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Introduzione al volume:
VIDEOTERAPIA : un ausilio al Counseling e
alle arti terapie. di Edoardo GIUSTI
Sono molto lieto di poter introdurre il volume di Edoardo Giusti
sull'uso dei video , che si lega idealmente al Suo ottimo lavoro
precedente sulla Fototerapia ed al libro che il mio gruppo sta preparando
sull'uso delle immagini , foto, video, collages, disegni, sculture
etc. in psicoterapia.
Questi contributi portano finalmente in luce aspetti da sempre
molto importanti in questo campo , in genere legato alla parola
ed al suo uso. Invece l'utilizzo delle immagini e del linguaggio
non verbale in psicoterapia si va affermando sempre di più
per due validi motivi. Il primo é che sempre di più
le nuove generazioni crescono con il linguaggio audiovisivo come
guida e sono, perciò, molto più sensibili e rispondenti
a questo piuutosto che al linguaggio verbale. Il secondo é
che il canale verbale appare sempre più saturo e controllabile
, mentre quello non verbale é meno utilizzato e dunque in
qualche modo più "vergine" e meno sottoposto al controllo
razionale dei pazienti.
Per un terapista familiare poi vedere è importante quanto
sentire, se non di più. Solo il confronto fra ciò
che vede e ciò che ascolta gli permette, infatti, una lettura
più complessa della comunicazione familiare. Fin dalla formazione
gli allievi vengono allenati a leggere il linguaggio non verbale
insieme a quello verbale e vengono stimolati ad osservare le differenze
e le incongruenze. Sulla base di queste è poi possibile costruire
ipotesi relazionali di lavoro da verificare in seduta.
Sarà perciò chiaro il motivo per cui fin dall'inizio
della Terapia Familiare gli audiovisivi hanno avuto un posto significativo
nello strumento del terapista con conseguenze importanti anche sullo
sviluppo della stessa tecnica terapeutica.
Ho già descritto in due articoli precedenti ,ormai datati,
(de Bernart, 1982) come acquistare i componenti necessari ad un
impianto audiovisivo efficente e come corredarlo di ulteriori attrezzature
più sofisticate (de Bernart,1986).
Ricorderò qui soltanto che la struttura di base è
costituita da un impianto composto da una telecamera, un video-registratore,
un televisore o monitor, collegati fra loro ed accoppiati ad un
impianto audio composto a sua volta da uno o più microfoni,
un mixer, un amplificatore, due altoparlanti e naturalmente un registratore
audio.
La telecamera può essere comandata a mano da un operatore
ed essere collocata dentro o fuori dalla stanza di terapia.
Generalmente quelle interne alla stanza sono comandate attraverso
una piccola "regia" posta dietro lo specchio.
Recentemente abbiamo introdotto all'Istituto di Terapia di Firenze
una seconda telecamera che inquadra il terapista. Ci sembrava importante
essere coerenti con i postulati della seconda cibernetica che pone
il terapista (osservatore) all'interno del campo di osservazione.
In seguito abbiamo aggiunto una terza telecamera che può
inquadrare fotografie familiari e collages o altre immagini . In
questo modo tutte le immagini prodotte dalla famiglia sono registrabili
su nastro attraverso un mixer che le combina e le sovrappone. Anche
il trigenerazionale e la famiglia interna (almeno ciò che
può essere espresso di essa con le immagini) viene così
a far parte del materiale dai noi studiato e conservato.
Ancora più recentemente una quarta telecamera é stata
introdotta per registrare le discussioni dietro lo specchio fra
supervisore e terapista, che sono ormai la parte più interessante
della formazione.
Se un terapista, però, deve essere capace di trovare un'altra
immagine da proporre alla famiglia al posto di quella "ufficiale"
con la quale essa si presenta in seduta, egli deve abituarsi a cercare
quello che non viene mostrato.
Deve anche conoscere molto bene almeno alcune immagini della propria
famiglia per essere sicuro di non cercare-trovare sempre quelle
nella famiglia in trattamento (de Bernart, 1978).
Questo mi ha portato ad utilizzare due tecniche audiovisive nel
primo livello (non clinico) di formazione allo scopo di fornire
all'allievo molte immagini della famiglia "normale" perchè
fosse poi capace di accettare con la dovuta flessibilità
tutto ciò che poteva incontrare in futuro.
Troppo spesso infatti il concetto di famiglia normale è
confinato nell'allievo nell'immagine della propria famiglia o nel
contrario di essa.
