'interno del campo di osservazione.

In seguito abbiamo aggiunto una terza telecamera che può inquadrare fotografie familiari e collages o altre immagini . In questo modo tutte le immagini prodotte dalla famiglia sono registrabili su nastro attraverso un mixer che le combina e le sovrappone. Anche il trigenerazionale e la famiglia interna (almeno ciò che può essere espresso di essa con le immagini) viene così a far parte del materiale dai noi studiato e conservato.

 

Il video nella formazione del terapista

 

"Se vogliamo che un terapista sia capace di utilizzare correttamente l'analisi del linguaggio non verbale dobbiamo abituarlo a confrontarsi con esso fin dall'inizio della formazione" (Bodin, 1978).

Se un terapista deve essere capace di trovare un'altra immagine da proporre alla famiglia al posto di quella "ufficiale" con la quale essa si presenta in seduta, egli deve abituarsi a cercare quello che non viene mostrato.

Deve anche conoscere molto bene almeno alcune immagini della propria famiglia per essere sicuro di non cercare-trovare sempre quelle nella famiglia in trattamento (de Bernart, 1978).

Questo mi ha portato ad utilizzare due tecniche audiovisive nel primo livello (non clinico) di formazione allo scopo di fornire all'allievo molte immagini della famiglia "normale" perchè fosse poi capace di accettare con la dovuta flessibilità tutto ciò che poteva incontrare in futuro.

Troppo spesso infatti il concetto di famiglia normale è confinato nell'allievo nell'immagine della propria famiglia o nel contrario di essa.

Inoltre è importante che il terapeuta impari a porsi il problema della storia-modello attraverso cui è mediato l'incontro con la famiglia in terapia.

Il primo strumento è l'uso di fotografie, diapositive, film ad 8mm., e videoregistrazioni di eventi familiari della famiglia dell'allievo. Lo scopo non è però terapeutico ma conoscitivo: poco spazio viene dato ai giudizi e molto, al contrario, alle descrizioni.

La molteplicità e la variabilità della norma si ottiene appunto attraverso il confronto fra le diverse famiglie.

Il metodo ha qualche parentela con la "Photo-video-scopie genealogique" proposta da Bleandonu (1986) e con la "Family Picture" di Ruben (1976), ma si differenzia da esse soprattutto per l'uso non clinico.

L'aspetto significativo del metodo consiste per me nel "viaggio" dentro e fuori dalla propria famiglia, analogo a quello proposto da Bowen ai suoi allievi.

Lo studente deve infatti "tornare" in famiglia per procurarsi le fotografie (con tutto quello che ciò comporta"; deve poi sceglierle ed ordinarle secondo un suo criterio (prima lettura), ed infine presentarle al gruppo (seconda lettura) che ne darà una nuova interpretazione secondo molteplici criteri di normalità (terza lettura).

Un lavoro di conoscenza efficace in questa fase può essere completato attraverso un'intervista conoscitiva "geografico=storica" con la famiglia dell'allievo che chiarisca le modalità di trasmissione trigenerazionale delle culture familiari ed i legami e le posizioni funzionali dell'allievo in famiglia.

L'uso dei films in commercio (Gladfelter, 1972) o di opere teatrali videoregistrate, è il secondo strumento utilizzato allo scopo di allargare ancora il concetto di normalità e di abituare l'allievo ad entrare nelle altre realtà attraverso immagini (de Bernart, 1987). I films , inoltre non sono mai mostrati per intero, ma solamente per brani piuttosto brevi. Gli allievi devono poi allenarsi a costruire da queste piccole sequenze le storie dei personaggi. Così facendo si abituano fin dall'inizio a immaginarsi trame familiari dalle poche notizie che le famiglie portano in seduta.

Ma guardare non significa ancora "saper guardare", occorre, come sottolinea Angelo (1987), acquisire un metodo di osservazione, scegliere ciò che si vuole osservare, perchè non tutto ciò che può essere percepito è ugualmente significativo.

Bisogna infine includere se stessi nel campo di osservazione, cioè sviluppare la capacità di utilizzare su di sé come soggetto interagente lo stesso schema di analisi impiegato per cogliere aspetti significativi nelle relazioni degli altri.

Ognuno di noi, sottolinea ancora Angelo, usa un metodo percettivo ed una struttura organizzativa personale.

L'uso del videoregistratore è il mezzo ideale per "manipolare il tempo" e per cambiare il modo in cui vengono collegati gli elementi.

Questo avviene nella seconda fase di formazione in cui simulazioni videoregistrate, assieme a nastri di terapia del trainer vengono utilizzati come stimolo ed esercizio alla lettura complessiva verbale e non verbale da parte degli allievi.

La terza fase clinica utilizza gli strumenti che abbiamo già descritto per la supervisione. In questa parte maggiore attenzione viene data a stimolare la capacità dell'allievo a passare continuamente da aspetti generali ad altri particolari o individuali della famiglia in trattamento.

Mentre imparare a riconoscere singoli elementi comportamentali facilita un discorso parallelo sui contenuti e sulle emozioni, permettendo di esplorare vissuti individuali, apprendere come questi elementi si collegano fra loro in sequenze comportamentali e si strutturano in una relazione, permette di individuare le trame di connessione della comunicazione (Angelo, 1987).

 

La Clinica

 

In particolare, nel trattamento di disturbi psicosomatici, è stato da tempo compreso quanto una terapia che usi come strumento il corpo e l'immagine del corpo o della relazione (familiare o di coppia) possa essere più efficace di una terapia che usi il linguaggio verbale. Nel trattamento di famiglie che presentino uno o più pazienti psicosomatici e di coppie che presentino disturbi psicosomatici specialmente se di tipo sessuale, noi proponiamo l'utilizzo di strumenti clinici basati sull'immagine sia per la diagnosi che per il trattamento.

Ci sembrava però impossibile far riferimento all' "immagine esterna" della famiglia senza considerare la "famiglia interna". Da un dialogo con Katia Giacometti é così nata l'idea di collegare i due temi e precisamente di cercare di descrivere il processo attraverso il quale si può accedere alla conoscenza ed alla elaborazione della famiglia interna attraverso lo studio di quella esterna.

Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della relazione.

L'immagine tende a proporre un primo livello di rappresentabilità , stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco , la pensabilità ed il dialogo. L'immagine infatti é già un modo di dare rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia si manifesta a livello di vissuti ed agiti , ed insieme un modo di articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione dell'area condivisa.

Attraverso l'immagine si può aver e dare accesso a mondi interni non facilmente accessibili e spesso difesi dall'uso del canale verbale , che in questi casi appare svuotato da qualsiasi colorazione emotiva.

Dunque l'uso dell'immagine riporta in primo piano il nesso tra i tre registri pre-verbale, verbale e non -verbale.

" Anche se l'uso delle immagini in terapia, e con obiettivi diversi nella formazione, attraverso il collage, il genogramma, le fotografie di famiglia ecc... sembra rimandare più ai comportamenti e alle azioni , tuttavia il significato di queste tecniche risiede proprio nel loro collocarsi in questa interfaccia tra famiglia rappresentata e famiglia reale. L'obiettivo è quello di riaprire uno spazio alla elaborazione soggettiva , confrontando e chiarificando modelli di relazione interiorizzati e schemi di interazione presenti.

Non bisogna pero' pensare che si tratti di un'operazione puramente cognitiva. Centrale è infatti il ruolo degli affetti da considerarsi organizzatori dell'esperienza e fonti del senso di continuità del Sé attraverso i cambiamenti che intervengono nel ciclo evolutivo individuale e familiare. "In questa prospettiva l'emergere della personalità e del senso di coerenza e costanza del Sé deve essere inserita in un ecosistema costituito da fitte e ricche interazioni ...... tra persona e altro in cui non si puo' parlare solo dell'emergere del senso dell'Io e del Tu, ma anche del senso del Noi o del Sé intersoggettivo" come scrive Stern.

Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della relazione. Le interazioni del qui ed ora riproducono il processo collussivo, l'incastro tra i mondi interni dei partecipanti, le difese interpersonali e l'uso difensivo dell'altro, ma in uno spazio, quello della terapia, in cui l'incastro saturo viene allentato a favore della formazione di un senso nuovo attraverso nuovi nessi. E l'uso dell'immagine tende a proporre già un primo livello di rappresentabilità, stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco, la pensabilità e il dialogo. L'immagine, infatti, è già un modo di dare una veste di rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia e nella coppia si manifesta ancora a livello di vissuti e di agiti ed, insieme, è un modo di articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione di un'area condivisa.

Potremo dire che attraverso l'uso delle immagini il terapeuta incoraggia il lavoro di rappresentazione che poggia sulla libertà immaginativa e creativa dell'individuo. E in presenza di una situazione patologica sappiamo che prevalgono la ripetizione, un arresto dell'attività creativa, il registro interattivo e una qualità delle interazioni che rimanda al modello stimolo-risposta. Il problema , chiaramente, non è quello del prevalere del registro interattivo, ma quello della qualità delle interazioni, del prevalere di meccanismi di scissione (contrari all'obiettivo dell'integrazione), di espulsione (contrari all'obiettivo della differenziazione), di negazione (contrari all'obiettivo del riconoscimento delle differenze), di proiezione (contrari all'apprendere dall'esperienza). E dal punto di vista del tempo l'"altrove" (il transfert) sembra prevalere nettamente sul qui ed ora (la relazione) . Lo spazio affettivo, mentale e relazionale è occupato da immagini che hanno perso flessibilità, mobilità e plasticità, acquistando, al contrario, un'eccessiva precisione, stabilità e concretezza. In questo modo l'immagine di sè, dell'altro e della relazione perde il suo valore positivo di orientamento e di guida nel processo di conoscenza e di adattamento alla realtà , per diventare attività di semplice riproduzione , imitazione e condensazione.

In questi casi il problema è di restituire alle parole la loro colorazione affettiva e di costruire uno spazio di rappresentabilità dell'esperienza, in cui possano essere contenute e comprese le immagini temute di sé e dell'altro, con la fiducia che nel tempo possano prendere forma nella relazione personaggi diversi. Per questo non basta che il terapeuta agisca sui rinforzi né è utile che sostituisca la sua attività immaginativa a quella del paziente o che anticipi o colga precocemente in base alle sue conoscenze teoriche cio' che ancora non è emerso nel qui ed ora della seduta. Deve piuttosto lavorare alla costruzione di uno spazio relazionale in cui trovino modo e tempo di prendere forma stati d'animo , elementi conflittuali dell'esperienza e aspetti di sé avvertiti come dissonanti, e qualche volta inconciliabili, favorendo la riattivazione di un'attività fantasmatica. in altre parole dato che la funzione terapeutica è diversa da un processo conoscitivo o dall'attacco aggressivo contro il male che imprigiona la famiglia nella sofferenza, il primo compito del terapeuta è di accettare e accogliere la storia del paziente e della famiglia, non per riconoscere che qualcosa non va, ma per far spazio nella propria mente a una rappresentazione dotata di senso, evolutiva, della situazione familiare."(Giacometti)

 

 

Come Lavoriamo

 

 

Quando una coppia telefona per una terapia porta con sé un bagaglio di vita vissuta , nel quale sono raccolti episodi della prima infanzia, momenti trascorsi con i genitori ed i fratelli , le prime cotte , le prime illusioni e disillusioni d'amore, l'inizio della loro storia di coppia e la nascita della crisi che li ha condotti da noi .

Per questo è importante dedicare le prime sedute all'anamnesi , cioè alla raccolta d'in formazioni sulla coppia e sulla vita dei singoli membri che la compongono.

Per questa indagine usiamo un modello di ricerca messo a punto dal professor Willy Pasini (1975), costituito dai cosiddetti " cinque cerchi " : biologico , intrapsichico ,relazionale di coppia ,relazionale di clan e sociale .

Cosa significa tutto questo?

Per poter iniziare una terapia sessuale con tranquillità è necessario che sia stata escluso che vi sia un'origine organica del problema.

