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Introduzione al Simposio:
"Famiglia e Psicosomatica"
Luigi Onnis * , Rodolfo de Bernart **
* Medico Psichiatra, Dipartimento Scienze Psichiatriche e Medicina
Psicologica, Università La Sapienza , Roma; Direttore del
Training , IEFCoS ,Piazza Buenos Aires, Roma
** Medico Psichiatra, Direttore , Istituto di Terapia Familiare
di Firenze
SOMMARIO
I due autori accennano ai tre principali contributi dati dalla
teoria sistemica e dall'ottica relazionale e familiare alla medicina
psicosomatica.
Nell'introdurre il simposio sulla famiglia, ci sembra importante
sottolineare i tre contributi che il movimento sistemico-relazionale
ha apportato nel tempo alla medicina psicosomatica.
ï Il primo contributo é senza dubbio l'allargamento dell'ottica
da quella lineare a quella circolare , e dalla prima alla seconda
cibernetica , cioé all'inclusione dell'osservatore nel campo
di studio.
ï Il secondo contributo è certamente il vero e proprio lavoro
clinico con le famiglie dei pazienti psicosomatici; con un allargamento
del contesto, che é arrivato fino al tentativo - forse non
riuscito del tutto - di definire le caratteristiche della "famiglia
psicosomatica".
ï Infine il terzo contributo è stato l'impiego dell'ottica
sistemica e delle tecniche relazionali per la formazione degli operatori
psicosomatici.
Gregory Bateson, il grande antropologo americano che tanta influenza
ha avuto nell'applicazione di concetti sistemlci alle scienze del
comportamento e allo studio dell'interazione umana, era solito proporre
ai suoi studenti I 'analisi di una sequenza apparentemente semplice
: quella rappresentata dal movimento di uno spaccalegna che con
un'ascia tenti di abbattere un albero. Se la sequenza ha come punto
di partenza lo spaccalegna, si può supporre che dalla sua
mente parta un impulso che muovendo il braccio, guidi l'accetta
a incidere sul tronco dell'albero una certa tacca; ma se, per quanto
strano possa sembrare, sì rovescia la sequenza e si prende
come punto di partenza l 'albero. si potrà notare che la
forma e la posizione di ogni tacca incisa nel tronco condiziona
il colpo d'ascia successivo a seguirne l'orientamento e quindi influenza
la mente e il movimento dello spaccalegna. Ciò significa
che se non ci si abbandona a interpunzioni arbitrarie e non ci si
lascia condizionare dalla visione più ovvia e più
appariscente della sequenza, per cui l'azione deve necessariamente
procedere dallo spaccalegna verso l' albero, si riesce a cogliere
anche l'azione o l'Informazione di ritorno (retro-azione), che dà
al processo le caratteristiche di un processo circolare.L'esempio
è partlcolarmente illuminante perché mostra come un
fenomeno apparentemente così semplice possa essere 'letto'
in modi completamente diversi a seconda del filtro di lettura (
o dell'ottica ) che si utilizza. (Onnis 85a).
Nel nostro caso il passaggio da una concezione di causalità
lineare ad una circolare consente di collocare il problema nel contesto
in cui si manifesta, cioè la malattia psicosomatica nel contesto
familiare, e consente inoltre di rovesciare una visione tradizionale
del rapporto tra famiglia e paziente psicosomatico, superando cioé
il concetto di "famiglia nociva", per scoprire invece che anche
il paziente influenza attivamente l'organizzazione familiare così
come questa influisce su di lui e la sulla sua malattia.
Perciò la domanda se il paziente designato sia malato a
causa dei suoi genitori, o se i genitori abbiano un certo comportamento
a causa del membro malato é senza risposta. Tutta la famiglia
é coinvolta in un gioco rigido di interazioni e tutti i membri
della famiglia cooperano al suo mantenimento. E' proprio l'esistenza
di questo rapporto di interinfluenza circolare tra i membri che
consente di considerare la famiglia come un sistema. Un sistema
in realtà é qualsiasi gruppo di persone ( la famiglia
non é che un esempio) collegate fra loro e che interagiscono
definendo le reciproche relazioni come regole. Una famiglia ,perciò
, può essere ritenuta un sistema interattivo governato da
regole secondo la definizione di Jackson. Le regole sono modelli
interattivi che trascendono le qualità dei membri individuali
e acquistano il significato di realtà proprie del sistema.
Questo si configura come una totalità ( cioé non é
riducibile alla semplice somma delle parti) e mantiene una stabilità
omeostatica ( o coerente con Dell) senza la quale rischierebbe di
disgregarsi. Naturalmente i sistemi viventi possono anche trasformarsi
e cambiare. Le due modalità : omeostasi e trasformazione
si bilanciano flessibilmente in un equilibrio dinamico. Nei sistemi
"patologici" , invece una particolare rigidità delle regole
impedisce la trasformazione necessaria come risposta a nuove esigenze
evolutive. Si riscontra in questi sistemi una particolare "cristallizzazione"
della propria organizzazione interna. In questi sistemi più
facilmente compaiono o tendono a persistere ed a cronicizzarsi manifestazioni
psicosomatiche. Il sintomo assume in questa visione un duplice e
paradossale significato: é espressione , fenomenologicamente
evidente in un membro, della sofferenza di un sistema che non riesce
ad evolvere verso più maturi stadi di crescita e , parallelamente,
é un potente rinforzo dello status quo.(Onnis 85a , 85b ,
86).