Inoltre è importante che il terapeuta impari a porsi il
problema della storia-modello attraverso cui è mediato l'incontro
con la famiglia in terapia.
Il primo strumento è l'uso di fotografie, diapositive,
film ad 8mm., e videoregistrazioni di eventi familiari della famiglia
dell'allievo. Lo scopo non è però terapeutico ma conoscitivo:
poco spazio viene dato ai giudizi e molto, al contrario, alle descrizioni.
La molteplicità e la variabilità della norma si
ottiene appunto attraverso il confronto fra le diverse famiglie.
Il metodo ha qualche parentela con la "Photo-video-scopie genealogique"
proposta da Bleandonu (1986) e con la "Family Picture" di Ruben
(1976), ma si differenzia da esse soprattutto per l'uso non clinico.
L'aspetto significativo del metodo consiste per me nel "viaggio"
dentro e fuori dalla propria famiglia, analogo a quello proposto
da Bowen ai suoi allievi.
Lo studente deve infatti "tornare" in famiglia per procurarsi
le fotografie (con tutto quello che ciò comporta"; deve poi
sceglierle ed ordinarle secondo un suo criterio (prima lettura),
ed infine presentarle al gruppo (seconda lettura) che ne darà
una nuova interpretazione secondo molteplici criteri di normalità
(terza lettura).
Un lavoro di conoscenza efficace in questa fase può essere
completato attraverso un'intervista conoscitiva "geografico=storica"
con la famiglia dell'allievo che chiarisca le modalità di
trasmissione trigenerazionale delle culture familiari ed i legami
e le posizioni funzionali dell'allievo in famiglia.
L'uso dei films in commercio (Gladfelter, 1972) o di opere teatrali
videoregistrate, è il secondo strumento utilizzato allo scopo
di allargare ancora il concetto di normalità e di abituare
l'allievo ad entrare nelle altre realtà attraverso immagini
(de Bernart, 1987). I films , inoltre non sono mai mostrati per
intero, ma solamente per brani piuttosto brevi. Gli allievi devono
poi allenarsi a costruire da queste piccole sequenze le storie dei
personaggi. Così facendo si abituano fin dall'inizio a immaginarsi
trame familiari dalle poche notizie che le famiglie portano in seduta.
Ma guardare non significa ancora "saper guardare", occorre, come
sottolinea Angelo (1987), acquisire un metodo di osservazione, scegliere
ciò che si vuole osservare, perchè non tutto ciò
che può essere percepito è ugualmente significativo.
Bisogna infine includere se stessi nel campo di osservazione,
cioè sviluppare la capacità di utilizzare su di sé
come soggetto interagente lo stesso schema di analisi impiegato
per cogliere aspetti significativi nelle relazioni degli altri.
Ognuno di noi, sottolinea ancora Angelo, usa un metodo percettivo
ed una struttura organizzativa personale.
L'uso del videoregistratore è il mezzo ideale per "manipolare
il tempo" e per cambiare il modo in cui vengono collegati gli elementi.
Questo avviene nella seconda fase di formazione in cui simulazioni
videoregistrate, assieme a nastri di terapia del trainer vengono
utilizzati come stimolo ed esercizio alla lettura complessiva verbale
e non verbale da parte degli allievi.
La terza fase clinica utilizza gli strumenti che abbiamo già
descritto per la supervisione. In questa parte maggiore attenzione
viene data a stimolare la capacità dell'allievo a passare
continuamente da aspetti generali ad altri particolari o individuali
della famiglia in trattamento.
Mentre imparare a riconoscere singoli elementi comportamentali
facilita un discorso parallelo sui contenuti e sulle emozioni, permettendo
di esplorare vissuti individuali, apprendere come questi elementi
si collegano fra loro in sequenze comportamentali e si strutturano
in una relazione, permette di individuare le trame di connessione
della comunicazione (Angelo, 1987).
Ci sembrava però impossibile far riferimento all' "immagine
esterna" della famiglia senza considerare la "famiglia interna".
Da un dialogo con Katia Giacometti é così nata l'idea
di collegare i due temi e precisamente di cercare di descrivere
il processo attraverso il quale si può accedere alla conoscenza
ed alla elaborazione della famiglia interna attraverso lo studio
di quella esterna.
"Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione. L'immagine tende a proporre un primo livello di rappresentabilità
, stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza
che favorisce l'ascolto reciproco , la pensabilità ed il
dialogo. L'immagine infatti é già un modo di dare
rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia si manifesta
a livello di vissuti ed agiti , ed insieme un modo di articolare
parti di sé e dell'altro che mette in primo piano il ruolo
dell'elaborazione soggettiva nella costruzione dell'area condivisa.
