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La Libreria propone sul tema

How To Heal A Painful Relationship
by Bill Ferguson

In this unique book, you will learn, step-by-step, how to remove conflict and restore love in any relationship. You will learn what creates love and what destroys it. You will discover how to end the cycle of conflict, release resentment and restore your peace of mind. Bills experience as a former divorce attorney provides rare insight into the nature of relationships. You will discover something about yourself and your relationships that will change your life forever.

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Family Therapy Sourcebook
by Fred P. Piercy, Douglas H. Sprenkle, Joseph L. Wetchler

A compact introductory text for practitioners, researchers, teachers, and students. Includes core concepts and clinical techniques; a glossary of essential terms and ideas; an annotated bibliography; a consumer's guide to the best teaching media; and classic and state-of- the-art information on foundational issues related to theory, research, and practice. The authors also present experiential learning exercises for educators, delineate key concepts, and clarify complex issues.

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21 Divorcees!
by Al Tarvin, Neil F. Pape (Introduction), Mary Lowe-Evans (Introduction)

Twenty-one women tell their true stories of sexual and physcial abuse in their marriages. How does the sexually abused woman get out of these marriages? These 21 Divrocees found the courage and support to rid themselves of the sexual and physcial abuse they had endured for such a long time. These are true stories of women of all types, rich, poor and horrible family relationships. They learned their lessons the hard way, but lived to tell about it - not like the O. J. Simpson women.

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Steps to an Ecology of Mind
by Gregory Bateson

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Introduzione al volume:

 

VIDEOTERAPIA : un ausilio al Counseling e alle arti terapie. di Edoardo GIUSTI

 

Sono molto lieto di poter introdurre il volume di Edoardo Giusti sull'uso dei video , che si lega idealmente al Suo ottimo lavoro precedente sulla Fototerapia ed al libro che il mio gruppo sta preparando sull'uso delle immagini , foto, video, collages, disegni, sculture etc. in psicoterapia.

Questi contributi portano finalmente in luce aspetti da sempre molto importanti in questo campo , in genere legato alla parola ed al suo uso. Invece l'utilizzo delle immagini e del linguaggio non verbale in psicoterapia si va affermando sempre di più per due validi motivi. Il primo é che sempre di più le nuove generazioni crescono con il linguaggio audiovisivo come guida e sono, perciò, molto più sensibili e rispondenti a questo piuutosto che al linguaggio verbale. Il secondo é che il canale verbale appare sempre più saturo e controllabile , mentre quello non verbale é meno utilizzato e dunque in qualche modo più "vergine" e meno sottoposto al controllo razionale dei pazienti.

Per un terapista familiare poi vedere è importante quanto sentire, se non di più. Solo il confronto fra ciò che vede e ciò che ascolta gli permette, infatti, una lettura più complessa della comunicazione familiare. Fin dalla formazione gli allievi vengono allenati a leggere il linguaggio non verbale insieme a quello verbale e vengono stimolati ad osservare le differenze e le incongruenze. Sulla base di queste è poi possibile costruire ipotesi relazionali di lavoro da verificare in seduta.

Sarà perciò chiaro il motivo per cui fin dall'inizio della Terapia Familiare gli audiovisivi hanno avuto un posto significativo nello strumento del terapista con conseguenze importanti anche sullo sviluppo della stessa tecnica terapeutica.

Ho già descritto in due articoli precedenti ,ormai datati, (de Bernart, 1982) come acquistare i componenti necessari ad un impianto audiovisivo efficente e come corredarlo di ulteriori attrezzature più sofisticate (de Bernart,1986).

Ricorderò qui soltanto che la struttura di base è costituita da un impianto composto da una telecamera, un video-registratore, un televisore o monitor, collegati fra loro ed accoppiati ad un impianto audio composto a sua volta da uno o più microfoni, un mixer, un amplificatore, due altoparlanti e naturalmente un registratore audio.

La telecamera può essere comandata a mano da un operatore ed essere collocata dentro o fuori dalla stanza di terapia.

Generalmente quelle interne alla stanza sono comandate attraverso una piccola "regia" posta dietro lo specchio.

Recentemente abbiamo introdotto all'Istituto di Terapia di Firenze una seconda telecamera che inquadra il terapista. Ci sembrava importante essere coerenti con i postulati della seconda cibernetica che pone il terapista (osservatore) all'interno del campo di osservazione.

