Lavori scientifici ITFF

Home > Lavori scientifici ITFF > Il Suicidio dell'Adolescente

   
La Libreria propone sul tema

How To Heal A Painful Relationship
by Bill Ferguson

In this unique book, you will learn, step-by-step, how to remove conflict and restore love in any relationship. You will learn what creates love and what destroys it. You will discover how to end the cycle of conflict, release resentment and restore your peace of mind. Bills experience as a former divorce attorney provides rare insight into the nature of relationships. You will discover something about yourself and your relationships that will change your life forever.

Ordina...

 

Family Therapy Sourcebook
by Fred P. Piercy, Douglas H. Sprenkle, Joseph L. Wetchler

A compact introductory text for practitioners, researchers, teachers, and students. Includes core concepts and clinical techniques; a glossary of essential terms and ideas; an annotated bibliography; a consumer's guide to the best teaching media; and classic and state-of- the-art information on foundational issues related to theory, research, and practice. The authors also present experiential learning exercises for educators, delineate key concepts, and clarify complex issues.

Ordina...

 

21 Divorcees!
by Al Tarvin, Neil F. Pape (Introduction), Mary Lowe-Evans (Introduction)

Twenty-one women tell their true stories of sexual and physcial abuse in their marriages. How does the sexually abused woman get out of these marriages? These 21 Divrocees found the courage and support to rid themselves of the sexual and physcial abuse they had endured for such a long time. These are true stories of women of all types, rich, poor and horrible family relationships. They learned their lessons the hard way, but lived to tell about it - not like the O. J. Simpson women.

Ordina...

 

Steps to an Ecology of Mind
by Gregory Bateson

Ordina...

 

 

 

 

 

 

 

Cristina Dobrowolski - Lilia Gagnarli

"Il suicidio dell'adolescente"

Rimini 9-12 aprile 1992

 

Vogliamo proporre alcune riflessioni sul tema del tentato suicidio e su aspetti ricorrenti di relazione nelle famiglie da noi osservate. Abbiamo trattato solo una decina di casi, ma abbiamo trovato (casualmente?) caratteristiche che ci hanno stimolato alcune correlazioni. Per l'esiguità dei casi non possiamo azzardare considerazioni statistiche, proponiamo che le nostre osservazioni diventino stimolo per uno studio più allargato e, inoltre, indicazione per chi svolge attività clinica per prevenire possibili condotte suicidarie.

Parlare di adolescenza equivale ad entrare in un campo affollato: tanto è stato detto e tanto è stato scritto . Partiamo dalla considerazione che i modi in cui la famiglia affronta i problemi che vengono posti dai figli adolescenti sono una cartina di tornasole rispetto alla caratteristiche e qualità delle relazioni che si sono costruite in famiglia fino a quel momento. In che modo si sono costruiti gli affetti nella famiglia, quali sono stati i canali privilegiati attraverso cui le vicende emozionali hanno ricevuto spazio, ascolto o negazione e rifiuto? Abbiamo volutamente usato la parola AFFETTI in quanto ci permette di entrare nel mondo della relazione e di costruire un ponte tra ciò che avviene nell'individuo e ciò che avviene intorno all'individuo. La parola affetti ci permette anche di costruire un ponte tra modalità di intervento che si occupano prevalentemente del mondo interno ed il nostro modo di operare. Negli atti del Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana del maggio 199O, Adamo Vergine scrive "...dal contesto complessivo, l'affetto, nella sua accezione generale, si costituisce in psicoanalisi come una funzione di 'interfaccia' fra il somatico e lo psichico, fra il soggetto e l'oggetto, e tra l'individuo e il gruppo. Si potrebbe aggiungere che, nel contesto analitico, l'affetto è l'indice di una modalità trasformativa, per cui un'esperienza profonda, di relazione col mondo, con qualcuno, con il corpo o con se stesso, informa la coscienza del soggetto e gli permette di confrontare la percezione del contesto con la qualità profonda della relazione che si sta intrattenendo". Gli affetti quindi svolgono un ruolo di grande importanza nel regolare gli scambi tra persone sia nelle situazioni di vita normale che nella relazione terapeutica ed è attraverso lo scambio emozionale che essi si costituiscono; per meglio comprendere il significato delle emozioni ci piace usare le parole di Muscetta che, sempre in occasione delle stesso Convegno scrive: "Sotto l'influsso del paradigma sistemico le emozioni sono concepite come processi bidirezionali che hanno la funzione di mantenere e/o di disgregare delle relazioni significative tra un organismo e l'ambiente (esterno o interno): sono bidirezionali perché comportano un impatto di interconnessione tra l'ambiente e l'organismo; sono processi nel senso che sia gli organismi che l'ambiente cambiano continuamente nelle loro reciproche relazioni".

