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RELAZIONE
Per Congresso Nazionale "Etica, Didattica e Ricerca
in Psicoterapia Relazionale" Gubbio, 10-12 Novembre 1995 .
" Storia come Eventi nel Tempo"
Autore: Dr. Rodolfo de Bernart
Medico Psichiatra,
Direttore dell' Istituto di Terapia Familiare
di Firenze
Introduzione
Legare la Storia al tempo non è una cosa scontata nella
terapia familiare . Tra i primi tre filoni teorici che tutti consideriamo
radici delle nostre scuole : il primo, quello Sistemico Strategico
, considerava la storia inutile e controproducente; il secondo ,
quello strutturale, non la prendeva molto in considerazione e solo
il terzo , quello psicodinamico , dava alla storia , naturalmente
, una grande importanza.
L'orientamento della mia scuola e di molte altre é oggi
il recupero della storia come eventi nel tempo ( de Bernart ). Non
potrebbe essere diversamente , dal momento che il modello clinico
fa riferimento ad un approccio trigenerazionale, secondo le illuminanti
indicazioni di autori come Bowen (1979 ) , Framo ,Boszormeny -Nagy
e Andolfi(1988 a e b ) .
Se i registri con cui possiamo osservare e fare diagnosi rispetto
ad una famiglia ed alla sua storia sono , come scrive bene Cigoli
(1992 ) : quello interattivo , quello relazionale e quello simbolico-metaforico,
noi certo non ci accontentiamo del primo ( che esclude evidentemente
il tempo). Al contrario utilizzeremo anche il secondo ed il terzo
che includono la storia ed il tempo come parte integrante dell'osservazione.
La relazione é infatti data dallo stabilirsi e dallo stratificarsi
delle interazioni nel tempo, che ad esse da' un significato. Il
livello simbolico - metaforico delle situazioni familiari é
evidentemente collegato a miti e riti familiari che solo nella storia
e nel tempo trovano la loro giusta collocazione.
Se la nostra clinica viene così orientata , coerentemente
anche la formazione dovrà tenere conto della storia dell'allievo
terapista e della sua famiglia.
La formazione dello psicoterapeuta , infatti, può comprendere
o no un lavoro sulla sua persona e sulla sua storia. Per alcune
scuole questo non sembra necessario e la formazione si riduce ,
perciò, ad un apprendimento di tecniche da utilizzare in
maniera più o meno manipolativa. In terapia familiare fanno
riferimento a questo modello tutte le scuole ad orientamento strategico,
anche se ultimamente alcune di queste si vanno ponendo interrogativi
su questo punto. Certamente danno importanza alla persona del terapista
le scuole ad orientamento strutturale , dato che il terapista é
chiamato ad utilizzare Se stesso nella interazione e nella relazione
terapeutica con la famiglia. In modo diverso ma con importanza anche
maggiore le scuole ad orientamento psicodinamico ritengono necessario
il lavoro personale di preparazione.
Se gli psicoanalisti ritengono , dunque , indispensabile un'analisi
personale del candidato, cioé una vera e propria terapia
, sarebbe logico pensare ad una terapia familiare della famiglia
del terapista familiare. Invece praticamente nessuna scuola ha mai
reso obbligatorio un simile iter per gli allievi. Questo può
forse essere spiegato col fatto che una simile richiesta avrebbe
coinvolto persone vicine ma diverse dall'interessato alla formazione.
Tuttavia in vario modo le diverse scuole hanno sempre proposto un
lavoro conoscitivo e velatamente clinico dell'allievo sulla sua
famiglia d'origine. Genogrammi di vario tipo, sculture familiari,
mappe etc. sono state in vario modo proposte durante la formazione
degli allievi. Anzi in taluni casi, ad esempio per Bowen, la formazione
degli allievi consisteva in un "viaggio a casa " organizzato prima
e commentato dopo da un gruppo di pari.
Altri autori hanno sottolineato comunque la necessità di
osservare il rapporto fra famiglia d'origine dell'allievo e formazione.