In seguito abbiamo aggiunto una terza telecamera che può inquadrare fotografie familiari e collages o altre immagini . In questo modo tutte le immagini prodotte dalla famiglia sono registrabili su nastro attraverso un mixer che le combina e le sovrappone. Anche il trigenerazionale e la famiglia interna (almeno ciò che può essere espresso di essa con le immagini) viene così a far parte del materiale dai noi studiato e conservato.

Ancora più recentemente una quarta telecamera é stata introdotta per registrare le discussioni dietro lo specchio fra supervisore e terapista, che sono ormai la parte più interessante della formazione.

Se un terapista, però, deve essere capace di trovare un'altra immagine da proporre alla famiglia al posto di quella "ufficiale" con la quale essa si presenta in seduta, egli deve abituarsi a cercare quello che non viene mostrato.

Deve anche conoscere molto bene almeno alcune immagini della propria famiglia per essere sicuro di non cercare-trovare sempre quelle nella famiglia in trattamento (de Bernart, 1978).

Questo mi ha portato ad utilizzare due tecniche audiovisive nel primo livello (non clinico) di formazione allo scopo di fornire all'allievo molte immagini della famiglia "normale" perchè fosse poi capace di accettare con la dovuta flessibilità tutto ciò che poteva incontrare in futuro.

Troppo spesso infatti il concetto di famiglia normale è confinato nell'allievo nell'immagine della propria famiglia o nel contrario di essa.

Inoltre è importante che il terapeuta impari a porsi il problema della storia-modello attraverso cui è mediato l'incontro con la famiglia in terapia.

Il primo strumento è l'uso di fotografie, diapositive, film ad 8mm., e videoregistrazioni di eventi familiari della famiglia dell'allievo. Lo scopo non è però terapeutico ma conoscitivo: poco spazio viene dato ai giudizi e molto, al contrario, alle descrizioni.

La molteplicità e la variabilità della norma si ottiene appunto attraverso il confronto fra le diverse famiglie.

Il metodo ha qualche parentela con la "Photo-video-scopie genealogique" proposta da Bleandonu (1986) e con la "Family Picture" di Ruben (1976), ma si differenzia da esse soprattutto per l'uso non clinico.

L'aspetto significativo del metodo consiste per me nel "viaggio" dentro e fuori dalla propria famiglia, analogo a quello proposto da Bowen ai suoi allievi.

Lo studente deve infatti "tornare" in famiglia per procurarsi le fotografie (con tutto quello che ciò comporta"; deve poi sceglierle ed ordinarle secondo un suo criterio (prima lettura), ed infine presentarle al gruppo (seconda lettura) che ne darà una nuova interpretazione secondo molteplici criteri di normalità (terza lettura).

Un lavoro di conoscenza efficace in questa fase può essere completato attraverso un'intervista conoscitiva "geografico=storica" con la famiglia dell'allievo che chiarisca le modalità di trasmissione trigenerazionale delle culture familiari ed i legami e le posizioni funzionali dell'allievo in famiglia.

L'uso dei films in commercio (Gladfelter, 1972) o di opere teatrali videoregistrate, è il secondo strumento utilizzato allo scopo di allargare ancora il concetto di normalità e di abituare l'allievo ad entrare nelle altre realtà attraverso immagini (de Bernart, 1987). I films , inoltre non sono mai mostrati per intero, ma solamente per brani piuttosto brevi. Gli allievi devono poi allenarsi a costruire da queste piccole sequenze le storie dei personaggi. Così facendo si abituano fin dall'inizio a immaginarsi trame familiari dalle poche notizie che le famiglie portano in seduta.

Ma guardare non significa ancora "saper guardare", occorre, come sottolinea Angelo (1987), acquisire un metodo di osservazione, scegliere ciò che si vuole osservare, perchè non tutto ciò che può essere percepito è ugualmente significativo.

Bisogna infine includere se stessi nel campo di osservazione, cioè sviluppare la capacità di utilizzare su di sé come soggetto interagente lo stesso schema di analisi impiegato per cogliere aspetti significativi nelle relazioni degli altri.

Ognuno di noi, sottolinea ancora Angelo, usa un metodo percettivo ed una struttura organizzativa personale.

L'uso del videoregistratore è il mezzo ideale per "manipolare il tempo" e per cambiare il modo in cui vengono collegati gli elementi.

Questo avviene nella seconda fase di formazione in cui simulazioni videoregistrate, assieme a nastri di terapia del trainer vengono utilizzati come stimolo ed esercizio alla lettura complessiva verbale e non verbale da parte degli allievi.

