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Rodolfo de Bernart

 

TRANCE E CONTROTRANCE.

LA SUPERVISIONE IPNOTICA.

 

L'induzione di una trance ipnotica nel terapista è un fenomeno che si verifica spesso nel corso dei colloqui psicoterapici e che si manifesta anche in alcune simulate. Come didatta e terapista della famiglia ho avuto modo osservare e videoregistrare alcune sequenze, prepararando una videocassetta che illustra in modo esemplare questo evento.

La ripresa frontale del terapista in una seduta di terapia familiare (o anche in una simulata) consente di cogliere una serie di aspetti indicativi del suo stato di coscienza e del suo modo di essere presente nella relazione terapeutica. Con questa metodica mi è stato possibile videoregistrare alcune scene che mostrano il terapista in trance durante la sua interazione con i membri della famiglia. Ho utilizzato anche alcuni spezzoni relativi al momento della supervisione; compaiono, in questo caso, sullo schermo i membri della famiglia da soli e si ode, fuori campo, il dialogo del terapista con il supervisore (posti entrambi dietro lo specchio).

In un primo tempo il filmato era stato montato alternando gli spezzoni della seduta con quegli della supervisione ed inserendo alcuni commenti verbali. Mi resi conto che l'audiovisivo così approntato era terribilmente noioso, letteralmente "ipnotico". Mi ricordai allora di aver visto, con i miei figli, alcuni cartoni animati in cui comparivano scene che ricordavano quanto avveniva nella seduta. Con l'aiuto dei bambini, ho ritrovato i pezzi che mi interessavano (si tratta di sequenze tratte dal "Libro della Jungla" e da "La spada nella roccia" di Walt Disney) e li ho inseriti nel filmato. Il risultato di questo montaggio è stato sorprendente. L'effetto suggestivo esercitato sugli spettatori appariva amplificato ed il filmato sembrava offrire messaggi nuovi ed inattesi. Mi venivano dati dei feed-back anche su aspetti che non avevo minimamente previsto.

La videocassetta dura trentaquattro minuti. Anche i titoli iniziali, volutamente lunghi, e la musica contribuiscono all'effetto ipnotico ed aiutano l'uditorio ad entrare nello spirito del filmato.

Possiamo osservare, nelle prime immagini, il rapido instaurarsi dell'induzione ipnotica. Uno dei presenti comincia a dondolarsi sulla sedia e, pochi istanti dopo, anche il terapista comincia a dondolarsi con lo stesso ritmo: l'induzione è già avvenuta. Si tratta ovviamente di una trance leggera; oltre alle oscillazioni del corpo, si nota che lo sguardo è perso nel vuoto, le palpebre si fanno pesanti e sbattono ripetutamente; il tono, il volume ed il ritmo della voce ricalcano quelli dei membri presenti. Una serie di gesti del terapista (per esempio si tocca ripetutamente il naso) lasciano intendere che egli non è in grado di condurre la seduta. E' la voce sommessa, monotona, imbambolante di uno dei familiari che sembra imporre il ritmo della seduta, suscitando un'atmosfera di sonnolenza e di noia.

Una volta che il terapista ha subito l'induzione, il supervisore deve compiere un intervento di "controtrance". Si rende necessaria un'operazione che possiamo chiamare "supervisione ipnotica".

Il suono del citofono, con il quale il supervisore si inserisce improvvisamente nella seduta, riesce a scuotere il terapista e a risvegliarlo temporaneamente dal suo stato di sopore.

E' interessante notare che il terapista, invitato ad uscire, tende ad indugiare, si sente come trascinato a tornare di fronte alla famiglia per giustificarsi, dare spiegazioni, e così facendo si cala di nuovo nel clima ipnotico.