Per saperlo con certezza chiediamo al paziente che ha il sintomo se è stata fatta una visita medica specialistica: laddove questo non sia avvenuto ,provvediamo ad inviarlo ad un collega per una visita specialistica ( ginecologo , andrologo ,endocrinologo etc ,etc, a secondo del problema ) .

Una volta esclusa la patologia organica , chiediamo ad ogni membro della coppia singolarmente , di raccontarci la propria storia affettiva , cioè le esperienze emotive che hanno lasciato un segno positivo o negativo fino a quel momento .

Nel caso che durante il racconto emerga un problema psichiatrico significativo ,tale ,cioè , da far pensare che il sintomo sessuale sia soltanto una copertura di questo problema più profondo , diviene opportuno e prioritario che il terapista medico approfondisca la diagnosi, prima di continuare la terapia sessuale .

Escluse così queste due patologie , quella organica e quella psichica grave possiamo passare al terzo e quarto cerchio , che sono le aree di indagine che ci interessano di più e cioé : la terza che riguarda la coppia , e la quarta che approfondisce le relazioni e le dinamiche affettive all'interno della famiglia d'origine..

Chiediamo, dunque, ai pazienti cosa li ha spinti a mettersi insieme, che cosa ciascuno cercava nell'altro, se si sono scelti per somiglianza o per differenza , se le loro aspettative si sono realizzate o se , invece , sono andate deluse. Dopo aver esaminato le motivazioni inconsce e non che hanno fatto di due singoli individui una coppia, passiamo a domandare com'era composta la loro famiglia, se ci sono aree d'incontro o di scontro con le famiglie d'origine, che modello familiare hanno scelto , o sceglieranno , se non sono ancora sposati , per impostare la loro coppia , se quello della famiglia di lei , o di lui o parte di entrambi .

Conclusa questa prima parte generale passiamo al problema sessuale : chiediamo di parlare nei dettagli del sintomo sessuale, come è nato , come si è manifestato e se nel passato ci sono stati disturbi simili.

Una volta fatta la diagnosi in base ai dati raccolti, passiamo a prescrivere degli esercizi da fare a casa , che seguono ,anche se non alla lettera , il modello fornito dalla Dott.ssa Kaplan per le varie disfunzioni sessuali .

Lavorare secondo il modello della Kaplan significa assegnare alla coppia dei compiti a casa, diversi a seconda del sintomo portato in terapia.

Queste prescrizioni hanno una funzione educativa o rieducativa alla sessualità: la terapista insegna delle modalità di approccio alla sessualità precise e corrette , in modo che vengano eliminate la paura e l'ansia connesse ad un determinato comportamento sessuale .

Talvolta ,però ,incontriamo delle difficoltà a far eseguire i compiti a casa, difficoltà che non riusciamo a far superare alla coppia discutendone in terapia .

Dato che le prescrizioni sono strutturate secondo un preciso criterio gerarchico ,: non si può passare ad una fase successiva se non si è svolta con successo la precedente .

Allora ,per superare questo momento critico apriamo una fase diagnostica sulla relazione. Proponiamo alla coppia di lavorare sulle immagini: gli chiediamo ,cioè , di costruire a casa, ognuno per conto proprio ,un collage fatto di immagini ritagliate da riviste o altro .

Il tema di solito è "raccontate la vostra coppia ", oppure più generico , " La sessualità nella coppia ".

Suggeriamo di scegliere le immagini che più li colpiscono, di fare una scelta più istintiva che ragionata .

Se ,invece , avvertiamo che la resistenza non sta tanto nella relazione di coppia ,quanto nei problemi di rapporto con le famiglie d'origine , allora chiediamo di far entrare questi genitori , o fratelli , nella sfera sessuale della coppia attraverso un collage familiare , quando non è possibile convocarli in seduta .

Questa volta pazienti devono rappresentare attraverso figure geometriche reali o inventate da loro, i membri della propria famiglia d'origine .

Le emozioni e/o i desideri che i collages esprimono possono quindi portare nuove domande in terapia e a nuove risposte ,e aiutarci a capire perchè si sono bloccati proprio in quella fase del processo terapeutico .

Noi lavoriamo in due, perché riteniamo importante la presenza di un medico e di una psicologa per evitare la tentazione di "vedere" solo ciò che l'ottica di ciascuno di noi ci fa preferire , trascurando quello che si conosce meno. Inoltre il lavoro in coterapia permette di evitare il problema di passare attraverso due terapisti che si inviano il paziente l'un con l'altro rischiando di perderlo. Ad esempio un paziente con eiaculazione precoce che si presenti al sessuologo sarà trattato solo per il suo problema sessuale, mentre dal terapista familiare sarà affrontata solo la tematica relazionale. Certo la combinazione fra i due terapisti può ricostruire un'integrità del paziente, sempre che questo non si perda nel passaggio fra l'uno e l'altro , come spesso avviene . La coterapia consente inoltre evidenti vantaggi legati al sesso differente dei due terapeuti , che possono meglio legarsi alle esperienze ed alle ensazioni riferite dai due membri della coppia in trattamento e possono giocarsi di volta in volta alleanze, solidarietà , linguaggi sessuali specifici etc.

Uno dei due terapisti può inoltre riservarsi la funzione "pedagogica" , spesso indispensabile nelle terapie sessuologiche. Mentre l'altro può riservarsi interventi d'altro genere ( provocatori, interpretativi, etc.).

Nella fase prescrittiva uno dei due puo essere quello ligio alle regole e l'altro proporre contrattazioni sui compiti etc.La coterapia consente pero soprattutto di procedere alternando il lavoro specifico sul sintomo sessuale e quello altrettanto specifico sui problemi relazionali della coppia che spesso sostengono e cronicizzano, rinforzandolo, il sintomo stesso.Gia nella fase anamnestica la presenza di terapeuti formati alle due

ottiche (e, nel caso specifico, anche medico l'uno e psicologo l'altra) consente di ricorrere ad altri specialisti solo nei casi di dubbio diagnostico fondato. Consente inoltre di procedere nell'anamnesi passandoagevolmente dalla sfera relazionale a quellasessuale e viceversa, seguendo le naturali preferenze della coppia in trattamento ed effettuando più facilmente collegamenti fra il sintomo e le relazioni fra i due partners e fra essi e le loro famiglie di origine.