La terza fase clinica utilizza gli strumenti che abbiamo già descritto per la supervisione. In questa parte maggiore attenzione viene data a stimolare la capacità dell'allievo a passare continuamente da aspetti generali ad altri particolari o individuali della famiglia in trattamento.

Mentre imparare a riconoscere singoli elementi comportamentali facilita un discorso parallelo sui contenuti e sulle emozioni, permettendo di esplorare vissuti individuali, apprendere come questi elementi si collegano fra loro in sequenze comportamentali e si strutturano in una relazione, permette di individuare le trame di connessione della comunicazione (Angelo, 1987).

Ci sembrava però impossibile far riferimento all' "immagine esterna" della famiglia senza considerare la "famiglia interna". Da un dialogo con Katia Giacometti é così nata l'idea di collegare i due temi e precisamente di cercare di descrivere il processo attraverso il quale si può accedere alla conoscenza ed alla elaborazione della famiglia interna attraverso lo studio di quella esterna.

"Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della relazione. L'immagine tende a proporre un primo livello di rappresentabilità , stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco , la pensabilità ed il dialogo. L'immagine infatti é già un modo di dare rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia si manifesta a livello di vissuti ed agiti , ed insieme un modo di articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione dell'area condivisa. Attraverso l'immagine si può aver e dare accesso a mondi interni non facilmente accessibili e spesso difesi dall'uso del canale verbale , che in questi casi appare svuotato da qualsiasi colorazione emotiva. Dunque l'uso dell'immagine riporta in primo piano il nesso tra i tre registri pre-verbale, verbale e non -verbale. Anche se l'uso delle immagini in terapia, e con obiettivi diversi nella formazione, attraverso il collage, il genogramma, le fotografie di famiglia ecc... sembra rimandare più ai comportamenti e alle azioni , tuttavia il significato di queste tecniche risiede proprio nel loro collocarsi in questa interfaccia tra famiglia rappresentata e famiglia reale. L'obiettivo è quello di riaprire uno spazio alla elaborazione soggettiva , confrontando e chiarificando modelli di relazione interiorizzati e schemi di interazione presenti.

Non bisogna pero' pensare che si tratti di un'operazione puramente cognitiva. Centrale è infatti il ruolo degli affetti da considerarsi organizzatori dell'esperienza e fonti del senso di continuità del Sé attraverso i cambiamenti che intervengono nel ciclo evolutivo individuale e familiare.

Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della relazione. Le interazioni del qui ed ora riproducono il processo collusivo, l'incastro tra i mondi interni dei partecipanti, le difese interpersonali e l'uso difensivo dell'altro, ma in uno spazio, quello della terapia, in cui l'incastro saturo viene allentato a favore della formazione di un senso nuovo attraverso nuovi nessi. E l'uso dell'immagine tende a proporre già un primo livello di rappresentabilità, stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza che favorisce l'ascolto reciproco, la pensabilità e il dialogo. L'immagine, infatti, è già un modo di dare una veste di rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia e nella coppia si manifesta ancora a livello di vissuti e di agiti ed, insieme, è un modo di articolare parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella costruzione di un'area condivisa.

In questi casi il problema è di restituire alle parole la loro colorazione affettiva e di costruire uno spazio di rappresentabilità dell'esperienza, in cui possano essere contenute e comprese le immagini temute di sé e dell'altro, con la fiducia che nel tempo possano prendere forma nella relazione personaggi diversi. Per questo non basta che il terapeuta agisca sui rinforzi né è utile che sostituisca la sua attività immaginativa a quella del paziente o che anticipi o colga precocemente in base alle sue conoscenze teoriche cio' che ancora non è emerso nel qui ed ora della seduta. Deve piuttosto lavorare alla costruzione di uno spazio relazionale in cui trovino modo e tempo di prendere forma stati d'animo , elementi conflittuali dell'esperienza e aspetti di sé avvertiti come dissonanti, e qualche volta inconciliabili, favorendo la riattivazione di un'attività fantasmatica. in altre parole dato che la funzione terapeutica è diversa da un processo conoscitivo o dall'attacco aggressivo contro il male che imprigiona la famiglia nella sofferenza, il primo compito del terapeuta è di accettare e accogliere la storia del paziente e della famiglia, non per riconoscere che qualcosa non va, ma per far spazio nella propria mente a una rappresentazione dotata di senso, evolutiva, della situazione familiare."(Giacometti)

Gli audiovisivi nelle loro varie forme sono sicuramente divenuti strumenti insostituibili in terapia familiare e nella formazione del terapista. Assieme ad aspetti sicuramente positivi compaiono talvolta distorsioni.