L'avvicinarci al mondo delle emozioni e degli affetti permette di chiederci in che modo genitori e figli si influenzano reciprocamente nella costruzione della realtà affettiva ed in che modo il mondo emozionale viene affrontato in quel periodo delicatissimo che è l'adolescenza. Winnicott sottolinea la delicatezza della fase adolescenziale dicendo "ragazze e ragazzi goffamente e capricciosamente emergono dalla fanciullezza e dalla dipendenza e brancolano verso la condizione di adulti. La crescita non è soltanto una questione di tendenze ereditate, è anche una questione di un intrecciarsi altamente complesso con l'ambiente che facilita. Se la famiglia è ancora lì per essere usata, essa viene usata in grande misura; e se la famiglia non è più lì per essere usata o per essere messa da parte (uso negativo), allora piccole unità sociali devono essere provvedute...". La famiglia è l'ambiente in cui si impara quali sono i modi per valutare la realtà emozionale interna ed interpersonale, ed è in quel contesto che si strutturano, nel processo di crescita, i nodi cruciali del mondo psichico che sono di supporto od esplodono nei momenti crisi. Sempre Winnicott ci ricorda che "E' di grande valore paragonare le idee dell'adolescenza con quelle dell'infanzia. Se nella fantasia della prima crescita vi è contenuta la morte, allora in adolescenza vi è contenuto l'uccidere....Il tema inconscio può diventare manifesto come esperienza di un impulso suicida, o come suicidio vero".

Nella nostra modesta esperienza abbiamo notato che ogni volta che ci siamo trovate ad affrontare problemi inerenti tentati suicidi di adolescenti esistevano chiare correlazioni tra la storia familiare, l'esperienza e i vissuti della coppia e l'agito dell'adolescente: nella famiglia la sofferenza si era mostrata in modo evidente e, contemporaneamente, le esperienze e i vissuti della coppia si coagulavano intorno a modalità in cui erano presenti atteggiamenti bipolari del tipo passività/attività ed un uso particolare della squalifica verso uno dei partners. Questi pensieri sono sostenuti dall'illustrazione di alcuni casi clinici (durante il seminario viene mostrato un nastro video con brani tratti da sedute di famiglie diverse); in questa sede faremo riferimento esclusivamente a due famiglie trattate presso il nostro istituto.

Molti autori, anche non strettamente appartenenti al campo della terapia familiare, sottolineano l'importanza della famiglia nell'attuazione di scelte autolesioniste, fra l'altro addirittura in senso trigenerazionale. Bowlby, ad esempio, scrive: ""Ogni variante di comportamento dei genitori finora descritta provoca non solo l'insorgere, nel bambino, di collera verso i genitori, ma anche l'inibizione della manifestazione di tale collera. Il risultato è un risentimento in gran parte inconsapevole che persiste nella vita adulta e viene espresso di solito non verso i genitori, ma verso qualcuno più debole, per esempio il coniuge o un figlio. Persone di questo tipo possono essere soggette a un forte desiderio inconscio d'affetto e di sostegno che può essere espresso attraverso forme anomale di comportamento di richiesta di cure, per esempio in certi tentativi di suicidio, sintomi di conversione, anoressia nervosa, ipocondria".

Dall'analisi delle famiglie seguite presso il nostro Istituto abbiamo tratto alcune ipotesi:

1) i comportamente suicidari si attuano ove siano già presenti in uno dei genitori e/o a livello trigenerazionale aspetti depressivi. E' noto come nella depressione vi sia una sorta di negazione della vita e dell'aggressività verso l'altro. L'aggressività è volte verso se stessi e solo indirettamente mostra le sue caratteristiche di attacco verso l'altro che viene chiamato in aiuto e poi reso impotente. Grinberg in "Colpa e Depressione" dice: "Il nucleo centrale del suicidio è costituito dalla colpa persecutoria. Il proposito ultimo del suicida è spesso quello di proiettare questa colpa insopportabile negli oggetti e tale proposito è vissuto come un trionfo maniacale sugli oggetti stessi. Come dire, giacché voi non mi avete compreso né mi avete aiutato a liberarmene, io mi uccido perché siate voi a sopportarla.". E ancora: "Genitori affettivamente distanti non possono soddisfare i veri bisogni dei figli, i quali si sentono rifiutati , non amati, e non possono ricorrere a loro per la soluzione dei propri conflitti e problemi". La combinazione di una madre dominatrice e occhiuta e di un padre passivo e assente è stata riscontrata in parecchi casi di bambini che hanno tentato il suicidio che si presenta come disperata ricerca di attenzione e cure.