Successivamente la scelta di privilegiare inizialmente un'area rispetto all'altra e sempre elasticamente reversibile perche legata solo alle risposte ottenute in terapia. Se ad esempio in un caso viene privilegiato inizialmente l'aspetto sessuologico prescrittivo , ogni resistenza o difficolta nell'attuazione delle prescrizioni potra essere riletta non solo in chiave sessuologica, ma anche in un'ottica relazionale e potrà talvolta condurre ad una fase relazionale della terapia.

Viceversa in una fase relazionale notizie familiari significative potrano essere legate al sintomo sessuale attraverso ridefinizioni. I modelli di riferimento per l'intervento sessuologico sono quelli della dottoressa Kaplan come abbiamo già detto.Vogliamo qui sottolineare l'importanza e insieme la difficoltà dell'approccio trigenerazionale del trattamento di coppie con disturbi sessuali.

Mentre è evidente come sia impossibile per noi rinunciare ad esplorare i rapporti con le famiglie estese durante il trattamento , sarà chiaro il motivo per cui rinunciamo spesso a convocarle in seduta . Risulta sempre molto difficile convincere una coppia a discutere i propri problemi sessuali di fronte ai genitori . Tuttavia siamo stati talvolta costretti a fare tornare la coppia accompagnata dai genitori quando i legami con la famiglia estesa impedivano un rapporto di coppia senza che ci fosse nei due partners alcuna consapevolezza di ciò . In questi casi ,però , ci siamo astenuti a dall'entrare nella sfera sessuale in presenza dei genitori ,a meno che non fossero gli stessi membri della coppia ad affrontare il problema .

Ci sembra inoltre opportuno ricordare qui un altro fenomeno caratteristico della coterapia : l'influenza esercitata sulla comunicazione dei terapeuti dalla comunicazione fra i due partners in trattamento .

E' noto ,infatti, che le difficoltà di comunicazione della coppia in trattamento vengono trascese ai due terapeuti , che prendono a comunicare tra di loro con la stessa difficolta. Questo fenomeno costituisce evidentemente un rischio, ma anche un interessante accessorio di lavoro.

E' evidente infatti che se i due terapeuti faranno in modo di metacomunicare fra di loro su queste difficoltà ( facilmente riconoscibili perche spesso nuove) potranno allo stesso tempo effettuare una diagnosi più rapida ed un intervento più pronto. Sara sufficiente infatti modificare la propria comunicazione per fornire un modello alla coppia in trattamento.

 

 

La Famiglia Trigenerazionale

 

 

Quando , non molti anni fa, i nostri nonni andavano all'altare, il prete spesso ricordava loro che nella camera matrimoniale non sarebbero stati soli : Dio era con loro ! Non a caso , fino a pochi anni fa , proprio sopra il letto matrimoniale aveva il posto d'onore una rappresentazione pittorica della Sacra Famiglia, della Madonna o del Salvatore. Crediamo anzi che questo uso che ormai è andato perduto persino nelle famiglie cattoliche di un certo livello culturale, sia ancora molto forte nelle famiglie meridionali o venete. Questo avviso del celebrante significava molte cose. Prima di tutto che la vita sessuale dei due sposi doveva essere coerente con la loro fede religiosa . Il letto era già allora a tre piazze. Sappiamo bene ,infatti, come queste regole religiose abbiano influenzato moltissime coppie ed ancora oggi le influenzino.

Ma quello che non é così chiaro e che già allora il letto non era a tre ma a sei piazze. Se volessimo rappresentare anche questa realtà dovremmo immaginarci sulle pareti di tutte le famiglie non più e non solo una Sacra Immagine ma le foto delle due coppie genitoriali.

Dopo aver visto tante coppie in questi anni ci siamo , infatti, definitivamente resi conto che la stessa idea di coppia é un'illusione , un'immagine arbitraria che noi cerchiamo di utilizzare per inquadrare la realtà. Per anni abbiamo accettato l'idea sostenuta dal le coppie in trattamento che il problema era fra loro due, fra i membri della coppia. Poi ci siamo resi conto che loro due erano in realtà solo i soldati che combattevano la battaglia. I quartieri generali erano altrove : nelle famiglie d'origine. Abbiamo così cominciato a vedere le altre quattro piazze del letto ed a capire che dietro una coppia che non funziona ci sono sempre difficoltà a separarsi dalle rispettive famiglie d'origine. In altre parole se il letto a due piazze non funziona é perché in realtà é a sei piazze.

Certo non è solo in materia di sesso che i problemi della coppia possono originare dalle famiglie di origine. Molte coppie hanno problemi di altro tipo : di comunicazione fra loro, di educazione dei figli , di gestione economica, etc. Anche in questi casi aver fatto una crescita ed una separazione dalla propria cultura familiare può essere importante. Noi ci limiteremo in questo libro , però , ad esaminare i problemi sessuali delle coppie da questo punto di vista trigenerazionale. Naturalmente sappiamo bene che è difficile separare il problema sessuale dagli altri che una coppia può presentare. Anche questo è , certamente, un punto di vista arbitrario. Tuttavia ci limiteremo a questo aspetto perché noi trattiamo coppie che presentano problemi sessuali , almeno come motivo più significativo fra i tanti che portano a richiedere una terapia.

Se consideriamo la famiglia come un organismo vivente dobbiamo immaginarci un momento in cui essa viene concepita , un periodo in cui si sviluppa in un ambito protetto , un momento in cui nasce, ed ancora periodi diversi di crescita, fino alla naturale ed inevitabile morte.

Convenzionalmente possiamo fissare l'istante del concepimento della futura famiglia nel momento dell'incontro dei due membri della coppia che poi la formeranno ; la gestazione è, naturalmente , il periodo di conoscenza ed eventualmente di fidanzamento , mentre risulterà chiaro a tutti che la nascita avviene nel momento in cui i due partners decidono di convivere o , meglio ancora , di sposarsi.