Noi per esempio da tempo sosteniamo che spesso la prima terapia
familiare condotta da un'allievo rappresenta anche una terapia simbolica
della propria famiglia d'origine , senza che questo impedisca al
terapeuta di ottenere un buon risultato , specie se ne é
consapevole. Whitaker (1983 ) invece riteneva che le terapie familiari
interminabili fossero spesso causate dal vano tentativo del terapeuta
di ottenere dalla famiglia in trattamento risultati che lo stesso
non era riuscito ad ottenere dalla sua famiglia d'origine.
La formazione , dunque richiede una lettura , con un'angolazione
clinica della famiglia d'origine dell'allievo e della sua storia
come "eventi nel tempo".
Ma naturalmente questo non può essere sufficente per poter
lavorare con una famiglia in terapia. E' anche necessario il possesso
di un linguaggio e di un'ottica con cui leggere e costruire le storie
delle famiglie in trattamento.
Per un terapista familiare vedere è importante quanto sentire,
se non di più. Solo il confronto fra ciò che vede
e ciò che ascolta gli permette, infatti, una lettura più
complessa della comunicazione familiare. Fin dalla formazione gli
allievi vengono allenati a leggere il linguaggio non verbale insieme
a quello verbale e vengono stimolati ad osservare le differenze
e le incongruenze. Sulla base di queste è poi possibile costruire
ipotesi relazionali di lavoro da verificare in seduta.
Sarà perciò chiaro il motivo per cui fin dall'inizio
della Terapia Familiare gli audiovisivi hanno avuto un posto significativo
nello strumento del terapista con conseguenze importanti anche sullo
sviluppo della stessa tecnica terapeutica.
Il video nella formazione del terapista
"Se vogliamo che un terapista sia capace di utilizzare correttamente
l'analisi del linguaggio non verbale dobbiamo abituarlo a confrontarsi
con esso fin dall'inizio della formazione" (Bodin, 1978).
Se un terapista deve essere capace di trovare un'altra immagine
da proporre alla famiglia al posto di quella "ufficiale" con la
quale essa si presenta in seduta, egli deve abituarsi a cercare
quello che non viene mostrato.
Deve anche conoscere molto bene almeno alcune immagini della propria
famiglia per essere sicuro di non cercare-trovare sempre quelle
nella famiglia in trattamento (de Bernart, 1978).
Questo mi ha portato ad utilizzare due tecniche audiovisive nel
primo livello (non clinico) di formazione allo scopo di fornire
all'allievo molte immagini della famiglia "normale" perchè
fosse poi capace di accettare con la dovuta flessibilità
tutto ciò che poteva incontrare in futuro.
Troppo spesso infatti il concetto di famiglia normale è
confinato nell'allievo nell'immagine della propria famiglia o nel
contrario di essa.
Inoltre è importante che il terapeuta impari a porsi il
problema della storia-modello attraverso cui è mediato l'incontro
con la famiglia in terapia.
Il primo strumento è l'uso di fotografie, diapositive,
film ad 8mm., e videoregistrazioni di eventi familiari della famiglia
dell'allievo. Lo scopo non è però terapeutico ma conoscitivo:
poco spazio viene dato ai giudizi e molto, al contrario, alle descrizioni.
La molteplicità e la variabilità della norma si
ottiene appunto attraverso il confronto fra le diverse famiglie.
Il metodo ha qualche parentela con la "Photo-video-scopie genealogique"
proposta da Bleandonu (1986) e con la "Family Picture" di Ruben
(1976), ma si differenzia da esse soprattutto per l'uso non clinico.
L'aspetto significativo del metodo consiste per me nel "viaggio"
dentro e fuori dalla propria famiglia, analogo a quello proposto
da Bowen ai suoi allievi.
Lo studente deve infatti "tornare" in famiglia per procurarsi
le fotografie (con tutto quello che ciò comporta"; deve poi
sceglierle ed ordinarle secondo un suo criterio (prima lettura),
ed infine presentarle al gruppo (seconda lettura) che ne darà
una nuova interpretazione secondo molteplici criteri di normalità
(terza lettura).