Attraverso l'immagine si può aver e dare accesso a mondi
interni non facilmente accessibili e spesso difesi dall'uso del
canale verbale , che in questi casi appare svuotato da qualsiasi
colorazione emotiva. Dunque l'uso dell'immagine riporta in primo
piano il nesso tra i tre registri pre-verbale, verbale e non -verbale.
Anche se l'uso delle immagini in terapia, e con obiettivi diversi
nella formazione, attraverso il collage, il genogramma, le fotografie
di famiglia ecc... sembra rimandare più ai comportamenti
e alle azioni , tuttavia il significato di queste tecniche risiede
proprio nel loro collocarsi in questa interfaccia tra famiglia rappresentata
e famiglia reale. L'obiettivo è quello di riaprire uno spazio
alla elaborazione soggettiva , confrontando e chiarificando modelli
di relazione interiorizzati e schemi di interazione presenti.
Non bisogna pero' pensare che si tratti di un'operazione puramente
cognitiva. Centrale è infatti il ruolo degli affetti da considerarsi
organizzatori dell'esperienza e fonti del senso di continuità
del Sé attraverso i cambiamenti che intervengono nel ciclo
evolutivo individuale e familiare.
Il lavoro con le immagini tende a privilegiare il lavoro di costruzione
e ricostruzione dell'esperienza attraverso la riattualizzazione
e drammatizzazione dell'incontro tra mondi interni nell'area della
relazione. Le interazioni del qui ed ora riproducono il processo
collusivo, l'incastro tra i mondi interni dei partecipanti, le difese
interpersonali e l'uso difensivo dell'altro, ma in uno spazio, quello
della terapia, in cui l'incastro saturo viene allentato a favore
della formazione di un senso nuovo attraverso nuovi nessi. E l'uso
dell'immagine tende a proporre già un primo livello di rappresentabilità,
stabilendo tra i soggetti e la loro storia relazionale una distanza
che favorisce l'ascolto reciproco, la pensabilità e il dialogo.
L'immagine, infatti, è già un modo di dare una veste
di rappresentabilità a qualcosa che nella famiglia e nella
coppia si manifesta ancora a livello di vissuti e di agiti ed, insieme,
è un modo di articolare parti di sé e dell'altro che
mette in primo piano il ruolo dell'elaborazione soggettiva nella
costruzione di un'area condivisa.
In questi casi il problema è di restituire alle parole la
loro colorazione affettiva e di costruire uno spazio di rappresentabilità
dell'esperienza, in cui possano essere contenute e comprese le immagini
temute di sé e dell'altro, con la fiducia che nel tempo possano
prendere forma nella relazione personaggi diversi. Per questo non
basta che il terapeuta agisca sui rinforzi né è utile
che sostituisca la sua attività immaginativa a quella del
paziente o che anticipi o colga precocemente in base alle sue conoscenze
teoriche cio' che ancora non è emerso nel qui ed ora della
seduta. Deve piuttosto lavorare alla costruzione di uno spazio relazionale
in cui trovino modo e tempo di prendere forma stati d'animo , elementi
conflittuali dell'esperienza e aspetti di sé avvertiti come
dissonanti, e qualche volta inconciliabili, favorendo la riattivazione
di un'attività fantasmatica. in altre parole dato che la
funzione terapeutica è diversa da un processo conoscitivo
o dall'attacco aggressivo contro il male che imprigiona la famiglia
nella sofferenza, il primo compito del terapeuta è di accettare
e accogliere la storia del paziente e della famiglia, non per riconoscere
che qualcosa non va, ma per far spazio nella propria mente a una
rappresentazione dotata di senso, evolutiva, della situazione familiare."(Giacometti)
Gli audiovisivi nelle loro varie forme sono sicuramente divenuti
strumenti insostituibili in terapia familiare e nella formazione
del terapista. Assieme ad aspetti sicuramente positivi compaiono
talvolta distorsioni.
La più importante mi sembra l'aver accentuato certi aspetti
spettacolari ed eclatanti già presenti nelle terapie sistemico-strategiche.
Troppo spesso nei convegni e nella formazione sono mostrati brani
spettacolari o prime sedute significative, mentre raramente viene
dato spazio alla noia ed alla difficoltà di un intero processo
terapeutico.
Questo può generare negli allievi, ed in particolare nei
neofiti, la convinzione che si tratti di interventi facili e brevi,
e, soprattutto può stimolare pericolose tendenze imitative.