Dalla nascita alla morte la famiglia attraverserà altre fasi del suo "ciclo vitale" .

Ogni fase è caratterizzata da eventi diversi , ma , soprattutto, dall'aggiungersi di nuovi membri (per nascita , per matrimonio etc ) o dalla perdita di altri ( per allontanamento , per divorzio , per morte , etc ).

Naturalmente la scelta dell'incontro dei due membri come momento del concepimento della famiglia è del tutto arbitraria. Noi sappiamo ,infatti , che alle spalle di queste due persone esistono due famiglie d'origine, ciascuna delle quali con una storia ed una cultura che avranno ,inevitabilmente , un'influenza sulla nuova famiglia .

Al momento dell'incontro ciascuno dei due partners porta , infatti, con sè tutto il bagaglio culturale della propria famiglia d'origine. Ama e condivide solo una parte di questa eredità familiare , ma è influenzato da tutto l'insieme di essa.

Il suo personale processo di crescita , infatti , non è certamente stato completato. Le coppie , normalmente, si formano nella fase adolescenziale o, nella migliore delle ipotesi , nella cosidetta fase del "giovane adulto" , cioè nella seconda o nella terza decade ( fra i quindici ed i venti , o fra i venti ed i trent' anni ).

Ma ,come ormai molti autori sono d'accordo nell'affermare, il vero distacco dalla famiglia e ,quindi , la vera crescita dell'individuo rispetto alla sua famiglia d'origine,avviene solamente fra i trenta ed i quarant' anni , cioè nella quarta decade.

Questo perchè soltanto in questa fase l'individuo ha gli strumenti per poter guardare criticamente alla sua famiglia d'origine, e fare così una scelta più precisa e definita di ciò che vuole conservare e di ciò che vuole , al contrario , rifiutare ed abbandonare della propria cultura familiare d'origine .

Fra i trenta ed i quarant'anni , infatti, si sono definite maggiormente alcune situazioni fondamentali per la vita di una persona : si è raggiunto generalmente un ruolo professionale più definito e talvolta più significativo, si è ottenuta un'indipendenza economica dalla famiglia d'origine , si è stabilizzata la propria posizione affettiva in un matrimonio, si è divenuti genitori .

Da queste posizioni acquisite un individuo può guardare alle scelte dei suoi genitori in maniera diversa, e differenziarsi attraverso l'affermazione e la difesa delle sue scelte.

Tuttavia, come sembrerà evidente al lettore a questo punto , se il matrimonio e la nascita dei figli sono elementi necessari per la crescita , è anche vero che la nascita della coppia ed il matrimonio stesso intervengono ,allora, in una fase di vita dell'individuo nella quale questa crescita non è stata ancora completata.

Noi pensiamo allora , che la coppia debba avere una funzione che va oltre quella biologica o riproduttiva , quella sessuale e persino quella affettiva .

E' evidente, infatti , che il rapporto di coppia è anch'esso uno strumento di crescita e cioé che può aiutare l'individuo a crescere , ma che , naturalmente , può anche rallentarne o, addirittura, impedirne la crescita.

E la famiglia d'origine , a sua volta , può permettere , incoraggiare , o anche rallentare o addirittura rendere impossibile la nascita o la crescita della coppia.

Diciamo pure che la coppia ideale è quella all'interno della quale la crescita del singolo membro viene aiutata o addirittura potenziata, comunque non ostacolata dall'altro . Perchè questo avvenga è necessario prima di tutto che ciascuno dei due membri desideri questa crescita, che comporta una separazione ed una differenziazione dalla famiglia d'origine e dalla sua cultura .

E' importante che ciascuno dei membri possa aiutare l'altro in questa crescita svolgendo per suo conto una funzione di critica costruttiva, ed è indispensabile che ciascuno dei due membri permetta all'altro di aiutarlo, e si fidi di lui .

Con una metafora che ci è cara, cercheremo di illustrare meglio questo lavoro di coppia .

Quando un individuo lascia la sua casa , apre i propri armadi e riempie la valigia con i vestiti e gli oggetti che ritiene gli saranno utili nel viaggio ; mentre abbandona , perchè inutili o controproducenti , altri oggetti o vestiti.

Ambedue i membri della coppia dovrebbero fare questa operazione nel lasciare la propria famiglia , per ritrovarsi , in un momento successivo , a riaprire le proprie valigie ed a sistemare i vestiti e gli oggetti scelti negli armadi comuni .Nella prima fase ,naturalmente , ciascuno dovrebbe scegliere per sè, mentre nella seconda ci troviamo di fronte ad un lavoro di coppia , perchè mentre alcune cose andranno a posto da sole , certamente per molte altre sarà invece necessario trovare il giusto posto nell'armadio o nella casa .

Talvolta addirittura alcuni degli oggetti o degli abiti che piacciono ad uno dei due coniugi potrebbero incontrare il veto assoluto da parte dell'altro , e questo dovrà comportare una rinuncia da parte del primo .

E' chiaro che potranno avere accesso alla casa ed agli armadi coniugali solo gli oggetti o gli abiti su cui ambedue i coniugi sono d'accordo .

Le cose decisamente rifiutate da uno dei due dovranno necessariamente essere espulse dalla casa comune, ma molto spesso, uscite dalla porta, rientreranno , contrabbandate , dalla finestra.

Ci saranno poi , tutta una serie di oggetti non accettati volentieri , ma "tollerati",che troveranno uno spazio provvisorio e condizionato , fino a che non si siano modificate le situazioni .

Anzi questa è forse la cosa che avviene più di frequente. Molto spesso, parlando con le coppie in difficoltà, quando domandiamo :"Ma lei conosceva questo lato del carattere di suo marito o di sua moglie ?" , la risposta è :" Si , certo" .E quando insistiamo " Ma allora se non le piaceva , perchè lo ha accettato ? ", la risposta è ,invariabilmente ," Speravo che col tempo sarei riuscito a cambiarlo ".

Mai al mondo è esistita illusione più dannosa di questa.

I matrimoni che nascono e si consolidano su questo pericoloso compromesso ( tanto poi lo/la cambio ) ,sono sicuramente destinati ad avere problemi prima o poi , e spesso a fallire .