Si può osservare anche un altro sintomo tipico del terapista in trance. Una volta fuori della stanza, questi riferisce di essere "perfettamente a proprio agio", di sentirsi calato nel clima terapeutico e di avere il controllo della situazione. Si fa portavoce, di fronte al supervisore, delle esigenze dei familiari, parla per loro. Si vede chiaramente che appartiene più alla famiglia che non al sistema di supervisione. Sembra addirittura adoperarsi per trascinare anche il supervisore nell'atmosfera ipnotica.

Compito del supervisore è rendere il terapista consapevole del proprio stato, sottraendolo al legame ipnotico. Tuttavia, in questa fase, ogni tentativo di convincerlo ad assumere una linea diversa, contrapposta a quella della famiglia, risulta arduo. Il terapista in trance non ascolta e continua a portare avanti la linea della famiglia. Può sentire solo quello che la famiglia vuole che senta. Non riesce ad accogliere e fare proprie le indicazioni del supervisore, vissute anzi come ingerenze.

Si apre allora una lotta fra due magie diverse - quella della famiglia e quella del supervisore - in cui il terapista è soltanto spettatore.

Il supervisore deve fare ricorso ad una controinduzione ipnotica e fornire i suoi messaggi con un particolare stile analogico. Egli può, ad esempio, incrementare all'improvviso il ritmo del discorso (non il volume), in modo da confondere il terapista che non riesce più a fermare i contenuti. Poi, dopo una pausa, attua la Controinduzione ipnotica, rallentando di nuovo il ritmo e marcando le parole, in modo che queste suonino come una proposta che non può essere respinta. Il messaggio deve penetrare nel terapista e condizionarne il comportamento in seduta, qualunque cosa egli faccia.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Bandler R. e Grinder J. , "La Struttura della Magia", Astrolabio, Roma, 1981.

 

Disney W. "La spada nella roccia", W.D.C. 1963.

 

Disney W. "Il libro della giungla" ,W.D.C. 1967 .

 

Rittermann M. ,"L'Ipnosi nella Terapia della Famiglia", Astrolabio, Roma , 1986.

 

 

 

Commento e discussione su:

"Trance e controtrance. La supervisione ipnotica."

Conduttori: M.O. Fulvio e R. Paterniti

 

R. Paterniti: Queste immagini ci fanno capire lo scontro che c'è stato fra supervisore e famiglia per conquistarsi il terapista. Anche le scene di Walt Disney ci aiutano a capire meglio che cosa può accadere in una seduta di terapia familiare.

Abbiamo visto una famiglia che riesce ad ipnotizzare un terapeuta. Vorrei sapere se può accadere il contrario, cioè che sia il terapista ad ipnotizzare la famiglia.

 

R. de Bernart: Io cerco di farlo tutte le volte. Ma non sempre ci riesco! La famiglia di solito è più forte. Però, quando mi riesce, i tempi del lavoro terapeutico risultano abbreviati.

Molti autori si servono dell'induzione ipnotica nel trattamento delle famiglie e ne hanno teorizzato l'uso. Ricordiamo, fra gli altri, Camillo Loriedo in Italia e numerosi allievi di Milton Erickson negli U.S.A.; questi terapisti fanno uso dell'ipnosi in maniera esplicita.

Da parte mia, preferisco utilizzare le tecniche di induzione non in maniera aperta. Per esempio, se voglio far passare un determinato messaggio alla famiglia, posso utilizzare il seguente metodo. Parlo con un determinato ritmo, poi sottolineo ciò che voglio far passare semplicemente rallentando il ritmo e, infine, assumo di nuovo il ritmo precedente.

Può accadere, nel corso di una supevisione, che io voglia interrompere una interazione, che ritengo scorretta sul piano dinamico, fra terapista e famiglia. Allora entro nella stanza della terapia, ma non comincio a parlare subito. Per esempio, vado a prendere una sedia in un angolo, cammino per la stanza con la sedia e, intanto, tutta la famiglia si chiede che cosa io abbia intenzione di dire. Si crea, anche in questo caso, una situazione di trance. Dopo, le parole che dico assumono un'importanza molto maggiore.