La più importante mi sembra l'aver accentuato certi aspetti spettacolari ed eclatanti già presenti nelle terapie sistemico-strategiche.

Troppo spesso nei convegni e nella formazione sono mostrati brani spettacolari o prime sedute significative, mentre raramente viene dato spazio alla noia ed alla difficoltà di un intero processo terapeutico.

Questo può generare negli allievi, ed in particolare nei neofiti, la convinzione che si tratti di interventi facili e brevi, e, soprattutto può stimolare pericolose tendenze imitative.

Fondamentale é , allora l'apprendimento di questo linguaggio e di queste tecniche. In questa direzione il contributo di Giusti mi sembra ci faccia muovere un passo molto significativo .

 

 

 

Rodolfo de Bernart

Medico, Specialista in Psichiatria,Psicoterapeuta Familare e Relazionale

Direttore: Istituto di Terapia Familiare di Firenze

Via Masaccio 175, Firenze 50132

Tel. e Fax 055577280 ; e-mails: itff@itff.org e debernart@dada.it

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1) de BERNART R.: L'uso degli audiovisivi: come acquistare un impianto video, Terapia Familiare Notizie, 1,7, 1982.

2) de BERNART R.: Audiovisivi in Terapia Familiare, in LUPOI S., DE FRANCISCI A., ANGIOLARI C. (a cura di), Le prospettive relazionali nelle istituzioni e nei servizi territoriali, Milano, Masson Italia, 63-65, 1985.

3) de BERNART R.: Audiovisivi: due nuovi strumenti, Terapia Familiare Notizie, 5, 23-24,1986.

4) de BERNART R.: L'immagine della famiglia, Terapia Familiare Notizie, 6, 3-4,1987.

5) de BERNART R.: "Video et Therapie Familiale", Bulletin de Psycologie, Tome XLIII, n.395, pp. 564-568.

6) de BERNART R.: "L'Uso degli Audiovisivi nella Formazione Relazionale", atti del PRIMO INCONTRO-RASSEGNA SULL'USO DEGLI AUDIOVISIVI IN PSICHIATRIA, Ed. Maxmaur, Bagni di Lucca 1991, pp. 95/104.

7) de BERNART R.: "Trance e Controtrance: La Supervisione Ipnotica"atti del PRIMO INCONTRO-RASSEGNA SULL'USO DEGLI AUDIOVISIVI IN PSICHIATRIA, Ed. Maxmaur, Bagni di Lucca 1991.

8) de BERNART R.: "L'Uso Degli Audiovisivi Nella Terapia Familiare", ATTRAVERSO LO SPECCHIO n. 29, anno 9-1991, pp. 44/56.

9) de BERNART R.: "Il Rapporto Medico-Paziente", IMMAGINI DELLA MENTE, atti convegno -Psichiatria, Cinema e Videocomunicazione, Marzo 1992, pp.56.

10) de BERNART R.: "IMMAGINI - Fino Alla Fine del Mondo", CONNESSIONI n.1 , Aprile 1992, pp. 51/52.

11) de BERNART R.: "SEGNALIBRO - Immagini della Mente. Convegno sul tema: Psichiatria, Cinema e Videocomunicazione", CONNESSIONI n. 1, Aprile 1992, pp. 62/63.

12) ANGELO C.: Audiovisivi e Didattica, Terapia Familiare Notizie, 6:5-7, 1987

13) GIACOMETTI K. Comunicazione personale , per il nostro libro in preparazione.

14) MONTELLA V.: L'uso degli audiovisivi: L'occhio del Terapista, Terapia Familiare Notizie, 3,7, 1984.

15) MONTELLA V.: Video-penna e video-notes, Terapia Familiare Notizie, 6, 23-24, 1987.

16) SPALLONE G.: Un'analisi microsociale secondo la teoria dei sistemi: l'ospedale, l'ammissione, il sintomo, Bollettino di Psicologia Applicata, 155-156, 141-150, 1980.

 

VIDEOGRAFIA

 

1) R. de Bernart, M. Rosselli , "Balintrel: il Gruppo alla Balint Relazionale", Firenze, Ist. Formazione Psicosomatica; 1984. Ascona (CH) Archivio BALINT.