Non esiste ,infatti , nessuna possibilità di cambiare radicalmente l'altro , mentre naturalmente ciascuno può cambiare se stesso .

L'altro pericolo altrettanto comune è quello di costringere l'altro a portare nella nouva organizzazione familiare cose che non ama e che aveva scelto di abbandonare . Questo avviene soprattutto perchè l'altro si convince di avere in questo modo delle carte in più per " conquistare " o per consolidare il rapporto con il partner.

Continuando la nostra metafora degli armadi , sarebbe come se la moglie domandasse al marito " Ma perchè hai lasciato a casa lo smoking ? Ti stava così bene !" , ed il marito rispondesse " Non amo più le occasioni sociali ", ma di fronte all'insistenza della moglie si convincesse a portarlo comunque .

Anni fa , intervistando una coppia di mezza età , cercavamo di capire come una signora a cui piaceva molto la vita di società ( cene , feste , concerti etc ) , si fosse convinta a sposare un uomo assolutamente schivo e riservato e che per di più viveva in una piccola città di provincia dove ben poche occasioni sociali erano a disposizione .

Scoprimmo, così,che non era stata affascinata dal marito , bensì dalla sua famiglia d'origine , ed in particolare dalla madre di lui , donna vitale ed amante della vita di società .

Il futuro marito si era guardato bene dall'avvisare la fidanzata che per la vita di società non c'era spazio "nelle sue valigie ". Anzi , nei confronti di questo tipo di vita, egli aveva notevoli riserve , forse anche perchè proprio questo aveva tenuto lontana la madre da lui . Al contrario , avendo valutato che questo elemento gli avrebbe permesso la conquista della fidanzata , e l' avrebbe convinta a trasferirsi con lui in provincia , egli , più o meno consapevolmente, l'aveva utilizzato .

Naturalmente , tutto era andato per il meglio durante i primi anni di matrimonio , finchè la suocera era in vita , ma alla sua morte il marito non era stato in grado di continuare la vita di società che la madre organizzava così bene , nè aveva permesso alla moglie di organizzarla in altro modo .

La famiglia d'origine può interferire con la vita di coppia in modi diversi , ed in diversi momenti del ciclo vitale .

Se l'interferenza risulta pesante fin dall'inizio , nella fase della conoscenza o del fidanzamento , può essere difficile od impossibile il consolidamento della coppia o la continuazione della sua vita : uno dei membri o ambedue potrebbero avere, nella famiglia d'origine , funzioni così importanti da non permettergli neppure l'inizio di una vita di coppia .

Naturalmente questo tipo di boicottaggio familiare non è quasi mai motivato esplicitamente con necessità familiari reali . Cioé è difficile che i genitori o i familiari dicono ad un loro figlio o fratello " Non ti puoi sposare" o "Abbiamo bisogno di te " . E' più probabile che la critica passi attraverso attacchi in campi più neutri ,come le abitudini diverse , o la cultura differente del partner, o i livelli sociali sbilanciati .

Talvolta la giovane coppia riesce a superare le difficoltà della prima fase , ma non riesce ad opporsi all'invadenza delle famiglie d'origine successivamente al matrimonio .

Costruita la loro casetta , più o meno come i tre porcellini della favola, i due giovani coniugi possono trovarsi improvvisamente senza difesa e con il loro spazio fisico o mentale invaso fino all'intimità.

Talora passa ancora più tempo, e le difficoltà insorgono solo in una fase successiva del ciclo vitale , per esempio alla nascita del primo figlio.

In questa fase, infatti , le famiglie d'origine divengono particolarmente attente a ciò che avviene nella nuova famiglia nucleare. Non a caso! Perché è in questa fase che si decide l'appartenenza ad una cultura o all'altra .

Ed è perciò , proprio in questo momento, che i nonni possono cercare di mettere bocca in tutte le decisioni relative al nipote : dal modo in cui si chiamerà alla maniera in cui viene nutrito , allevato ,educato etc.

Alcuni tentativi di influenzamento e di intrusione sono espliciti , e sono i meno pericolosi.

Altri ,invece, sono più subdoli e di solito vengono svolti da uno o tutti e due i genitori sul

rispettivo figlio. E' in questa situazione che si verifica se la coppia è riuscita a creare un proprio grado d'intimità e di complicità. Se questo è avvenuto i tentativi di intrusione saranno facilmente "rintuzzati " e magari commentati ironicamente all'interno della coppia ; altrimenti si possono creare situazioni molto imbarazzanti.

Se , ad esempio, una madre telefona al proprio figlio dandogli consigli sulla gestione del neonato e ,velatamente , criticando in questo modo le scelte della coppia ( che naturalmente attribuirà alla nuora ) , il figlio potrà rispondere in diversi modi .

Un primo modo è quello di fare proprie le critiche della madre ,senza denunciarne l'origine , e discuterle con la moglie ( evidente caso di fedeltà alla famiglia d'origine ).

Una seconda possibilità è quella di condividere con la moglie e discutere con lei le critiche , chiarendone l'origine fin dall'inizio , e riservandosi di decidere insieme .

Ma sopratutto, una volta presa la decisione con la moglie, sarà importante vedere cosa il figlio comunicherà alla propria madre successivamente.

Anche ,infatti, avendo condiviso con la moglie una posizione diversa da quella materna , e quindi , avendo dimostrato un' evidente complicità di coppia , il figlio potrebbe far credere alla propria madre di essere vittima di queste decisioni , mantenendo così un livello diverso di fedeltà alla famiglia d'origine .

O viceversa , potrebbe definirsi d'accordo con la moglie, e quindi decisamente differenziato dalla famiglia d'origine .Talvolta ,comunque , anche queste crisi legate alla nascita del primo figlio vengono superate.

Vogliamo ,però, sottolineare quì che il fatto che una coppia riesca ad andare oltre la crisi non vuol dire necessariamente che questa crisi abbia prodotto una crescita della coppia o dei suoi membri . Talvolta ,infatti, la soluzione può essere affidata al tempo ed all'attesa che tutto trovi un suo andamento senza alcun intervento .

