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Per "Vita e Salute"
"La Famiglia e Psicosomatica"
Rodolfo de Bernart *
* Medico Psichiatra
Direttore , Istituto di Terapia Familiare di Firenze
Gregory Bateson, il grande antropologo americano che tanta influenza
ha avuto nell'applicazione di concetti sistemlci alle scienze del
comportamento e allo studio dell'interazione umana, era solito proporre
ai suoi studenti l' analisi di una sequenza apparentemente semplice
: quella rappresentata dal movimento di un boscaiolo che con un'ascia
tenti di abbattere un albero. Se la sequenza ha come punto di partenza
il boscaiolo, si può supporre che dalla sua mente parta l'
impulso che muovendo il braccio, guidi l'accetta a incidere sul
tronco dell'albero una certa tacca; ma se, per quanto strano possa
sembrare, sì rovescia la sequenza e si prende come punto
di partenza l 'albero. si potrà notare che la forma e la
posizione di ogni tacca incisa nel tronco condiziona il colpo d'ascia
successivo a seguirne l'orientamento e quindi influenza la mente
e il movimento del boscaiolo. Ciò significa che se non ci
si abbandona a interpunzioni arbitrarie e non ci si lascia condizionare
dalla visione più ovvia e più appariscente della sequenza,
per cui l'azione deve necessariamente procedere dallo spaccalegna
verso l' albero, si riesce a cogliere anche l'azione o l'Informazione
di ritorno (retro-azione), che dà al processo le caratteristiche
di un processo circolare. L'esempio è particolarmente illuminante
perché mostra come un fenomeno apparentemente così
semplice possa essere 'letto' in modi completamente diversi a seconda
del tipo di lettura ( o dell'ottica ) che si utilizza, come illustra
bene Onnis in un suo lavoro.
Nel nostro caso il passaggio da una concezione di causalità
lineare ad una circolare consente di collocare il problema nel contesto
in cui si manifesta, cioè la malattia psicosomatica nel contesto
familiare, e consente inoltre di rovesciare una visione tradizionale
del rapporto tra famiglia e paziente psicosomatico, superando cioé
il concetto di "famiglia nociva", per scoprire invece che anche
il paziente influenza attivamente l'organizzazione familiare così
come questa influisce su di lui e sulla sua malattia.
Perciò la domanda se il paziente designato sia malato a
causa dei suoi genitori, o se i genitori abbiano un certo comportamento
a causa del membro malato é senza risposta. Tutta la famiglia
é coinvolta in un gioco rigido di interazioni e tutti i membri
della famiglia cooperano al suo mantenimento. E' proprio l'esistenza
di questo rapporto di influenza circolare tra i membri che consente
di considerare la famiglia come un sistema. Un sistema in realtà
é qualsiasi gruppo di persone ( la famiglia non é
che un esempio) collegate fra loro e che interagiscono definendo
le reciproche relazioni come regole. Una famiglia ,perciò
, può essere ritenuta un sistema interattivo governato da
regole secondo la definizione data da Jackson. Le regole sono modelli
di comportamento che trascendono le qualità dei singoli membri
e acquistano il significato di realtà proprie del sistema.
Quest'ultimo si configura come una totalità ( cioé
non é riducibile alla semplice somma delle parti ma é
qualcosa di più di essa) e mantiene una stabilità
omeostatica ( o coerente ) senza la quale rischierebbe di disgregarsi.
Ciò significa che cerca sempre di tornare, dopo ogni cambiamento,
alla situazione di partenza , o , meglio, a quella situazione che
il sistema (o la famiglia) sopporta meglio. Naturalmente i sistemi
viventi possono anche nella "normalità" trasformarsi e cambiare.
Le due modalità : omeostasi e trasformazione si bilanciano
flessibilmente in un equilibrio dinamico. Nei sistemi "patologici"
, invece una particolare rigidità delle regole impedisce
la trasformazione necessaria come risposta a nuove esigenze evolutive.
Si riscontra in questi sistemi una particolare "cristallizzazione"
della propria organizzazione interna. In questi sistemi più
facilmente compaiono o tendono a persistere ed a cronicizzarsi manifestazioni
psicosomatiche. Il sintomo assume in questa visione un duplice e
paradossale significato: é espressione , evidente in un membro,
della sofferenza di un sistema che non riesce ad evolvere verso
più maturi stadi di crescita e , parallelamente, é
un potente rinforzo dello status quo.
Ci si potrebbe chiedere allora : che ne è della componente
biologica del sintomo psicosomatico e delle sue caratteristiche
? Non si rischia di sottovalutare la specificità biologica
del sintomo nel focalizzare l'attenzione sulla tipologia specifica
dell'organizzazione familiare ( sempre simile nonostante la diversità
dei problemi psicosomatici presentati dai pazienti) ? In realtà
anche nella visione sistemica il dato biologico trova una sua collocazione
specifica ma senza ritorni alle spiegazioni lineari che fanno originare
il sintomo da problemi somatici ,o psichici, o familiari. Al contrario
il sintomo viene originato in circuiti più articolati e più
complessi. In particolare , nella concezione sistemica il sistema
psicobiologico individuale, quello interpersonale familiare e quello
socioambientale interagiscono fra di loro continuamente. A tal punto
che é impossibile parlare di una malattia ( non solo psicosomatica)
come originata solo da uno dei tre elementi. L'origine é
sempre attribuibile ad una complessa interazione fra tutti gli elementi.