Uno dei casi seguiti è particolarmente significativo. Una giovane viene indirizzata ad una di noi per una terapia individuale da un collega psicoanalista per una situazione depressiva. Tra il primo ed il secondo colloquio esplorativo, prima di stabilire un contratto terapeutico, fa un tentativo di suicidio, peraltro blando, e fa telefonare al padre della sua impossibilità a venire all'appuntamento. Durante il primo colloquio, a seguito della storia raccontata , era già stata presentata la possibilità che una terapia familiare fosse più adatta in quella situazione, ma la paziente aveva energicamente rifiutato. Durante il colloquio successivo alla telefonata del padre, la terapeuta decide di proporre una terapia familiare, giustificandola con una lettura degli avvenimenti succedutisi al primo incontro e la considerazione che, attraverso l'episodio del tentato suicidio, la paziente aveva fatto in modo di mettere in contatto il padre con la terapeuta. Al primo incontro con la famiglia, composta da padre, madre, un figlio trentenne, la paziente di venti anni ed un fratello minore di diciassette anni, non si presenta il figlio maggiore. La madre ci informa di avere fatto di tutto per convincerlo, ma che lui ha rifiutato perché ormai esterno alla famiglia. L'esterno consiste nel vivere in un appartamento vicino alla famiglia, da solo, chiuso nei suoi libri, rifiutandosi di uscire per qualsiasi motivo. La storia dei problemi di questo figlio occupa molta parte della seduta e fa emergere un profondo legame della madre con lui; la madre ha sempre cercato di tenerlo lontano dagli interventi del padre, giudicati troppo bruschi.Il padre appare completamente succube della moglie, non si esprime se non dopo averne avuto l'assenso e ci informa di essere ancora convalescente di un grave infarto. La paziente da vari anni soffre di una situazione depressiva interrotta a volte da crisi pantoclastiche ed ha già attuato due tentativi di suicidio. Il figlio minore sembra vivere sufficientemente bene perché proiettato verso il mondo esterno; sembra quasi che in questa famiglia la sanità psichica e fisica sia pagata al prezzo dell'orfanilità. Sembra che qui le relazioni familiari così potentemente oppresse da tematiche di morte, non lascino alcuno spazio individuale;tale spazio è totalmente negato dalla modalità apparentemente disponibile, ma avviluppante della madre, che si pone come centro di conoscenza, sapere e relazione, e agisce tutto questo con modi suadenti ed apparentemente non autoritari.

2) Esistono nelle famiglie modalità di relazione seduttive.

Laplance e Pontalis definiscono la seduzione "scena reale o fantasmatica, in cui il soggetto (generalmente un bambino) subisce passivamente, da parte di un altro (per lo più un adulto), degli approcci o delle manovre sessuali".Quando noi parliamo di modalità seduttive intendiamo un comportamento in cui un genitore si avvicina emotivamente ad un figlio/a con modalità affascinanti ed ambigue ed ottiene in tal modo di legarselo, spesso come compensazione alla delusione e frustrazione che il partner gli provoca, inibendo in lui/lei la possibilità di una libera espressione dei propri sentimenti ed emozioni. E' in ciò presente una modalità di totale passivizzazione dell'altro che, come dice Selvini, cade nel tranello ritenendo di avere un rapporto privilegiato con un genitore. Winnicott in "Gioco e Realtà "dice: "...nella seduzione qualche agente esterno approfitta degli istinti del bambino, e concorre ad annientare in lui il senso di esistere come entità autonoma...". Tale modalità di relazione era particolarmente evidente nella famiglia sopra descritta, in cui il rapporto madre/figlio maggiore si basava su modalità che già nel racconto stesso erano palesemente seduttive.

Quello che emerge è che ove la relazione viene costruita attraverso l'attivazione di modalità seduttive, non si crea mai un vero rapporto, nel senso di affetti che emergono da una reciproca affermazione di sé e, quindi, anche di riconoscimento delle specifiche peculiarità dell'altro, ma l'altro viene considerato quasi come un proprio possesso: c'è legame, potremmo dire vincolo, ma nessuno spazio di intimità, quando per spazio intendiamo la spazialità che intercorre fra l'uno e l'altro: o sei con me o contro di me. Io ci sono, ma nello stesso tempo sono distante perché non ti riconosco come altro.