Gli impegni della vita ,il lavoro , i figli , il cosidetto " quotidiano", possono riempire anche per molti anni la vita di due persone .Ma si tratta solo di un rinvio temporaneo : nella prossima fase del ciclo vitale scoppierà una nuova crisi . Quando i figli comincieranno a crescere e diventeranno indipendenti , quando non daranno più problemi importanti , quando usciranno di casa definitivamente , e la coppia sperimenterà la cosidetta sindrome "del nido vuoto".

Molto spesso questa fase é fonte di gravi problemi per le coppie che hanno avuto scarsa o nessuna esperienza di coppia sola nel passato. Si tratta di coppie che si sono sposate già in attesa del primo figlio , oppure che sono andate a convivere con una delle due famiglie d'origine , o che , per altri motivii, non hanno potuto sperimentare all'inizio del loro rapporto una convivenza in coppia da soli. In tutti questi casi , ma anche in altre situazioni, l 'uscita dei figli può rappresentare un problema per l'incapacità a progettare spazi di coppia , mai sperimentati o dimenticati per il troppo tempo trascorso.

O , addirittura, nell'età della pensione ,quando tutti e due i coniugi dovranno riscoprire modi per passare, di nuovo insieme , intere giornate .

Come nel caso di quel collega che trattammo alcuni anni fa , che aveva vissuto per la sua professione di medico fuori dalla famiglia tutta la sua vita di lavoro , costringendo così la moglie ad organizzarsi una propria vita , centrata prima sui figli , poi su un gruppo di amiche coetanee .

Al momento della pensione scoppiò il dramma : egli , tornato a casa ,voleva organizzare un'intensa vita di coppia ,che la moglie non era abituata , nè interessata, a pensare ed a vivere insieme a lui .

Dopo un pò di tempo il marito cominciò a sospettare una relazione extraconiugale della moglie , ed iniziò gradualmente a mostrare i sintomi di un delirio di gelosia .

Più frequenti , invece , sono le mogli che manifestano depressioni conseguenti alla perdita di significato della loro vita di madri e di mogli.

Se infatti tutta la loro vita precedente era organizzata in funzione dei figli e di un marito ormai vissuto come altro figlio da accudire , oppure estraneo da tempo alla famiglia, esse talvolta avranno difficoltà serie ad adattarsi a spazi vuoti e disponibili , difficili da riempire. Il tempo apparirà eterno e privo di significato , le risorse utilizzabili per affrontare il problema inesistenti, la depressione farà capolino lentamente , dando poi , molto rapidamlente, una coloritura negativa anche ad altri aspetti della vita quotidiana che ancora non avevano perso valore e significato.

In tutte e due queste ultime situazioni risulta importantissima la possibilità di appoggiarsi reciprocamente all'altro coniuge, per ricostruire , ma più spesso per costruire per la prima volta, uno spazio di coppia nel quale consolarsi e dare significato agli anni futuri. Dopo tutto questo a volte è un periodo non troppo lungo di attesa, dopo il quale i vecchi genitori riavranno significato nella vita dei figli come nonni. Si tratta solo di superarlo.

Per questo noi riteniamo importante che la coppia difenda fin dall'inizio i propri spazi, anche se dovranno essere faticosamente ritagliati o perché i bambini sono piccoli o perché si torna stanchi da una giornata di lavoro. E' fondamentale mantenere viva la curiosità di sperimentare il nuovo ristorante di cui tanto si parla , o di vedere l'ultimo film del regista preferito , o di ritornare a mangiare una pizza nel localino frequentato da fidanzati. Ma può bastare anche la capacità di creare in casa la sera uno spazio anche minimo di relax di coppia, purche' lo si difenda ad oltranza da tutte le possibili invasioni , non ultima il sonno ! Mantenere vivi questi spazi permetterà di conservare , anche se in alcune fasi ad un livello minimo di sopravviveznza, l'intimità di coppia, per averla a disposizione più avanti, quando risulterà indispensabile.

Se non temessimo di apparire un pò troppo radicali, ci sentiremmo di affermare che la coppia deve essere messa avanti a tutto: non solo alle famiglie d'origine ma anche ai figli ; perché solo se essa funziona bene e resta stabile , anche tutto il resto continuerà a funzionare nel modo migliore.

 

 

La Famiglia Trigenerazionale ed il Genogramma Fotografico.

 

Data l'importanza per noi della famiglia trigenerazionale quando non possiamo o non vogliamo convocare le famiglie d'origine chiediamo alla coppia di portarte le loro foto familiari. La modalità é molto simile a quella descritta nella formazione degli allievi. La differenza consiste nel fatto che chiediamo ai membri della coppia di scegliere separatamente le foto familiari fino al momento del loro incontro . Da quel momento in poi le foto devono essere scelte assieme.

Le foto vengono portate in più fasi: Famiglia d'origine ed infanzia, adolescenza fino all'incontro dei due , dopo l'incontro fino al matrimonio, dai figli in poi. Ognuno può portare fino a dieci foto per fase . Dall'incontro in poi le foto sono scelte insieme (dieci) ma ognuno può portarte altre cinque foto "non concordate.

Non c'é spazio qui per entrare in merito alle modalità tecniche con le quali interpretiamo ed utilizziamo il genogramma fotografico in sostituzione della famiglia estesa. Rimandiamo per questo ad un libro curato da chi scrive con Katia Giacometti , in corso di pubblicazione per la F.Angeli.

Un'altra tecnica che qui soltanto enunceremo é la prescrizione di un film da vedere in coppia, e che, naturalmente è scelto ad hoc per focalizzare le problematiche della coppia stessa.

 

CONCLUSIONI

 

 

Gli audiovisivi nelle loro varie forme sono sicuramente divenuti strumenti insostituibili in terapia familiare e nella formazione del terapista. Assieme ad aspetti sicuramente positivi compaiono talvolta distorsioni.

La più importante mi sembra l'aver accentuato certi aspetti spettacolari ed eclatanti già presenti nelle terapie sistemico-strategiche.