 

2) R. de Bernart, "Trance e Controtrance : la Supervisione Ipnotica"; Firenze ITFF , 1985. Montaggio di brani di terapia e cartoni animati di W. Disney.Mostrato al Convegno di Montecucco dell'ITF di Roma, al PRIMO INCONTRO-RASSEGNA SULL'USO DEGLI AUDIOVISIVI IN PSICHIATRIA, Bagni di Lucca 1991, al Convegno -Psichiatria, Cinema e Videocomunicazione, Roma, Marzo 1992 , ed in numerose altre occasioni.

 

3) R. de Bernart, D. Giommi , "L'immagine della famiglia normale", Firenze , ITFF, 1987. Montaggio di foto, video, e film. Utilizzato in più di 100 Corsi CIOR e di altro livello.

 

4) R. de Bernart, C. Dobrowolski; " Individuo e Famiglia nella Coppia", Firenze , ITFF, 1987. Montaggio di film e brani video di terapie.

Mostrato al Congresso "La coppia in Crisi" Roma, SITF e ITF, 1987.

 

5) R. de Bernart, C. Dobrowolki, L. Gagnarli , "L'importanza di essere fratelli", Firenze ITFF , 1988 . Montaggio di Film e Brani video di terapie. Presentato al Convegno "Il Bambino e i suoi sistemi". Roma 1988,ed in molte altre occasioni.

 

6) R. de Bernart , "Fratelli" , Firenze, ITFF, 1988, Montaggio di film e brani video. Mostrato al seminario "L'Importanza di essere fratelli" ,Firenze, ITFF, 1988, ed in molte altre occasioni.

 

7) R. de Bernart " L'immagine del terapista in formazione", Firenze , ITFF ,1991 . Montaggio di Video di terapia e brani di Film. Mostrato al 2° Convegno della SIRTS "La Relazione Terapeutica fra Emozioni e Riflessività " , Milano 1991.

 

8) R. de Bernart , C. Dobrowolski, K.Giacometti L. Gagnarli, F.Vanon " La famiglia del Terapista Familiare" (1 e 2) , Firenze, ITFF , 1991. Seminario Video della SITF.

 

9) R. de Bernart, " L'immagine dell'adolescente", Firenze, ITFF,1992,

Montaggio di film e brani video di sedute con la famiglia. Mostrato al Congresso Nazionale della SIPPR , Rimini, 1992.

 

10) R. de Bernart , S. Solari, "Un caso di psicosi infantile", Firenze , ITFF , 1992. Montaggio di sequenze video di terapia. Mostrato al Seminario per l'ANFAS 1992.

 

11) R.de Bernart, "Inseparabili ? : Gemelli nel cinema,nella famiglia normale e in terapia" ,Firenze ITFF, 1993. Mostrato al Seminario "Fratelli" a Firenze, Novembre 1993.

 

12) R.de Bernart, "La Relazione", Firenze ITFF Mostrato al Seminario "La relazione Terapeutica" Siena 1994

 

13) R.de Bernart, ""Immagine e Famiglia", Firenze ITFF Mostrato al Congresso SIPPR , Sanremo Ottobre 1994.

 

14) R.de Bernart, D. Giommi "Il Letto a Sei Piazze" Firenze ITFF Mostrato a Treviso IVTF 1994, e a Napoli ITFN 1997.

 

15) R.de Bernart, "Immagine Famiglia e Formazione" , Firenze ITFF Mostrato al Convegno dell Accademia di Psicoterapia della Famiglia 1995 Roma.

 

16) R.de Bernart, "Il Bambino" ITFF Firenze 1995, Mostrato a Cecina.

 

17) R.de Bernart, "Famiglia e Alcoolismo" ; Firenze ITFF Mostrato a Ravenna USL , 1996.

 

18) R.de Bernart, "L'immagine di Carl Whitaker", Firenze ITFF Mostrato a Roma 1996.

 

19) R.de Bernart, "Fratelli: le radici orizzontali" , Firenze ITFF mostrato a Genova (Logos)1996 , a Milano( NCSF e CMTF) 1996 e 1997.

 

20) R.de Bernart, "Il Padre", Firenze ITFF mostrato a Orvieto, Congresso SIPPR 1996 e a Genova 1998 (Logos).

 

21) R.de Bernart, "Il Padre nella Clinica" , Firenze ITFF mostrato a Bruxelles 1997 e a Genova (Logos) 1998.

 

22) R.de Bernart, "Training through images", Firenze ITFF Mostrato a Barcellona , congresso EFTA 1997.

 

23) R.de Bernart, "Immagine-Famiglia" ITFF Firenze, 1997 ,Mostrato a Ravello (Nexus) 1997 ea Firenze ITFF 1998.

 



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