Un lavoro di conoscenza efficace in questa fase può essere
completato attraverso un'intervista conoscitiva "geografico=storica"
con la famiglia dell'allievo che chiarisca le modalità di
trasmissione trigenerazionale delle culture familiari ed i legami
e le posizioni funzionali dell'allievo in famiglia.
L'uso dei films in commercio (Gladfelter, 1972) o di opere teatrali
videoregistrate, è il secondo strumento utilizzato allo scopo
di allargare ancora il concetto di normalità e di abituare
l'allievo ad entrare nelle altre realtà attraverso immagini
(de Bernart, 1987). I films , inoltre non sono mai mostrati per
intero, ma solamente per brani piuttosto brevi. Gli allievi devono
poi allenarsi a costruire da queste piccole sequenze le storie dei
personaggi. Così facendo si abituano fin dall'inizio a immaginarsi
trame familiari dalle poche notizie che le famiglie portano in seduta.
Ma guardare non significa ancora "saper guardare", occorre, come
sottolinea Angelo (1987), acquisire un metodo di osservazione, scegliere
ciò che si vuole osservare, perchè non tutto ciò
che può essere percepito è ugualmente significativo.
Bisogna infine includere se stessi nel campo di osservazione,
cioè sviluppare la capacità di utilizzare su di sé
come soggetto interagente lo stesso schema di analisi impiegato
per cogliere aspetti significativi nelle relazioni degli altri.
Ognuno di noi, sottolinea ancora Angelo, usa un metodo percettivo
ed una struttura organizzativa personale.
Mi sembrava però impossibile far riferimento all' "immagine
esterna" della famiglia senza considerare la "famiglia interna".
Da un dialogo con Katia Giacometti é così nata l'idea
di collegare i due temi e precisamente di cercare di descrivere
il processo attraverso il quale si può accedere alla conoscenza
ed alla elaborazione della famiglia interna attraverso lo studio
di quella esterna.
Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione.
L'immagine tende a proporre un primo livello di rappresentabilità
, stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza
che favorisce l'ascolto reciproco , la pensabilità ed il
dialogo. L'immagine infatti é già un modo di dare
rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia si manifesta
a livello di vissuti ed agiti , ed insieme un modo di articolare
parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo
dell'elaborazione soggettiva nella costruzione dell'area condivisa.
Attraverso l'immagine si può aver e dare accesso a mondi
interni non facilmente accessibili e spesso difesi dall'uso del
canale verbale , che in questi casi appare svuotato da qualsiasi
colorazione emotiva.
Dunque l'uso dell'immagine riporta in primo piano il nesso tra
i tre registri pre-verbale, verbale e non -verbale.
" Anche se l'uso delle immagini in terapia, e con obiettivi diversi
nella formazione, attraverso il collage, il genogramma, le fotografie
di famiglia ecc... sembra rimandare più ai comportamenti
e alle azioni , tuttavia il significato di queste tecniche risiede
proprio nel loro collocarsi in questa interfaccia tra famiglia rappresentata
e famiglia reale. L'obiettivo è quello di riaprire uno spazio
alla elaborazione soggettiva , confrontando e chiarificando modelli
di relazione interiorizzati e schemi di interazione presenti.
Non bisogna pero' pensare che si tratti di un'operazione puramente
cognitiva. Centrale è infatti il ruolo degli affetti da considerarsi
organizzatori dell'esperienza e fonti del senso di continuità
del Sé attraverso i cambiamenti che intervengono nel ciclo
evolutivo individuale e familiare. "In questa prospettiva l'emergere
della personalità e del senso di coerenza e costanza del
Sé deve essere inserita in un ecosistema costituito da fitte
e ricche interazioni ...... tra persona e altro in cui non si puo'
parlare solo dell'emergere del senso dell'Io e del Tu, ma anche
del senso del Noi o del Sé intersoggettivo" come scrive Stern.
Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione. Le interazioni del qui ed ora riproducono il processo
collussivo, l'incastro tra i mondi interni dei partecipanti, le
difese interpersonali e l'uso difensivo dell'altro, ma in uno spazio,
quello della terapia, in cui l'incastro saturo viene allentato a
favore della formazione di un senso nuovo attraverso nuovi nessi.