Troppo spesso nei convegni e nella formazione sono mostrati brani spettacolari o prime sedute significative, mentre raramente viene dato spazio alla noia ed alla difficoltà di un intero processo terapeutico.

Questo può generare negli allievi, ed in particolare nei neofiti, la convinzione che si tratti di interventi facili e brevi, e, soprattutto può stimolare pericolose tendenze imitative.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1) ALGER I.: Therapeutic use of viteotape playback, J. Nerv. Ment. Dis., 148:430-36, 1969.

2) ALGER I.: Television image confrontation in Group Therapy, n SAGER C.J., KAPLAN H. (Eds.), Progress in Group and Family Therapy, New York, Brunner Mazel, 1972.

3) ALGER I.: Audio visual tecniques in Family Therapy, in BLOCH D.A., Tecniques of Family Psychotherapy: a Primer, Grune and Stratton, New York, 1973.

4) ANGELO C.: Audiovisivi e Didattica, Terapia Familiare Notizie, 6:5-7, 1987.

5) BEAUJEAN J.: La video en therapie et en formation familiales systemiques, in BLEANDONU G. La Video en Therapie, Paris, ESF, 121-132, 1986.

6) BLEANDONU G. La Video en Therapie, Paris, ESF, 1986.

7) BERGER M.M.: Videotape Tecniques in Psychiatric Training and Tratment, New York, Brunner Mazel, 1978 (revised edition).

8) BODIN A.: Uso del videotape nella formazione di terapeuti della famiglia, in WATZLAWICK P., WEAKLAND J.H. (a cura di), La Prospettiva relazionale, Roma, Astrolabio, 132-146, 1978.

9) CARDINALI G.: L'uso degli audiovisivi: un impianto di videoregistrazione in un'istituzione pubblica, Terapia Familiare Notizie, 2, 7, 1983.

10) de BERNART R.: La funzione del gruppo nella formazione del terapista familiare, in DEVOTO A., ed., Tecniche di Gruppo, Milano, F.Angeli, 1984.

11) de BERNART R.: L'uso degli audiovisivi: come acquistare un impianto video, Terapia Familiare Notizie, 1,7, 1982.

12) de BERNART R.: Audiovisivi in Terapia Familiare, in LUPOI S., DE FRANCISCI A., ANGIOLARI C. (a cura di), Le prospettive relazionali nelle istituzioni e nei servizi territoriali, Milano, Masson Italia, 63-65, 1985.

13) de BERNART R.: Audiovisivi: due nuovi strumenti, Terapia Familiare Notizie, 5, 23-24,1986.

14) de BERNART R.: L'immagine della famiglia, Terapia Familiare Notizie, 6, 3-4,1987.

15) de BERNART R.: "Video et Therapie Familiale", Bulletin de Psycologie, Tome XLIII, n.395, pp. 564-568.

16) de BERNART R.: "L'uso degli Audiovisivi nella Terapia Familiare", Attraverso lo Specchio, Esperienze clinicge in Terapia Familiare", n.26/28, anno 8, 1990, pp. 44-56.

16 Bis ) de BERNART R. , GIOMMI D. "Il letto a sei piazze" , in stampa 1995.

16 ter ) de BERNART R. ,GIOMMI R. "Terapia di Coppia e/o Terapia Sessuale"in : Andolfi M., Saccu C., "LA COPPIA IN CRISI" , Istituto di Terapia Familiare di Roma, 1987, pp. 327/336.

17) GLADFELTER J.: Films in Group and Family Therapy, New York, Brunner Mazel, 1972.

18) GEOFFREY Y., ACCOLLA P., SCUTZENBERGER A.A.: Video, Formation et Therapie, Bar le Duc, EPI, 1980.

18 bis) GIACOMETTI K. Comunicazione personale .

19) METCOFF J.: Introducing videotape to the family in the role of a specialized member of the treatment system, J. of Marital and Family Therapy, 6,2, 153-158, 1984.

20) MONTELLA V.: L'uso degli audiovisivi: L'occhio del Terapista, Terapia Familiare Notizie, 3,7, 1984.

21) MONTELLA V.: Video-penna e video-notes, Terapia Familiare Notizie, 6, 23-24, 1987.

22) PAUL N.L.: Cross confrontation, in GUERIN P.J., ed. Family Therapy, Theory and practice, New York, Gardner Press, 1976.

23) RUBEN A.L.: The family Picture, The Journal of marriage and Family Counseling, 4,3, 25-28, 1976.

24) SIGAL J.J. et al.: Videotaped simulated families as a tool in family therapy outcome research, International Journal of Family Therapy, 4,3, 236-242, 1980.

25) SPALLONE G.: Un'analisi microsociale secondo la teoria dei sistemi: l'ospedale, l'ammissione, il sintomo, Bollettino di Psicologia Applicata, 155-156, 141-150, 1980.

26) TAUSIG J.N., SCHAEFFER S.: Self-image experience by immediate television feedback: a preliminary report, Unpublisched, quoted by ALGER I., Audio visual tecniques in Family Therapy, op.cit.

27) WHIFFEN R.S.: The use of videotape in supervision, in WHIFFEN R.S., BYNG-HALL J. (eds), Family Therapy Supervision: recent developments in practice, London, New York, Grune and Stratton, 1982.



ITFF.org Home I Corsi di Formazione Libreria/Biblioteca Link Interessanti

Contatti:
ITFF-Direzione
itff@itff.org

ITFF-Corsi/Informazioni/Segreteria
marialbertab@itff.org

Tel/Fax: 055 577280
Dal lunedi' al venerdi' 10:00 - 16:00

Webmaster-Sito
studiod@studiodweb.com
Per vedere meglio... 800 x 600 - Monitor 15"

Realizzazione del sito di Michal Dusikstudiod@studiodweb.com.
Copyright: tutto il materiale (testo, logo, immagini) e' protetto da copyright, ed e' proprieta' dell' Istituto di Terapia Familiare di Firenze e non puo' essere utilizzato se non per la consultazione su questo sito. Per la richiesta di qualsiasi materiale, contattare l'Istituto di Terapia Familiare di Firenze 055 / 577280, itff@itff.org.