Il più noto tentativo di tipologia familiare e quello di
Salvador Minuchin che descrive la famiglia psicosomatica come un
sistema in cui sono presenti quattro caratteristiche pressoché
costanti: invischiamento, iperprotettività, rigidità,
impossibilità di risoluzione del conflitto. Le famiglie di
questo tipo , quindi , sono caratterizzate da legami molto intensi
e difficili da sciogliere fra i membri. Inoltre l'atteggiamento
dei genitori verso i figli e in genere tra i componenti della famiglia
é preoccupato per ogni tipo di problema ed eccessivamente
protettivo. Ciò avviene sempre , ma si accentua di fronte
ad una malattia. Questi comportamenti , ed , in genere , tutti i
pensieri e gli atteggiamenti della famiglia , risultano molto difficili
da modificare. Infine le discussioni ed i conflitti vengono scrupolosamente
evitati, e quindi restano non risolti.
Minuchin distingue inoltre tra disturbi psicosomatici primari
e secondari. Nei primi è già presente un 'alterazione
fisiologica ( diabete, asma, etc.) e l'elemento psicosomatico non
insorge per ragioni emotive, ma viene da queste escerbato, reso
piu resistente alle cure mediche e , talvolta , cronicizzato. Nei
secondi non è dimostrabile la presenza di alcuna alterazione
fisiologica predisponente. L'elemento psicosomatico consiste qui
nella trasformazione di conflitti emotivi in sintomi somatici. A
volte questi sintomi possono cristallizarsi in una malattia grave
come l'anoressia nervosa.
Nei disturbi psicosomatici dell'adolescenza, secondo Stierlin ,
però si riscontrano altri tipi di famiglie, nelle quali le
caratteristiche sono molto diverse rispetto al modello di Minuchin
che resta tipico per le famiglie con bambini. Ad esempio sono frequenti
famiglie ad alto tasso di conflittualità o famiglie espulsive
e rifiutanti. In queste ultime il figlio è rifiutato e trascurato.
Questo può dar luogo ad un'estrema rabbia, a frustrazione
ed a bisogni di rifugio che viene ricercato altrove. C'è
perciò una tendenza a fuggire dalla famiglia in una prematura
pseudoindipendenza, che non permette una differenziazione-integrazione
equilibrata. Infine i ragazzi rifiutati possono perdere facilmente
l'autostima e avere desideri e comportamenti autodistruttivi.
Come si vede le tipologie possono essere l'una l'opposto dell'altra.
Inoltre la famiglia psicosomatica descritta da tutti gli autori
é pur sempre quella osservata dopo l'insorgenza del sintomo.
Questo non ci permette di affermare con certezza che quel tipo di
famiglia produce il sintomo, ma solo che così ha reagito
ad esso.
Molti modelli d'intervento sono seguiti a questa lettura sistemico-familiare
del disturbo psicosomatico. Il più recente di cui non ci
occuperemo qui , per evidente mancanza di spazio, é quello
delle "sculture del futuro" proposto da Luigi Onnis , nel quale
si utilizza in terapia il linguaggio del corpo come mezzo per curare
questi disturbi . Si é pensato infatti che dato che in queste
situazioni sono stati scelti sintomi somatici per esprimere disagi
mentali e relazionali sarebbe stato logico ripassare per il corpo
per curarli. Contemporaneamente si esplorano "miti" e "fantasmi"
familiari che, nella loro rigidità, sembrano bloccare il
ciclo evolutivo individuale e familiare e cancellare la dimensione
del futuro. In questo tipo di cura sono gli stessi membri della
famiglia a rappresentare con immagini scultoree costruite con i
propri parenti presenti le situazioni passate , attuali e future
che la famiglia stessa ha attraversato, attraversa o attraverserà.
Questo materiale viene poi elaborato dalla famiglia con il terapeuta.
Tutto ciò permette alla famiglia di riprendere il suo ciclo
vitale che si era arrestato all'insorgenza della malattia. Naturalmente
ciò avviene con la scomparsa del sintomo nel paziente ( o
con la riduzione della sua gravità o del numero delle crisi
, dove ci sia una componente somatica preeseistente , come nell'asma
o nel diabete). Infine questo tipo di lavoro terapeutico con la
famiglia serve a prevenire la "migrazione del sintomo ", così
frequente in queste situazioni. Con questo termine si intende il
fenomeno dell'insorgere della stessa malattia o di una nuova malattia
psicosomatica in un altro membro della famiglia , non appena il
primo é guarito.
Per Saperne di più:
R.de BERNART, La Formazione Relazionale del Medico di Base" in
Andolfi M. et al. "LA FORMAZIONE RELAZIONALE", Atti del 2°
Convegno Italiano Istituto di Terapia Familiare di Roma, Vietri
1984,ITF , Roma 1984 pp. 429/435.
R.de BERNART,"Ottica Relazionale e Medicina Generale" Atti del
convegno di Ferrara, Giugno 1984, in: Lupoi S. et al. LE PROSPETTIVE
RELAZIONALI NELLE ISTITUZIONI E NEI SERVIZI TERRITORIALI, Masson
Edit.1985,pp. 143/149.
R.de BERNART, "Il Terzo Orecchio", VITA E SALUTE n. 472, , pp.300/302,
Ottobre 1991,b.
S. MINUCHIN, B. L. ROSMAN, L. BAKER, (1978), "Famiglie psicosomatiche.
L'anoressia mentale nel contesto familiare", Astrolabio, Roma, 1980.
L.ONNIS, "Corpo e contesto", NIS Roma,1985a.
L.ONNIS, "Famiglia e Malattia Psicosomatica", NIS Roma,1988.
L.ONNIS et AL.," Le sculture del presente e del futuro: un modello
d'intervento sistemico nelle situazioni psicosomatiche" Ecologia
della mente, n.10,pp.21-46, 1990.
H. STIERLIN ,"Un confronto tra le dinamiche familiari in casi di
psicosi e di gravi disturbi psicosomatici", Terapia Familiare N.15
1984 , pp.103-117.
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