Fondamentale é , allora l'apprendimento di questo linguaggio
e di queste tecniche. In questa direzione il contributo di Giusti
mi sembra ci faccia muovere un passo molto significativo .
Rodolfo de Bernart
Medico, Specialista in Psichiatria,Psicoterapeuta Familare e Relazionale
Direttore: Istituto di Terapia Familiare di Firenze
Via Masaccio 175, Firenze 50132
Tel. e Fax 055577280 ; e-mails: itff@itff.org e debernart@dada.it
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2) R. de Bernart, "Trance e Controtrance : la Supervisione Ipnotica";
Firenze ITFF , 1985. Montaggio di brani di terapia e cartoni animati
di W. Disney.Mostrato al Convegno di Montecucco dell'ITF di Roma,
al PRIMO INCONTRO-RASSEGNA SULL'USO DEGLI AUDIOVISIVI IN PSICHIATRIA,
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3) R. de Bernart, D. Giommi , "L'immagine della famiglia normale",
Firenze , ITFF, 1987. Montaggio di foto, video, e film. Utilizzato
in più di 100 Corsi CIOR e di altro livello.
4) R. de Bernart, C. Dobrowolski; " Individuo e Famiglia nella
Coppia", Firenze , ITFF, 1987. Montaggio di film e brani video di
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Mostrato al Congresso "La coppia in Crisi" Roma, SITF e ITF, 1987.
5) R. de Bernart, C. Dobrowolki, L. Gagnarli , "L'importanza di
essere fratelli", Firenze ITFF , 1988 . Montaggio di Film e Brani
video di terapie. Presentato al Convegno "Il Bambino e i suoi sistemi".
Roma 1988,ed in molte altre occasioni.
6) R. de Bernart , "Fratelli" , Firenze, ITFF, 1988, Montaggio
di film e brani video. Mostrato al seminario "L'Importanza di essere
fratelli" ,Firenze, ITFF, 1988, ed in molte altre occasioni.
7) R. de Bernart " L'immagine del terapista in formazione", Firenze
, ITFF ,1991 . Montaggio di Video di terapia e brani di Film. Mostrato
al 2° Convegno della SIRTS "La Relazione Terapeutica fra Emozioni
e Riflessività " , Milano 1991.
8) R. de Bernart , C. Dobrowolski, K.Giacometti L. Gagnarli, F.Vanon
" La famiglia del Terapista Familiare" (1 e 2) , Firenze, ITFF ,
1991. Seminario Video della SITF.
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Montaggio di film e brani video di sedute con la famiglia. Mostrato
al Congresso Nazionale della SIPPR , Rimini, 1992.
10) R. de Bernart , S. Solari, "Un caso di psicosi infantile",
Firenze , ITFF , 1992. Montaggio di sequenze video di terapia. Mostrato
al Seminario per l'ANFAS 1992.
11) R.de Bernart, "Inseparabili ? : Gemelli nel cinema,nella famiglia
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12) R.de Bernart, "La Relazione", Firenze ITFF Mostrato al Seminario
"La relazione Terapeutica" Siena 1994
13) R.de Bernart, ""Immagine e Famiglia", Firenze ITFF Mostrato
al Congresso SIPPR , Sanremo Ottobre 1994.
14) R.de Bernart, D. Giommi "Il Letto a Sei Piazze" Firenze ITFF
Mostrato a Treviso IVTF 1994, e a Napoli ITFN 1997.
15) R.de Bernart, "Immagine Famiglia e Formazione" , Firenze ITFF
Mostrato al Convegno dell Accademia di Psicoterapia della Famiglia
1995 Roma.
16) R.de Bernart, "Il Bambino" ITFF Firenze 1995, Mostrato a Cecina.
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a Ravenna USL , 1996.
18) R.de Bernart, "L'immagine di Carl Whitaker", Firenze ITFF Mostrato
a Roma 1996.
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Congresso SIPPR 1996 e a Genova 1998 (Logos).
21) R.de Bernart, "Il Padre nella Clinica" , Firenze ITFF mostrato
a Bruxelles 1997 e a Genova (Logos) 1998.
22) R.de Bernart, "Training through images", Firenze ITFF Mostrato
a Barcellona , congresso EFTA 1997.
23) R.de Bernart, "Immagine-Famiglia" ITFF Firenze, 1997 ,Mostrato
a Ravello (Nexus) 1997 ea Firenze ITFF 1998.
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