Ci si potrebbe chiedere allora : che ne è della componente
biologica del sintomo psicosomatico e delle sue caratteristiche
? Non si rischia di sottovalutare la specificità biologica
del sintomo nel focalizzare l'attenzione sulla tipologia specifica
dell'organizzazione familiare ( sempre simile nonostante la diversità
dei problemi psicosomatici presentati dai pazienti) ? In realtà
anche nella visione sistemica il dato biologico trova una sua collocazione
specifica ma senza ritorni alle piatte organizzazioni lineari "somatogenetiche",
"psicogenetiche" o " familiogenetiche", viene integrato in circuiti
più articolati e più complessi.. In particolare ,
nella concezione sistemica il sistema psicobiologico individuale,
quello interpersonale familiare e quello socioambientale intragiscono
fra di loro continuamente.(Onnis 93).
Il più noto tentativo di tipologia familiare e quello di
Salvador Minuchin (80 ) che descrive la famiglia psicosomatica come
un sistema in cui sono presenti quattro caratteristiche pressoché
costanti: invischiamento, iperprotettività, rigidità,
impossibilità di risoluzione del conflitto.
Minuchin distingue inoltre tra disturbi psicosomatici primari e
secondari. Nei primi è già presente un 'alterazione
fisiologica ( diabete, asma, etc.) e l'elemento psicosomatico non
insorge per ragioni emotive, ma viene da queste escerbato, reso
piu resistente alle cure mediche e , talvolta , cronicizzato. Nei
secondi non è dimostrabile la presenza di alcuna alterazione
fisiologica predisponente. L'elemento psicosomatico consiste qui
nella trasformazione di conflitti emotivi in sintomi somatici. A
volte questi sintomi possono cristallizarsi in una malattia grave
come l'anoressia nervosa.
Nei disturbi psicosomatici dell'adolescenza, secondo Stierlin (
84 ), però si riscontrano altri tipi di famiglie, nelle quali
le caratteristiche sono molto diverse rispetto al modello di Minuchin.
Ad esempio sono frequenti famiglie ad alto tasso di conflittualità
o famiglie espulsive e rifiutanti. In queste ultime il figlio è
rifiutato e trascurato. Questo può dar luogo ad un'estrema
rabbia, a frustrazione ed a bisogni di rifugio. C'è inoltre
una tendenza fuggire dalla famiglia in una prematura pseudoindipendenza,
che non permette una differenziazione -integrazione equilibrata.
Infine i ragazzi rifiutati possono perdere facilmente l'autostima
e avere desideri e comportamenti autodistruttivi.
Come si vede le tipologie possono essere l'una l'opposto dell'altra.
Inoltre la famiglia psicosomatica descritta da tutti gli autori
é sempre quella osservata dopo l'insorgenza del sintomo.
Questo non ci permette di affermare che quel tipo di famiglia produce
il sintomo, ma solo che così ha reagito ad esso. (de Bernart
91 b )
Molti modelli d'intervento sono seguiti a questa lettura sistemico-familiare
del disturbo psicosomatico. Il più recente di cui non ci
occuperemo qui , per evidente mancanza di spazio, é quello
delle "sculture del futuro" (Onnis 90, 94), nel quale si utilizza
in terapia il linguaggio del corpo come mezzo per curare disturbi
che hanno scelto sintomi somatici per esprimere disagi mentali e
relazionali e contemporaneamente si esplorano "miti" e "fantasmi"
familiari che, nella loro rigidità, sembrano bloccare il
ciclo evolutivo individuale e familiare e cancellare la dimensione
del futuro.
Un ulteriore contributo é , invece, sicuramente stato dato
dall'ottica relazionale allo studio dei contesti di cura medici
e paramedici; (R.de Bernart,"1984; 1984,b; 1984,c ;1984,d ;1985;
1986; 1991; 1991b.)
In questi ultimi anni é proprio in questo campo che sono
stati fatti gli studi, le ricerche e i tentativi più interessanti
nella ricerca e nella formazione.
In particolare la utilizzazione della famiglia del paziente per
comprendere e superare problemi di compliance nella cura , e l'utilizzazione
della famiglia del medico per la comprensione ed il superamento
di problemi relativi alla relazione medico-paziente (Rosselli, de
Bernart,1986,1991), ad esempio con l'utilizzo di gruppi alla Balint
relazionali (BALINTREL).
Una gran parte delle ricerche in corso oggi tendono ad includere
il terapeuta nel campo di osservazione. Proprio per questo stiamo
cercando di includere nella formazione del medico come del terapeuta
familiare lo studio della sua famiglia d'origine.
Inoltre lo studio sistemico-relazionale dei contesti non familiari,
ospedalieri , ambulatoriali etc. è solo all'inizio e tuttavia
ha già profondamente influenzato il modo di riconsiderare
le relazioni fra gli operatori di ogni ruolo ed ha già costretto
a riprogettare la formazione nel settore socio-sanitario..
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