E l'uso dell'immagine tende a proporre già un primo livello
di rappresentabilità, stabilendo tra i soggetti e la loro
storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco,
la pensabilità e il dialogo. L'immagine, infatti, è
già un modo di dare una veste di rappresentabilità
a qualcosa che nella famiglia e nella coppia si manifesta ancora
a livello di vissuti e di agiti ed, insieme, è un modo di
articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano
il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione di un'area
condivisa.
Potremo dire che attraverso l'uso delle immagini il terapeuta
incoraggia il lavoro di rappresentazione che poggia sulla libertà
immaginativa e creativa dell'individuo. E in presenza di una situazione
patologica sappiamo che prevalgono la ripetizione, un arresto dell'attività
creativa, il registro interattivo e una qualità delle interazioni
che rimanda al modello stimolo-risposta. Il problema , chiaramente,
non è quello del prevalere del registro interattivo, ma quello
della qualità delle interazioni, del prevalere di meccanismi
di scissione (contrari all'obiettivo dell'integrazione), di espulsione
(contrari all'obiettivo della differenziazione), di negazione (contrari
all'obiettivo del riconoscimento delle differenze), di proiezione
(contrari all'apprendere dall'esperienza). E dal punto di vista
del tempo l'"altrove" (il transfert) sembra prevalere nettamente
sul qui ed ora (la relazione) . Lo spazio affettivo, mentale e relazionale
è occupato da immagini che hanno perso flessibilità,
mobilità e plasticità, acquistando, al contrario,
un'eccessiva precisione, stabilità e concretezza. In questo
modo l'immagine di sè, dell'altro e della relazione perde
il suo valore positivo di orientamento e di guida nel processo di
conoscenza e di adattamento alla realtà , per diventare attività
di semplice riproduzione , imitazione e condensazione.
In questi casi il problema è di restituire alle parole la
loro colorazione affettiva e di costruire uno spazio di rappresentabilità
dell'esperienza, in cui possano essere contenute e comprese le immagini
temute di sé e dell'altro, con la fiducia che nel tempo possano
prendere forma nella relazione personaggi diversi. Per questo non
basta che il terapeuta agisca sui rinforzi né è utile
che sostituisca la sua attività immaginativa a quella del
paziente o che anticipi o colga precocemente in base alle sue conoscenze
teoriche cio' che ancora non è emerso nel qui ed ora della
seduta. Deve piuttosto lavorare alla costruzione di uno spazio relazionale
in cui trovino modo e tempo di prendere forma stati d'animo , elementi
conflittuali dell'esperienza e aspetti di sé avvertiti come
dissonanti, e qualche volta inconciliabili, favorendo la riattivazione
di un'attività fantasmatica. in altre parole dato che la
funzione terapeutica è diversa da un processo conoscitivo
o dall'attacco aggressivo contro il male che imprigiona la famiglia
nella sofferenza, il primo compito del terapeuta è di accettare
e accogliere la storia del paziente e della famiglia, non per riconoscere
che qualcosa non va, ma per far spazio nella propria mente a una
rappresentazione dotata di senso, evolutiva, della situazione familiare."(Giacometti)
CONCLUSIONI
Sembra di poter , quindi affermare che la storia come eventi é
ormai al centro dell'attenzione nei modelli clinici e formativi
di diverse scuole di Terapia Familiare. Solo i gruppi orientati
all'uso del costruttivismo più radicale affermano ancora
che la narrazione é più importante della storia stessa.
Il tempo , dimensione scacciata all'inizio dall'ottica sistemica,
é trionfalmente rientrato tra i parametri significativi della
psicoterapia relazionale. L'importanza dell'approccio trigenerazionale
è sottolineato oggi anche da gruppi una volta indissolubilmente
legati all' "Hic et Nunc". Infine i gruppi orientati in senso psicodinamico,
che per primi hanno introdotto il concetto di "trigenerazionale"
, continuano ad affermare la stessa posizione rispetto al tempo
, usando ora il termine "transgenerazionale".
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