3. Nei comportamenti suicidari la morte viene individuata come l'unico modo di essere differenziati.

Vogliamo cioé proporre, specialmente nel caso di adolescenti, il tentativo di suicidio come via per sottrarsi alla seduzione o strumento per reclamare un'attenzione per la propria esistenza, qualora, invece, non si sia l'oggetto della seduzione.

Attraverso tale condotta, mentre ci si propone di attuare fisicamente la separazione definitiva, in realtà la si nega, poiché attraverso il suicidio si conquista un posto perenne nel complesso gioco delle relazioni familiari e nella mente di ciascuno. Passa il messaggio: non ci sono più ma ci sono finalmente in modo sicuro ed indelebile.

Questa modalità, in cui contemporaneamente con un'azione si inviano due messaggi, é analoga proprio alla modalità di relazione seduttiva, che si esprime anch'essa con un doppio messaggio, seppure inverso: ci sono, ma in realtà non ci sono per te come persona.

Questa analogia di messaggi su due livelli ci ha fatto ipotizzare una correlazione tra seduzione, riscontrata in varie forme in tutte le famiglie trattate, e tentato suicidio.

4. La quarta ipotesi riguarda le analogie tra le caratteristiche delle famiglie con adolescenti suicidari e quelle di famiglie con pazienti anoressiche o con tossicodipendenti.

Anche queste due ultime situazioni si esprimono con attacchi al proprio corpo che possono provocare seri rischi di morte; anche qui domina sovrano il gioco con la morte e l'idea di poterla controllare.

Anche nelle famiglie anoressiche e tossicomani ritroviamo quasi costantemente sia aspetti depressivi che seduttivi, ed anche un'analoga difficoltà di coniugare appartenenza e separazione e di usufruire di una dipendenza evolutiva.

A proposito delle famiglie con pazienti tossicodipendenti, Stanton osserva che si tratta "di un sistema in cui un genitore é intensamente coinvolto con iul figlio, mentre l'altro é più punitivo o assente. Generalmente il genitore ipercoinvolto é quello del sesso opposto. A volte questo ipercoinvolgimento arriva anche all'incesto." E ancora ".....se il giovane tossicomane é il maschio la madre può riversare su di lui le sue manifestazioni di affetto perchè non ne riceve abbastanza dal marito, che tende ad allontanarsi dato che la moglie lo squalifica".

Tutti ricorderanno come a proposito di famiglie con pazienti anoressiche, la Selvini parli dell' "imbroglio" di tipo seduttivo in cui l'anoressica si trova intrappolata.

Per concludere ci sembra interessante ricordare brevemente una famiglia da noi seguita, formata da padre, madre, figlio maggiore ex tossicodipendente, secondogenita che aveva compiuto un serio tentativo di suicidio dopo un periodo di uso saltuario di sostanze e figlia minore. La famiglia aveva fatto richiesta di terapia per la secondogenita.

Accanto ad una situazione di scisma di coppia particolarmente evidente, ed ad una depressione cronica della madre, grave cardiopatica che aveva subito numerosi interventi chirurgici, in questa famiglia erano osservabili due relazioni fortemente seduttive tra il padre e la paziente designata da un lato e la madre ed il figlio maschio dall'altra. Droga e suicidio apparivano quasi come intercambiabili, ed in fondo come le uniche possibilità pensabili di uscire dalla disperazione dell' "imprigionamento" seduttivo e dalla rabbia vendicativa per una vera appartenenza negata.

 

 

 



ITFF.org Home I Corsi di Formazione Libreria/Biblioteca Link Interessanti

Contatti:
ITFF-Direzione
itff@itff.org

ITFF-Corsi/Informazioni/Segreteria
marialbertab@itff.org

Tel/Fax: 055 577280
Dal lunedi' al venerdi' 10:00 - 16:00

Webmaster-Sito
studiod@studiodweb.com
Per vedere meglio... 800 x 600 - Monitor 15"

Realizzazione del sito di Michal Dusikstudiod@studiodweb.com.
Copyright: tutto il materiale (testo, logo, immagini) e' protetto da copyright, ed e' proprieta' dell' Istituto di Terapia Familiare di Firenze e non puo' essere utilizzato se non per la consultazione su questo sito. Per la richiesta di qualsiasi materiale, contattare l'Istituto di Terapia Familiare di Firenze 055 / 577280, itff@itff.org.