Dunque le tecniche ipnotiche possono essere usate con la famiglia in maniera più o meno esplicita.

L'audiovisivo mostrava invece la situazione opposta. In quel caso era il terapista che aveva subito la trance senza rendersene conto e, perciò, non riusciva più a funzionare. Questo accade molto spesso!

 

M.O. Fulvio: Vorrei fare un commento sulla strana sensazione provata durante la proiezione del videotape; era come se si stesse vivendo quello che veniva rappresentato. Di fatto siamo stati, noi spettatori, sottoposti ad una trance ipnotica e, quindi, abbiamo potuto sperimentare in prima persona quello che veniva operato dalla famiglia nei confronti del terapista. Mi viene da pensare ad un "effetto matrioska". Noi siamo, in qualche modo, il contenitore di quello che sta accadendo nel sistema di supevisione e questo funge, a sua volta, da contenitore nei confronti del setting terapeutico.

 

R. de Bernart: Questa osservazione è nuova e molto interessante; non era mai stata fatta in precedenza. Rientra nel filone della seconda cibernetica, dell'osservatore compreso nel campo di osservazione.

In effetti, nel preparare il video l'intenzione di evocare un'atmosera ipnotica era presente, anche se non ne ero del tutto consapevole. Me ne sono reso conto dopo. La musica stessa è un po' ipnotica e così le situazioni di seduta. Il cartone animato assume, invece, una funzione di "controtrance"; ha l'effetto di vivacizzare il filmato, rompendone la monotonia. Senza di esso, il video sarebbe improponibile: si addormenterebbero tutti!

 

M.O. Fulvio: Vorrei rilevare un altro aspetto: l'induzione della trance non si verifica soltanto nella terapia familiare, ma anche nella terapia individuale. Ho avuto modo di sperimentarlo di persona. Spesso siamo indotti in trance da qualche paziente particolare.

 

R. de Bernart: E' vero! non so quanti di voi abbiano provato sonnolenza durante i colloqui individuali. A me succede spesso. I primi tempi attribuivo questo fenomeno alla stanchezza, al sonno insufficiente o alla pesantezza di stomaco. Tuttavia, ho avuto modo di constatare che, con il paziente precedente o con il successivo, ciò non avveniva. Era solo con quel determinato paziente che insorgeva la sonnolenza. Si tratta di tecniche ipnotiche che i pazienti utilizzano nei nostri confronti ed hanno il significato di una resistenza.

E' importante conoscere il fenomeno, anche per prendere le opportune contromisure. Solo in questo modo si può superare il problema, ottenendo risultati positivi in campo terapeutico. Quando parlo di "contromisure" non intendo riferirmi necessariamente ad una pratica atta a svegliarsi o a svegliare il paziente o a renderlo inoffensivo sotto questo aspetto. Si tratta piuttosto di rendersi consapevoli del proprio stato in modo da poterlo gestire. Potrebbe essere utile addirittura addormentarsi, come è capitato a me. Ricordo che il paziente rimase di stucco ed esclamò: «Dottore, ma lei sta dormendo!» Ed io: «Sì, ma lei è molto noioso! Cerchi di essere più vitale.» Questa interazione fornì uno stimolo inatteso al paziente, con un'accelerazione imprevedibile del processo terapeutico. E' stata per me una scoperta casuale ma, da allora, uso questa tecnica di proposito.

Vorrei ricordare che la sonnolenza è la forma più facile da capire e da riconoscere; la trance può però manifestarsi anche in altri modi. Dovete stare attenti a quei pazienti che si presentano vivaci, allegri, divertenti, che parlano sempre, togliendovi spazio e suscitando in voi l'impressione che tutto proceda in modo piacevole e soddisfacente. Sono proprio questi pazienti che, dopo qualche seduta, vi attaccheranno, accusandovi di non aver fatto niente per fermarlo. Quella del "divertimento" è un'altra forma di ipnosi; anche questa va letta come una resistenza.

 



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